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Scomparso: a Montecristo per cercare il tesoro del Conte

Nella camera dell’albergo all’isola del Giglio i carabinieri hanno trovato una mappa sulla quale erano state segnate tre calette – IL VIDEO

GROSSETO. Sull’isola di Montecristo, oggi, ci si va per ammirarlo il tesoro, non per cercarlo. Ma Davide Pecorelli, l’imprenditore di 45 anni scomparso 8 mesi fa in Albania e rispuntato – da naufrago – al largo delle coste della perla dell’Arcipelago toscano, probabilmente credeva di trovare qualcosa sepolto sull’isola. Nel celebre romanzo di Alexandre Dumas infatti, il conte aveva nascosto il tesoro, prima di tornare in Francia, sotto l’altare del monastero di San Mamiliano. 

Il grande tesoro citato nel romanzo, appartenuto alla famiglia Spada e nascosto sull’isola, riprende un’antica leggenda legata a un ipotetico tesoro che i monaci di San Colombano avrebbero nascosto prima della distruzione del potente Monastero di San Mamiliano (edificato proprio sull’isola di Montecristo) da parte dei saraceni. Nel romanzo il tesoro si trova in una grotta e, in effetti, sull’isola esiste, sotto i resti di un eremo, la grotta di San Mamiliano. Pecorelli, appassionato di numismatica, probabilmente cercava proprio quello.

Il ritrovamento della mappa

I carabinieri della stazione dell’isola del Giglio infatti, quando sono andati a controllare la camera dell’albergo al porto che era stata presa dall’uomo il giorno prima del “naufragio” al largo di Montecristo, hanno trovato una mappa sulla quale erano state segnate tre calette. Una mappa turistica, di quelle che possono essere trovate in qualunque punto di informazioni. E come immagine su whatsapp, in quei giorni, l’imprenditore ed ex arbitro di calcio originario della Valtiberina, avrebbe utilizzato il volto di Gerard Depardieu, proprio nel ruolo del Conte di Montecristo.

L'isola di Montecristo
L’isola di Montecristo

Era quindi partito dall’isola del Giglio a bordo di un gommone noleggiato sotto falso nome per cercare il tesoro? Pecorelli oggi, lunedì 20 settembre, è entrato in Procura a Perugia puntuale, alle 15. È arrivato da solo, senza avvocato, per raccontare al magistrato il perché della sua scomparsa. Al pm, probabilmente, chiarirà anche il motivo per cui abbia scelto di arrivare all’isola del Giglio e dare un falso nome, Giuseppe Mundo, e una falsa professione, geologo, al proprietario dell’albergo dove aveva preso una camera e al noleggiatore di gommoni.

L’incontro in Procura

Vestito con una maglietta, un cappellino da baseball sulla testa, i capelli tinti e lunghi. Un’altra persona, rispetto a quella che era uscita da casa otto mesi fa per andare in Albania a vendere un macchinario per l’estetica e che due giorni prima di arrivare al Giglio si trovava a Roma dove aveva effettuato due prelevamenti di contanti con la sua carta bancomat: proprio gli sms automatici inviati al numero di cellulare in quel momento in possesso della sua compagna, hanno fatto sì che lei sapesse che l’imprenditore era ancora vivo.

Si è presentato così in Procura a Perugia, dove è stato sentito dal procuratore capo Raffaele Cantone e dal procuratore aggiunto Giuseppe Petrazzini. «Sono stato a Medjugorie – ha spiegato l’imprenditore ai magistrati – Non farò più impresa in Italia. Ora però abbiate un po’ di comprensione, soprattutto per i miei figli».

Il quarantacinquenne, che è stato trovato dai carabinieri per la biodiversità in mezzo al mare, non aveva fatto bene i conti. Con il gommone noleggiato infatti, non avrebbe potuto raggiungere l’isola di Montecristo e tornare indietro. Recuperato con la motovedetta dei militari in mezzo al mare, una volta arrivati alla caserma di  Piombino, dove l’uomo è rimasto tutta la notte, è stato denunciato per aver fornito false generalità all’albergatore e al noleggiatore di gommoni. Ai militari invece, Pecorelli ha dato la sua vera patente.

Se anche l’imprenditore fosse riuscito ad arrivare sull’isola, dove l’avvicinamento con le barche è vietato, trattandosi di una Riserva naturale, sarebbe stato impossibile tentare di trovare quel tesoro. Le calette che l’uomo aveva segnato sulla mappa erano molto distanti tra loro e in zone difficili da raggiungere senza la giusta attrezzatura. Pecorelli, quando è stato trovato dai carabinieri indossava ai piedi un paio di sneakers che non gli avrebbero consentito di muoversi agevolmente.

Ha parlato per ore con i magistrati, Pecorelli. Poi, all’uscita dalla procura, un breve incontro con i giornalisti. «Ora però, lasciatemi stare», ha chiesto.

 

 

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