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Mufloni, Sammuri tende la mano agli animalisti

Il presidente del parco è pronto a dialogare, purché si accetti il principio che il muflone, al Giglio, è dannoso
Un muflone al Giglio e il presidente del Parco, Giampiero Sammuri

ISOLA DEL GIGLIO. Giampiero Sammuri, presidente del Parco dell’Arcipelago e anche di Federparchi, la federazione dei parchi e delle riserve naturali d’Italia, da molti anni si confronta con il mondo animalista. Prima di tutto perché i parchi sono la casa naturale di molti animali protetti, dall’altra perché le misure per la conservazione della biodiversità non sempre sono condivise da quelli più radicali.

Ma con il mondo animalista Sammuri vuole dialogare e, anche nel caso dell’eradicazione dei mufloni al Giglio, scoppiato in questo umido novembre, tende loro una mano. È pronto a dialogare, purché si accetti il principio che il muflone, al Giglio, è dannoso, in quanto specie “aliena” e quindi va rimosso.

Mufloni e Giglio, un programma che va avanti da 20 anni

La polemica sull’eradicazione dei mufloni è esplosa quest’anno, ma il programma va avanti da oltre 20 anni, come mai è scoppiata ora?

«Non ne ho idea… da quando è stato istituito il parco nel 1996 ne sono stati abbattuti 2166 dei quali 97 all’isola del Giglio negli ultimi 12 anni sotto la gestione di 3 presidenti, 3 commissari e 4 direttori diversi. Le poche decine di mufloni presenti all’isola del Giglio non capisco perché suscitino tutte queste reazioni».

Ma lunedì scorso sono iniziati gli abbattimenti del muflone all’isola del Giglio?

«È una domanda che mi hanno fatto anche altri suoi colleghi, non ho capito come sia girata una voce per la quale lunedì scorso sarebbero “iniziati” abbattimenti di mufloni all’isola del Giglio con centinaia di cacciatori. In realtà gli abbattimenti di mufloni all’isola del Giglio sono iniziati praticamente da quando esiste il parco, sicuramente da almeno 12 anni e non si sono mai interrotti. Come dicevo prima all’isola del Giglio ne sono stati abbattuti 97 negli ultimi 12 anni, mi pare evidente che lunedì scorso non poteva iniziare nulla di nuovo».

Il muflone è una specie aliena e, come tale, è pericolosa per la biodiversità del Giglio?

«Esatto, l’IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) la più grande organizzazione di conservazione della natura del mondo la inserisce tra le specie aliene invasive, particolarmente impattante nelle piccole isole avendo determinato l’estinzione di 3 specie vegetali e di altre 2 allo stato selvatico, nel senso che sopravvivono solo nei vivai».

All’Elba, addirittura, è a rischio la sopravvivenza di una farfalla unica.

«Sì la Zerynthia cassandra linnea, endemica dell’Isola d’Elba, cioè che in tutto il mondo esiste solo lì. Questa farfalla è legata ad una sola pianta l’Aristolochia rotunda che vive in una piccola porzione dell’isola: se il muflone se le mangia tutte, oltre alla pianta, si estingue anche la farfalla».

La Zerynthia cassandra linnea

Con gli animalisti il dialogo c’è sempre stato e ci sarà ancora

A suo avviso non c’è possibilità di dialogo con gli animalisti?

«In realtà il dialogo c’è sempre stato e continua ad esserci, in questi giorni mi sono confrontato con diversi di loro, sia via mail che telefonicamente, anche con amici d’infanzia. La difficoltà nel trovarsi d’accordo nasce dalla selezione diversa degli animali da proteggere e dall’intensità delle azioni di conservazione da portare avanti».

Si spieghi meglio

«Per noi che lavoriamo nel campo della conservazione, operando su basi scientifiche, il parametro di partenza è quanto una specie corre il il rischio di estinzione su scala locale o globale.

Il capovaccaio in volo

Per fare un esempio il capovaccaio, che è un avvoltoio che era estremamente diffuso nell’Italia centro meridionale fino ad un secolo fa, oggi sopravvive con sole 7-8 coppie nidificanti distribuite tra Puglia, Basilicata e Sicilia. Ovviamente è una specie particolarmente protetta dalla legislazione italiana e quindi facciamo tutti gli sforzi possibili  per tutelare i pochi individui ancora presenti nel nostro paese. Il muflone è una delle 59 specie cacciabili in Italia, come il cinghiale, la lepre o il fagiano. Al di là del parametro scientifico che, ovviamente, non attribuisce al muflone nessun problema di conservazione (altrimenti non sarebbe una specie cacciabile), non riesco a capire cosa abbia di diverso rispetto ai milioni di animali che vengono abbattuti ogni anno in Italia con l’attività venatoria. Ancora meno capisco cosa abbiano di speciale le poche decine di mufloni presenti all’isola del Giglio rispetto agli oltre 400 che la regione Toscana consente di abbattere ai cacciatori toscani ogni anno o ai 1300 daini abbattuti nell’ultimo anno nel parco di Migliarino San Rossore. Perché questa campagna mediatica per i mufloni dell’isola del Giglio e il silenzio su tutti gli altri? Sembra quasi che il Parco Nazionale Arcipelago Toscano sia l’unico che fa azioni del genere ed invece nel 2020 sono stati abbattuti nei soli parchi nazionali italiani quasi 5000 ungulati (cinghiali, cervi, mufloni). Magari un capovaccaio, che è un avvoltoio, ai più può apparire di aspetto sgradevole, anche se per me è splendido, figuriamoci ragni, pipistrelli e scorpioni, mentre un muflone resta più simpatico, ma per noi i parametri sono altri».

 

Gli animalisti dicono che se ci sono le cosiddette specie aliene la colpa è dell’uomo.

«Su questo hanno perfettamente ragione, una specie aliena è proprio una immessa volontariamente o involontariamente dall’uomo in zone diverse dal suo areale originario. Peraltro tutto quello che minaccia la biodiversità è opera dell’uomo, ovviamente. Se si va sul sito della Red List dell’IUCN per ogni specie si trovano i relativi fattori di minaccia. Ad esempio per la foca monaca vengono elencati: sviluppo residenziale e commerciale, traporto marittimo, modificazione degli ecosistemi, pesca eccessiva, disturbo diretto per attività ricreative ed esercitazioni militari, specie aliene, inquinamento e cambiamenti climatici. Come si vede, tutte attività umane, naturalmente, “colpa” dell’uomo. E noi che lavoriamo la conservazione della biodiversità cosa cerchiamo di fare? Correggere gli errori o le azioni negative che fa l’uomo sull’ambiente. Se un luogo è inquinato cerchiamo di bonificarlo, se un territorio è stato deforestato di rimetterci gli alberi e, se in un posto sono state immesse delle specie aliene, di levarle…»

Ma in definitiva sulla questione dei mufloni all’isola del Giglio è disposto a dialogare ancora con il mondo animalista?

«Certo, sono disponibile ad ascoltare ed a tenere conto di sensibilità di un certo mondo, di vedere se riusciamo a venirci ancora più incontro. C’è una sola precondizione per discutere in modo costruttivo, che si sgombri il campo da posizioni del tutto prive di fondamento scientifico e che non aiutano alla conservazione della biodiversità».

A cosa si riferisce?

«Si deve convenire che il muflone è una specie aliena e che va rimossa dall’isola de Giglio, prendendo le distanze da chi afferma che, invece, ci sta bene e non fa nessun danno. Una volta che siamo d’accordo su questo, possiamo ulteriormente dialogare sull’utilizzo dei vari metodi per raggiungere l’obbiettivo dell’eradicazione».


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