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«Il tesoro è davvero a Montecristo»

Il piano di Davide Pecorelli sarebbe stato studiato con un gruppo di religiosi a Valona che da cinquant’anni cercherebbero di recuperare le monete antiche
Davide Pecorelli davanti alla Procura
Davide Pecorelli davanti alla Procura di Perugia (foto di Marco Giugliarelli)

ISOLA DEL GIGLIO. «Il tesoro è davvero a Montecristo. Non sono riuscito a prenderlo perché i carabinieri mi hanno beccato prima». Sono le parole dell’imprenditore Davide Pecorelli, intervistato dalla Nazione: l’imprenditore ha ricostruito tutta la sua vicenda, gli 8 mesi di scomparsa, il mistero dell’auto bruciata in Albania, il suo rientro in Italia e l’arrivo all’isola del Giglio da dove poi è partito alla volta di Montecristo.

Ha spiegato di sapere dove fosse il tesoro del conte. E lui, perseguitato dai debiti, si sarebbe rifugiato in Albania per tentare di vendere un macchinario per l’estetica da 100 mila euro e un po’ di prodotti per parrucchieri. Ma anche quel tentativo sarebbe andato fallito. E così, l’imprenditore che si muove sull’asse tra l’Aretino e l’Umbria, ex arbitro di calcio, avrebbe inscenato il suo omicidio, con l’aiuto di un parroco, al quale aveva confessato di volersi togliere la vita. «È stato lui ad aiutarmi a prendere le ossa che erano nell’auto da un ossario comune», ha detto.

Dopo il falso omicidio, l’imprenditore si sarebbe aggregato a una comunità religiosa in Albania, dove sarebbe rimasto a lungo. E proprio a Valona avrebbe saputo dell’esistenza del tesoro dell’isola di Montecristo. «da 50 anni studiavano questo piano – spiega – e hanno ritenuto che io potessi portarlo a termine». Da lì il nuovo viaggio, con un autobus di pellegrini, fino a Roma dove, dopo il prelievo al bancomat che aveva riacceso le speranze sul fatto che il quarantacinquenne fosse ancora vivo, ha deciso di partire per il Giglio.

Ma il suo piano per recuperare il tesoro, non è riuscito. Pecorelli ha raccontato tutta questa storia alla Procura di Perugia, che ha trasmesso il fascicolo a quella di Grosseto. L’uomo infatti, aveva fornito false generalità al proprietario dell’albergo al porto del Giglio dove aveva soggiornato e al noleggiatore del gommone. Aveva detto di chiamarsi Giuseppe e di essere geologo.

I carabinieri della stazione dell’isola del Giglio hanno perquisito la camera presa in affitto dall’imprenditore, dove hanno trovato la mappa di Montecristo con tre insenature segnate con il pennarello. «I carabinieri hanno trovato anche le chiavi del garage che ho affittato a Porto Santo Stefano per custodire il tesoro – ha detto ancora alla Nazione – Hanno tutti i filmati della contabilità e le mappe. Ho cercato l’esperto in numismatica. Ha detto “È incredibile quello che hai trovato”. Il 23 settembre avevamo appuntamento in un hotel di Arezzo. Però mi hanno beccato».

Il piano di Pecorelli, stando al suo racconto, sarebbe stato quello di vendere poi quelle monete antiche – circa 250 chili d’oro – a un compro-oro di Firenze. ma la sua avventura si è conclusa a Cala Maestra, dove è stato visto dai carabinieri del nucleo biodiversità di Follonica mentre lottava contro il mare grosso.

 

 

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