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«Studio per mettermi al servizio della comunità»

Filippo Guerra si è iscritto all’Università: insegnante di kitesurf, aveva entrate extra oltre allo stipendio. «Sono stato un disgraziato, colpa del crack»
L'avvocato Lorenzo Mascagni e il pm Giampaolo Melchionna
L’avvocato Lorenzo Mascagni e il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna

GROSSETO. «Voglio investire su di me, così quando uscirò dal carcere potrò mettermi al servizio della comunità». Lo ha detto Filippo Guerra, il grossetano a processo per l’omicidio di  Dekhir Abdelilah, 22 anni, trovato morto lo scorso agosto a Cernaia, durante l’udienza che si è svolta mercoledì 15 dicembre nell’aula d’assise del tribunale di Grosseto.

Lo ha detto rispondendo alle domande del suo difensore, l’avvocato Lorenzo Mascagni, che ha voluto ricostruire ancora altri momenti di quel 20 agosto, giorno in cui il perito elettrotecnico ha imbracciato un fucile e ha ucciso il giovane spacciatore.

L’iscrizione all’Università

Guerra è rinchiuso nel carcere di Prato, con l’accusa di omicidio volontario premeditato. Era stato lui, alla scorsa, udienza, rispondendo alle domande del sostituto procuratore Giampaolo Melchionna, che ha coordinato le indagini della squadra mobile della polizia, ad ammettere di aver ucciso il ventiduenne che da qualche tempo spacciava a Cernaia.

Quel giorno aveva portato con sé il fucile regolarmente detenuto da suo padre. «Sono stato disgraziato – ha detto in aula – L’abuso di sostanze stupefacenti, di crack, ha alterato la mia percezione del pericolo».

Dal giorno del suo arresto, Guerra è rimasto sempre in carcere dove si è rimesso a studiare per ricostruirsi una vita. A 47 anni, si è iscritto alla facoltà di Scienze politiche all’Università di Siena. «Non è semplice riempire il tempo per un detenuto – ha detto in aula – Voglio investire su di me così, quando e se uscirò, potrò mettermi a disposizione della comunità».

Il lavoro e la passione per il kitesurf

Filippo Guerra, soprattutto durante l’estate, economicamente sembrava non aver problemi.  Oltre allo stipendio che prendeva come dipendente, aveva anche alcune entrate extra che gli avrebbero permesso di stare abbastanza tranquillo, nonostante avesse bisogno di soldi per acquistare droga. «Sono un perito elettrotecnico ed è capitato che offrissi consulenza ai clienti che venivano nel negozio dove lavoravo – ha spiegato –  proponendo loro articoli a prezzi inferiori rispetto a quelli di listino».

Oltre a questo sistema per arrotondare, il quarantasettenne ha raccontato di aver portato avanti a lungo un’altra attività: era un istruttore di kitesurf e in estate svolgeva questa attività a Talamone. «Ho cominciato nel 2012  – ha spiegato – e qualche volta mi è anche capitato di vendere abbigliamento tecnico. Un’attività che mi fruttava in media 1.500 euro mensili durante la stagione, ovvero da maggio a settembre».

Conti, quelli fatti da Guerra, che farebbero venir meno l’ipotesi che il quarantasettenne avrebbe ucciso Dekhir Abdelilah per rapinarlo.

LogoLEGGI ANCHE: Omicidio di Cernaia: comincia il processo

Guerra conosceva il giovane spacciatore. Lo conosceva perché era un suo cliente e perché la donna alla quale era legato, aveva avuto rapporti con il ventiduenne. «Con lui non ho mai avuto problemi di nessun tipo – ha detto – Solo una volta lei mi chiese di rispondere al posto suo a una telefonata di Dekhir per dirgli che non doveva più infastidirla».

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