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Reparto Covid completo, mancano personale e posti letto

Oggi i ricoverati in area Covid hanno toccato la quota massima di 56. Oltre all’ospedale, occorre rafforzare anche le cure intermedie per favorire le dimissioni
Medici e infermieri n malattie infettive Covid
Personale al lavoro nell’area Covid dell’ospedale di Grosseto

GROSSETO. È al completo l’area medica Covid dell’ospedale di Grosseto, che comprende malattie infettive e  pneumologia. Questa mattina, 15 gennaio, i ricoverati sono 56, per altrettanti letti disponibili. Alcuni di loro saranno dimessi in giornata, fermo restando che chi necessita ancora di assistenza in una struttura sanitaria e non può essere curato a domicilio, deve essere inviato all’ospedale di comunità Covid di Castel del Piano. Qui ci sono 20 posti letto e resta da vedere se c’è disponibilità per accogliere altri pazienti.

Cronaca quotidiana – e ormai ordinaria – della situazione nella “bolla Covid” del Misericordia, dove anche la rianimazione ieri era arrivata a 9 ricoverati e ha attivato i letti del secondo modulo, da 8 posti ciascuno.

Con questi numeri, il rischio è che debbano essere utilizzati anche gli 8 posti dell’Obi-Covid, l’osservazione breve intensiva del pronto soccorso riservata ai positivi nella fase acuta dell’infezione in attesa di ricovero. L’area medica Covid, infatti, è divisa in 4 moduli, con ricoveri di gravità diverse. Il cosiddetto “Covid 4” da 10 posti letto è utilizzato anche per gli appoggi, ovvero i pazienti che fanno accesso all’ospedale per problemi non legati al coronavirus e che si scoprono positivi al tampone di controllo.

Per far fronte ad ulteriori necessità in tutta la bolla Covid, quindi, occorre essere pronti con nuovi posti letto, attivare i quali, come più volte spiegato, non significa individuare un luogo fisico, ma dotare i reparti del personale sanitario, soprattutto infermieristico, necessario per l’assistenza, come da protocollo.

Il rebus degli infermieri

La Asl, intanto, ha deliberato l’assunzione di 150 infermieri a tempo indeterminato, confermando anche il rinnovo del contratto agli interinali, 65 dei quali entrati in servizio a ottobre. Secondo una ripartizione, per ora non ufficiale, del personale infermieristico neoassunto, 58 infermieri andrebbero vanno all’area aretina, 39 all’area senese, 53 all’area grossetana, di cui 20 per le attività ospedaliere. Numero, se così fosse, ritenuto insufficiente per rispondere ai bisogni dell’assistenza in ospedale.

Su questo punto, ieri, è di nuovo intervenuta la Funzione pubblica della Cgil provinciale e di area vasta sudest, per voce di Salvatore Gallotta (segretario Fp provinciale), Alda Cardelli, responsabile sanità Fp di Grosseto, e Antonio Melley, coordinatore Fp Cgil Toscana sudest. «A fronte di una carenza di oltre 330 infermieri in tutta la Asl – scrivono – ne stanno per essere assunti solo 150, ma nel frattempo ne sono venuti a mancare altri 50 per vari motivi, come Covid, infortuni, malattie, ecc, mentre altri stanno andando in pensione».

Rafforzare la rete del territorio per favorire le dimissioni

Intanto, con la variante Omicron all’81 per cento in Italia, la situazione dei contagi non accenna a migliorare: ieri sul territorio nazionale si sono contati 186.253 nuovi casi (dei quali 13.151 in Toscana) e 360 morti (20 in Toscana). Nel monitoraggio settimanale l’indice Rt sale a 1,56, con tassi di occupazione delle terapie intensive al 17,5 per cento e la pressione sugli ospedali in aumento. E la Maremma è purtroppo allineata all’andamento nazionale.

Dunque, occorre anche rafforzare la rete per favorire le dimissioni dei pazienti verso strutture protette, se non è possibile mandarli a casa perché sono pazienti fragili e non possono essere gestiti a domicilio. Oppure perché devono continuare l’isolamento dalla famiglia in sicurezza. Per i primi ci sono le cure intermedie, per i secondi gli alberghi sanitari. Solo che in tutta la Asl sudest le strutture ricettive che ospitano pazienti Covid convenzionate con l’Azienda, sono 3, due a Siena e una ad Anghiari in provincia di Arezzo, nessuna a Grosseto.

Per le cure intermedie la Asl ha annunciato l‘apertura di circa 10 posti letto Covid all’ospedale di Pitigliano, estendibili se c’è la necessità, in aggiunta a quelli dell’ospedale amiatino. Ma il piano è per ora sulla carta e ha già incassato il no dei sindaci della città del tufo, Giovanni Gentili, che è anche presidente della conferenza zonale delle Colline dell’Albegna, e di Sorano, Pierandrea Vanni.

Per loro «il ventilato utilizzo dell’ospedale di Pitigliano come possibile sede di un’unità di cura a media e bassa intensità per i dimessi dal reparto Covid di Grosseto» non è percorribile, ma vanno «trovate soluzioni alternative per non interrompere l’attività del reparto di medicina e le altre collegate. Pitigliano – precisano – è stata sede di ospedale Covid e già avevamo chiesto alla Asl impegni precisi perché, terminata quell’esperienza, il reparto venisse potenziato, così come le attività ambulatoriali specialistiche».

E anche in questo caso, il problema è il personale, secondo Gentili e Vanni. «Se dal lato degli investimenti strutturali si è mosso qualcosa, la carenza importante riguarda il personale (medici, infermieri e oss) su cui è necessario fare assolutamente di più e meglio. Il direttore generale della Asl ha detto che tutto dipenderà dall‘evoluzione della curva dei contagi e, quindi, dalla necessità o meno di “alleggerire” i ricoveri Covid nell’ospedale di Grosseto. Ha quindi rinviato ogni decisione all’un esame dei dati della prossima settimana. Attendiamo vigilanti l’evolversi della situazione».

 

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