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Casa-zoo degli orrori: «I gatti non c’erano»

Gli operai che stanno ripulendo l’appartamento non hanno trovato i mici fotografati sul balcone in viale Europa
I gatti sul terrazzo
I mici fotografati sul balcone dell’appartamento

GROSSETO. Migliaia di commenti su Facebook, quasi tutti uguali, con una sola richiesta rivolta alle istituzioni grossetane da parte della schiera di follower dell’influencer per i diritti degli animali che sabato 30 ottobre è salito sul tetto della palazzina di viale Europa dove il 10 settembre è stato scopeto, grazie al blitz dei carabinieri forestali, la casa-zoo degli orrori: «Dove sono i gatti?».

Nessun micio trovato

Domanda alla quale dare una risposta certa sembra oggi impossibile. Non per scarsa volontà da parte delle forze dell’ordine o delle istituzioni, men che meno per scarso interesse da parte delle associazioni animaliste grossetane, le prime, in questa drammatica vicenda, ad essersi mosse per tentare di far mettere in salvo gli animali che si trovavano nell’appartamento delle due donne. Ma perché di quei gatti fotografati domenica 24 ottobre sul balcone della palazzina, quando l’attivista Enrico Rizzi è arrivato a Grosseto, non c’è traccia. Non erano nell’appartamento lo stesso giorno in cui era stato lanciato l’allarme, e non c’erano nemmeno sabato, quando la ditta  Bgs-Bonifiche Grandi Siti è entrata nell’appartamento per pulire.

Con gli operai c’erano l’assessora all’Ambiente Simona Petrucci e l’assessore alla Polizia municipale Riccardo Megale: sono entrati anche loro nell’appartamento degli orrori. «C’era letame alto 20 centimetri – dice l’assessora Petrucci – ma non c’era alcun animale. Non ne sono stati trovati, né quando siamo entrati noi e nemmeno dagli operai che sono rimasti per tutto il giorno a lavorare».  La bonifica dell’appartamento costa al Comune 11.590 euro, soldi che poi verranno addebitati alle due donne alle quali è intestato l’appartamento e che sono state indagate per maltrattamento di animali. Bonifica che è cominciata la mattina in cui Rizzi è arrivato a Grosseto per salire sul tetto del palazzo e protestare contro l’amministrazione.

Il terrazzo dell'appartamento
Il terrazzo dell’appartamento

Le ipotesi che restano in piedi, dopo che la ditta è entrata per cominciare a pulire l’appartamento e liberare così i vicini dall’odore nauseabondo che si sente nella palazzina, sono due: i mici fotografati potrebbero non appartenere alle due donne ed essere saliti su quel balcone per caso, oppure potrebbero essere state loro, visto che l’ordinanza con la quale il Comune intimava la pulizia dell’appartamento era scaduta, a portare gli animali da un’altra parte.

I mici che erano stati posti sotto sequestro il 10 settembre, quando sono state liberate anche un varano, due tartarughe pregiatissime e un cane che si trova ora al canile, sono stati affidati all’Enpa. Gli animali che sono stati affidati ai volontari, stanno bene.

L’impegno delle associazioni animaliste

La Lega per la difesa del cane di Grosseto è stata la prima associazione a presentare denuncia nei confronti delle due donne per maltrattamenti di animali. «Se i gatti fotografati sono quelli delle due donne e loro li hanno portati via – dice Veronica Ciani, vice presidente della Lega del cane di Grosseto – nessuno ha nemmeno il diritto di chiedere dove siano ora. Quei mici che non erano stato trovati la prima volta nell’appartamento non sono sottoposti a sequestro e se li hanno le proprietarie, nessuno può pretendere di sapere dove siano».  Inutile quindi continuare a chiederlo al sindaco, agli assessori e alle forze dell’ordine. «Certo qualche errore è stato fatto in tutta questa vicenda – aggiungono dall’associazione per la difesa degli animali – Ma è anche vero che le persone si muovono spesso solo sull’onda dell’emotività: non basta alzare il telefono e segnalare le situazioni che non vanno. Bisogna metterci nome e cognome e presentare le denunce, come ha fatto la Lega per la difesa del cane».

Polizia municipale e carabinieri davanti al palazzo in via Polonia
Polizia municipale e carabinieri davanti al palazzo in via Polonia

Stessa linea quella tenuta dall’Enpa, che proprio il 9 settembre ha chiesto l’intervento della polizia municipale. Intervento che è stato il prologo al blitz del giorno dopo, quando i carabinieri forestali e l’Asl sono entrati nell’appartamento. «Abbiamo fatto il nostro dovere in silenzio – dice Marlena Giacolini, presidente provinciale dell’Enpa – come facciamo da sempre. Abbiamo accolto i gatti che sono stati trovati nel gattile. Ora stanno bene». Sono al gattile, una struttura nata negli anni Settanta con tutt’altro scopo. «Doveva essere una struttura solo per la degenza dei gatti che avevano bisogno di cure – dice Giacolini – è diventato un gattile a tutti gli effetti.  Tra pochi giorni ci arriveranno trenta cuccioli sequestrati dei quali ci dovremo prendere cura». Le attività delle associazioni animaliste di Grosseto sono tante e il loro impegno è quotidiano.

La sindrome di Noé

Gli americani lo chiamano “animal hoarding” mentre in italiano spesso si usa la definizione di “sindrome di Noè”. Si tratta di un fenomeno che purtroppo si manifesta sempre più spesso e che assomiglia a quello degli accumulatori seriali, con il dettaglio non trascurabile che l’accumulatore in questione non raccoglie oggetti, ma animali. I casi denunciati sono solo la punta dell’iceberg di quello che sembra agli esperti un problema ben più diffuso ma relativamente facile da nascondere, dato che coinvolge, il più delle volte, persone che vivono in una situazione di grave isolamento sociale.

La motivazione iniziale è sempre quella di sopperire a un proprio bisogno intimo di vivere con questi animali, mentre la seconda ma non meno importante è quella di raccoglierli per curarli, con l’idea di essere gli unici in grado di soccorrerli.

«Non è la prima volta in provincia che ci troviamo di fronte a questo fenomeno – aggiunge Ciani – Ci è successo in altre due circostanze, con persone che avevano adottato cinque e nove cani». Animali che poi vanno curati e nutriti e che – come nel caso di viale Europa – se non accuditi rischiano di morire.

È una vera e propria malattia quella che affligge gli accumulatori seriali. «Noi come associazione – dice ancora la vicepresidente della Lega per la difesa del cane – chiederemo all’amministrazione di emettere un’ordinanza con la quale si vieti alle due donne di adottare altri animali».  Ordinanza che è stata emessa dal Comune di Roma per cercare di fermare la killer seriale dei gatti. «Ma quell’ordinanza è stata emessa dopo che la donna è stata condannata – aggiunge Ciani – Bisogna capire se la legge permetta o meno un intervento a prescindere dal percorso che farà la magistratura».

 

 

 

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