CAPALBIO. C’è un luogo, sulle colline tra Capalbio e Orbetello, dove la Maremma cambia ancora volto. Qui il paesaggio si apre in una successione di ulivi, campi e colline che scendono lentamente verso il mare, mentre dall’alto una grande villa romana continua a dominare la cosiddetta Valle d’Oro.
È la Villa romana delle Settefinestre, uno dei siti archeologici più importanti della Toscana del sud e uno dei luoghi che meglio raccontano la presenza romana nella Maremma antica.
Un luogo così particolare da attirare, negli anni Ottanta, anche l’attenzione di Italo Calvino, che volle visitare personalmente gli scavi avviati nel decennio precedente. Da quella esperienza nacque il celebre racconto “Il maiale e l’archeologo”, poi confluito nella raccolta Collezione di sabbia.
Una grande testimonianza quella di Calvino, che racconta ne “Il maiale e l’archeologo” tutto il lavoro fatto da chi stava cercando di riportare alla luce le testimonianze del passato. Calvino si soffermò sul porcile della villa che era abitata da schiavi comandati da Lucio Sestio, un aristocratico romano amico di Cicerone che aveva proprietà nell’area dell’antica città di Cosa, riconosciuto dalle iniziali L.S. seguite da un piccolo cinghiale che furono impresse su molte delle tegole utilizzate per la costruzione dell’imponente villa.
La villa romana che guardava il mare
La Villa Settefinestre fu costruita tra il I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo in una posizione strategica: abbastanza vicina alla costa da controllare i traffici marittimi, ma protetta sulle colline che dominano il territorio tra Capalbio, Ansedonia e Orbetello.
Gli archeologi collegano la villa a Lucio Sestio, aristocratico romano vicino a Cicerone, identificato grazie alle iniziali “L.S.” trovate su numerose tegole insieme al simbolo di un piccolo cinghiale.
La struttura non era una semplice residenza di campagna. Era una vera azienda agricola organizzata, abitata da schiavi, artigiani e lavoratori che producevano:
- olio
- vino
- allevamento animale
- lavorazione agricola
Un sistema economico enorme per l’epoca, perfettamente inserito lungo l’asse commerciale tra Roma e la costa tirrenica.
Il criptoportico e le antiche terme
La parte più suggestiva della visita è probabilmente il criptoportico, il lungo corridoio coperto che corre sotto la villa.
Attraversarlo significa entrare davvero nella dimensione della villa romana: un ambiente ombroso e silenzioso che ancora oggi conserva una forte atmosfera archeologica.
Intorno alla struttura principale sono ancora visibili:
- resti delle terme
- ambienti di servizio
- spazi produttivi
- tracce dell’organizzazione agricola della villa
Ed è proprio questo uno degli aspetti che rende Settefinestre così importante: non racconta soltanto il lusso romano, ma anche il funzionamento concreto di una grande proprietà agricola nell’antichità.
Il luogo che colpì Italo Calvino
Quando Italo Calvino visitò gli scavi negli anni Ottanta rimase colpito soprattutto dal lavoro degli archeologi e dalla capacità di ricostruire la vita quotidiana attraverso gli oggetti e gli ambienti ritrovati.
Nel suo racconto si soffermò in particolare sul porcile della villa, simbolo concreto dell’economia agricola romana e della vita degli schiavi che lavoravano nella proprietà.
Fu proprio il grande lavoro di ricerca svolto in quegli anni — raccontato anche negli studi dell’archeologa Mariagrazia Celuzza — a trasformare Villa Settefinestre in uno dei riferimenti fondamentali per la conoscenza della Maremma romana.
Gli scavi diventarono inoltre una vera palestra per centinaia di studenti di archeologia arrivati da tutta Italia per lavorare sul campo.
Il panorama sulla Valle d’Oro
Uno degli elementi più sorprendenti della villa è il paesaggio che la circonda.
Dalla collina lo sguardo domina tutta la Valle d’Oro, uno dei panorami più belli della Maremma meridionale. Intorno si estendono uliveti, campi coltivati e colline che accompagnano lentamente lo sguardo fino al mare.
È un paesaggio che aiuta a capire perché i romani avessero scelto proprio questo luogo: fertile, strategico e perfettamente collegato ai commerci tirrenici.
E ancora oggi la sensazione è la stessa: quella di trovarsi in un punto privilegiato della Toscana del sud.
Tra Etruschi e Romani, nel cuore della Maremma antica
Villa Settefinestre non nasce in un territorio casuale.
Questa parte della Maremma era già centrale in epoca etrusca, grazie ai traffici legati alla laguna di Orbetello e all’antica città di Cosa, vicino all’attuale Ansedonia.
I romani ereditarono e potenziarono questo sistema, trasformando la costa maremmana in un’area agricola e commerciale di grande importanza.
Ed è proprio per questo che la villa rappresenta qualcosa di più di un semplice sito archeologico: è una chiave per leggere tutta la storia della Maremma antica.
Perché visitare Villa Settefinestre
Villa Settefinestre è uno di quei luoghi che sorprendono perché uniscono:
- archeologia
- paesaggio
- storia romana
- natura
- silenzio
Non ha l’impatto monumentale di Pompei o Ostia Antica. Ma proprio questa dimensione raccolta e immersa nella campagna la rende speciale.
Qui la storia non appare separata dal territorio: continua a vivere dentro il paesaggio della Maremma.
Ed è forse questo il motivo per cui riuscì a colpire anche uno scrittore come Calvino.
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