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Omicidio di Gavorrano: «Sonia non ha ucciso nessuno»

L’avvocato della donna chiede l’assoluzione. Cerboni, difensore di Meozzi: «Non c’è stata la premeditazione, è un omicidio colposo»
I carabinieri davanti al bivacco
I carabinieri davanti al bivacco dov’è avvenuto l’omicidio

GAVORRANO. Tossicodipendenti, entrambi. Entrambi accusati di aver ucciso un ragazzo di 25 anni, Bouazza Jarmouni e di aver ferito gravemente Rahaal Eljamouni, per rapinare i due giovani spacciatori della droga e dei soldi. Per Sonia Santi e Mirko Meozzi, la sostituta procuratrice Anna Pensabene ha chiesto l’ergastolo. Questa mattina, mercoledì 27 ottobre, nell’aula d’assise del tribunale di Grosseto, di fronte ai giudici Adolfo Di Zenzo (presidente) e Laura Previti, è stata la volta delle difese. Loredana Giuggioli, che assiste la Santi, ha chiesto l’assoluzione per i reati di omicidio e tentato omicidio.

Gli avvocati  Roberto Cerboni e Donatella Panzarola, che assistono Meozzi, hanno invece chiesto la derubricazione del reato da omicidio  e tentato omicidio volontario e premeditato a omicidio  e lesioni colpose. «In questo modo – spiegano gli avvocati – il reato sarebbe potuto essere trattato nel corso di un rito abbreviato. Nel caso in cui questa richiesta venisse accolta, chiediamo anche che sia applicata la diminuzione della pena, così come previsto». 

Un figlio e una nuova vita

È l’avvocata Loredana Giuggioli a prendere la parola per prima e a ripercorrere le tappe che hanno portato la sua cliente alla notte dell’11 agosto 2019. «Santi ha una storia di tossicodipendenza cominciata quando aveva 30 anni – dice – È finita in questo tunnel perché cercava di aiutare sua sorella ad uscirne e invece ne è rimasta intrappolata». 

L’assunzione di cocaina era diventata una necessità fisica per la donna. «Usciva da casa unicamente per andare a lavorare – ha aggiunto l’avvocata – o per andare ad acquistare droga. «Ma non è una criminale, né una pericolosa assassina», ha aggiunto l’avvocata. 

Sonia Santi
Sonia Santi, la donna accusata di omicidio e rapina

Sonia Santi, dopo l’omicidio, ha avuto un figlio. Ed è stata questa probabilmente la molla che l’ha convinta a cambiare vita. «Sta seguendo un percorso di disintossicazione – prosegue l’avvocata – sta crescendo il suo bambino nel miglior modo possibile.  Sonia Santi deve essere recuperata e deve avere la possibilità di rientrare nella società: se venisse condannata all’ergastolo, questo non potrebbe succedere». 

Durante l’arringa, l’avvocata ha ricostruito quello che sarebbe successo quella notte al Filare. Sottolineando il fatto che se Rahaal Eljamouni non fosse sopravvissuto, la sua cliente sarebbe stata l’unica indiziata del delitto. «Nel bosco Meozzi e Santi erano andati con l’auto di quest’ultima – ha specificato – e i bossoli trovati per terra erano della sua pistola. Se Rahaal fosse morto, nessuno avrebbe detto che a sparare fosse stato Meozzi. Invece è stato lui a sparare ma è stato ancora lui a decidere di rapinare lo spacciatore: il bottino è stato trovato a casa sua». 

I dubbi sui testimoni e le accuse incrociate

«Mirko Meozzi, in questo processo, ha dovuto di fendersi da tutti: dalla pm, dalla parte civile, dalla coimputata»: attacca così Roberto Cerboni, difensore di Mirko Meozzi. E smonta, pezzo dopo pezzo, la testimonianza di Rahaal Eljamouni. «Che era arrivato al Filare per spacciare al posto del cugino, che aveva ottenuto due giorni liberi per partecipare alla festa di chiusura del ramadan – sottolinea – e non per venire a fare una gita al mare a Follonica. Eljamouni ha mentito su diversi punti e noi ci saremmo aspettati verifiche più rigorose sulla sua testimonianza. Verifiche che dovrebbero essere ancora più puntuali quando la parte offesa è anche parte civile e ha così un interesse maggiore affinché gli imputati siano condannati». 

Eljamouni, rimasto ferito nella sparatoria, conosceva Mirko Meozzi. Quando è salito in auto con l’amica che era andato a recuperarlo nel bosco, alla quale aveva poi fatto cancellare tutti i messaggi inviati e ricevuti, sapeva che Bouazza era già morto. «Lo aveva fotografato e aveva anche fotografato le tasche dei pantaloni della vittima che erano state rovesciate – dice l’avvocato – Per dimostrare cosa? Che non c’era più nulla? E chi le aveva svuotate e rigirate in quel modo?». 

Per la difesa di Meozzi, l’idea di rapinare i due spacciatori che il giorno prima avevano dato a Meozzi un quantitativo minore di cocaina è stata di Sonia Santi. «È stata lei a proporlo ed è stata lei a portare la pistola nel bosco – aggiunge Cerboni – Il giorno dopo è stata lei a dire: “Non mi tradire, sono io la tua compagna”. Il giorno dopo Meozzi era sconvolto.»

Mirko Meozzi, accusato di omicidio
Mirko Meozzi, l’uomo accusato di omicidio

La figura di Mirko Meozzi che emerge è quella di un uomo che non era in grado di far male a nessuno, che non avrebbe potuto uccidere volontariamente e non sarebbe mai stato in grado di farlo. «E, del resto, qualora fosse vero come vuol far pensare il pm, ovvero che i due erano saliti al bosco con l’intenzione di uccidere – dice ancora Cerboni –  le cose sarebbero andate diversamente. Dei due spacciatori l’unico che il Meozzi conosceva era proprio il Rahaal, lo ammettono entrambi. In sostanza Meozzi conosceva colui che era fuggito, che non sapeva se fosse nemmeno stato colpito di striscio. Vi era la disponibilità di una torcia. Appare logico che il Meozzi avrebbe lasciato proprio costui?». 

Bouazza Jarmouni, la vittima
Bouazza Jarmouni, lo spacciatore ucciso

E poi c’è il rapporto con Sonia Santi e le accuse incrociate che dall’arresto dei due si sono rincorse anche nell’aula di tribunale. Entrambi con problemi di tossicodipendenza grave (Meozzi è stato anche sottoposto a perizia in comunità), Sonia Santi ha dato tutta la responsabilità di quello che era successo a Meozzi. «La pistola l’ha fornita lei, la pistola l’ha consegnata lei, l’ha messa in mano all’amico che non sapeva nemmeno usarla – ha però detto il difensore dell’uomo – E quando si vanterà, nell’anticamera della Procura della Repubblica, di essere l’assistente del killer, lei non farà altro che raccontarci quello che in effetti il Meozzi sostiene essere successo». Ovvero che a ideare la rapina e a organizzarla, fosse stata proprio la donna originaria di Suvereto. 

L’udienza è finita poco prima delle 17: la corte ha disposto il rinvio per le repliche. L’ultima udienza del processo è stata programmata per il 24 novembre

 

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