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Omicidio di Cernaia: «L’ho ucciso, ho fatto una cavolata»

Filippo Guerra ha raccontato quello che è successo durante l’incontro con lo spacciatore. Secondo il pm lo ha ucciso per i soldi
La corte di assise del processo

GROSSETO. «L’ho ucciso, ma non volevo farlo. Portare con me il fucile è stata una grande cavolata»: parla in aula davanti ai giudici della Corte d’assise Filippo Guerra, il grossetano a processo per l’omicidio di  Dekhir Abdelilah, 22 anni, trovato morto lo scorso agosto a Cernaia. Risponde alle domande del sostituto procuratore Giampaolo Melchionna confermando quello che aveva già raccontato al giudice per le indagini preliminari durante l’interrogatorio di garanzia.

Filippo Guerra, attualmente detenuto nel carcere di Prato, è arrivato in tribunale dove si celebrava il processo per l’omicidio del giovane spacciatore del quale è accusato. Processo che si è aperto con la ricostruzione della giornata in cui è stato trovato morto il ragazzo: a dare l’allarme al 113 era stata una cliente del pusher che spacciava a Cernaia, strada che si perde nella campagna grossetana.

«La segnalazione era arrivata nel pomeriggio, alla squadra mobile della questura di Grosseto: una donna aveva trovato il cadavere di un ragazzo, uno spacciatore. Il ragazzo era per terra, con il volto semi distrutto da un colpo di fucile»: a raccontarlo è uno dei poliziotti della squadra mobile che il 21 agosto dell’anno scorso era intervenuto sulla strada di Cernaia, dove è stato trovato morto Dekhir Abdelilah, 22 anni. Ucciso da Filippo Guerra, grossetano di 47 anni, seduto in aula accanto al suo difensore, l’avvocato Lorenzo Mascagni.

Di fronte alla corte d’assise, presieduta da Laura Di Girolamo – giudice a latere Marco Bilisari –  il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna ha cominciato con la ricostruzione di quello che era successo alle porte di Grosseto nell’estate dell’anno scorso.

La piazza di spaccio

A Cernaia, il via vai dei clienti era continuo: che quell’omicidio fosse maturato nell’ambito dello spaccio era stato il primo elemento sul quale la squadra mobile aveva appuntato la propria attenzione. La sera stessa, il cadavere era stato identificato grazie al cugino, che aveva fornito alla polizia il passaporto del ragazzo.

Dekhir Abdelilah viveva a Grosseto, in un appartamento in via Tripoli, ma risultava senza fissa dimora. Spacciava a Cernaia, dove si faceva accompagnare da alcuni clienti in cambio di dosi.

Abdelilah Khadir
Abdelilah Khadir

Ci volevano cinque minuti, in media, per raggiungere lo spacciatore a Cernaia: la polizia ha infatti individuato i possibili consumatori che la sera precedente al ritrovamento del cadavere erano stati in quella strada che si perde nella campagna. Le auto infatti erano passate sotto alla telecamera di Targamanent. Cinque minuti, per arrivare, comprare le dosi e tornare indietro, passando di nuovo sotto alla telecamera. Tra queste, c’era anche quella di Guerra: era stato lì la sera precedente al ritrovamento del cadavere. Ma anziché fermarsi cinque minuti, così come era successo per tutti gli altri clienti, il quarantasettenne grossetano era rimasto un quarto d’ora.

Le armi del padre

L’attenzione della squadra mobile si era subito appuntata su Guerra: l’impiegato aveva a disposizione diverse armi, fucili da caccia intestati al padre, che la polizia ha trovato il giorno dopo a Pereta, nel comune di Magliano in Toscana. La conferma che a sparare era stato Guerra è arrivata da un’intercettazione ambientale, durante la quale Filippo aveva detto al padre di aver usato quel fucile e di aver sparato. Con stupore da parte del padre: al fucile infatti, mancavano alcuni pezzi.

Ma i periti balistici hanno anche spiegato che quel fucile poteva sparare: un solo colpo, quello che avrebbe ucciso il giovane spacciatore.

La confessione dell’impiegato

Filippo Guerra ha confessato. Spiegando però di aver sparato accidentalmente dopo aver caricato con due colpi il fucile. Il secondo colpo – aveva spiegato l’uomo ai poliziotti – era partito all’improvviso, colpendo e uccidendo il ventiduenne. Circostanza questa che però fu subito smentita dalla balistica: il fucile era danneggiato e non potevano essere caricati due colpi.

L'avvocato Lorenzo Mascagni e il pm Giampaolo Melchionna
L’avvocato Lorenzo Mascagni e il pm Giampaolo Melchionna

Guerra, per ben due volte era stato a Cernaia, quel pomeriggio: alle 14,02 e alle 15,45. Poi era successa la tragedia: gli spari, e il ventiduenne rimasto per terra, morto. Il cadavere era già stato scoperto da altri clienti la sera stessa, ma fino al giorno dopo, nessuno aveva dato l’allarme.

LogoLEGGI ANCHE: Omicidio di Cernaia, comincia il processo

Secondo le indagini della polizia, Filippo Guerra avrebbe sparato con un fucile calibro 12 a distanza ravvicinata al volto del ragazzo. La conferma arriva dall’autopsia, fatta dal professor Mario Gabbrielli che questa mattina è stato sentito in aula. «È impossibile stabilire la direzione esatta dello sparo quando si usano queste armi – ha spiegato il medico legale, ordinario all’Università di Siena – I pallini in questo caso hanno fatto massa, non si sono dispersi, perché erano contenuti in una specie di bicchierino e hanno fatto massa».  Stessa conclusione quella alla quale è arrivato anche il perito balistico, mentre la consulente che si è occupata di rilevare le tracce biologiche sul fucile ha spiegato che oltre a quelle dell’imputato, sull’asta c’erano anche le impronte della vittima. 

«Ho portato il fucile là perché volevo farglielo vedere – ha ripetuto in aula Guerra – poi è partito il colpo e lui è caduto. Mi sono impaurito e sono scappato». Secondo il pubblico ministero, Guerra sarebbe andato a Cernaia per rapinare lo spacciatore. Più volte gli ha chiesto infatti se avesse difficoltà economiche. «No – ha risposto l’imputato – non avevo difficoltà economiche in quel momento». Il quarantasettenne prendeva uno stipendio e aveva anche una piccola pensione. Ma nelle settimane precedenti, insieme a un’amica con la quale faceva uso di cocaina, aveva utilizzato il bancomat che la donna aveva sottratto al fidanzato. Anche lei è stata indagata, per sottrazione e indebito utilizzo di quelle carte.

La sera dell’omicidio, Guerra ha chiamato una prostituta ma non è riuscito a consumare il rapporto. «Ero sotto l’effetto della droga – ha detto -Non volevo ucciderlo, ero andato lì solo per far vedere al ragazzo il fucile».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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