Da bambina, quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo sempre: «La giornalista». Con la convinzione assoluta di chi si immaginava già inviata speciale in qualche angolo remoto del mondo, taccuino in mano e valigia pronta.
Dopo il liceo, però, ho deciso di sfidare il destino e mi sono iscritta a Chimica farmaceutica. Pensavo di avere un futuro tra formule, provette e becco Bunsen. Il becco Bunsen, evidentemente, non la pensava allo stesso modo: la nostra storia è finita dopo 12 esami.
Così ho cambiato rotta, sono passata a Filosofia e poi approdata alla carta stampata, dove ho iniziato a imparare quello che considero ancora oggi il mestiere più bello del mondo.
Mi piacciono le storie complicate, soprattutto quelle di cronaca: smontarle, capirle, ricomporle e provare a raccontare la verità anche quando sembra essersi nascosta molto bene.
Ho passioni abbastanza discutibili, tipo visitare cimiteri in ogni città in cui vado. Ma raccontano più di tanti musei: parlano delle comunità, dell’architettura, delle manie di grandezza e di come cambia il mondo nel tempo.
Scrivo sempre con una colonna sonora nelle cuffie, viaggio appena posso e, nel tempo libero, scendo a meno 40 metri sotto il livello del mare. È l’unico posto dove il mondo smette di essere quello che conosciamo e diventa quello che esploriamo.
Anche se, va detto, non riesco comunque a stare zitta: parlo persino con i pesci. E qualche volta ho il sospetto che rispondano davvero
Scrivetemi: f.gori@maremmaoggi.net