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Alla famiglia di Luigi Ambrosio la fascia di capitan Ciolli

La consegna, prima della partita Grosseto-Gubbio, allo stadio Zecchini
Luigi Ambrosio con la maglia del Grosseto
Luigi Ambrosio con la maglia del Grosseto, in una foto di Giacomo Aprili

GROSSETO. Il capitano del Grosseto, Andrea Ciolli, l’ha indossata domenica 19 settembre nella partita contro la Carrarese, in trasferta nella città del marmo. Oggi pomeriggio, 25 settembre, allo stadio Zecchini, la fascia con il volto sorridente di Luigi Ambrosio e i suoi baffi all’insù, con lo stemma del Grifone e la scritta “Mai stato in Serie A, Gigi sarai sempre qua”, viene consegnata alla famiglia del barman, scrittore, fotografo, imprenditore di successo, eclettico appassionato di musica, per tutti Gigi del Bar Ricasoli, scomparso 10 giorni fa, gettando una città intera nello sconforto.

La fascia che indosserà capitan Ciolli
La fascia indossata da Andre Ciolli, che viene consegnata alla famiglia di Luigi Ambrosio

Saranno i genitori, Elena Annunziata e Pasquale Ambrosio, la sorella Michela a ricevere la fascia, cinque minuti prima dell’inizio della partita con il Gubbio, in campo, sotto la tribuna centrale, davanti ai tifosi e alla città che ha tanto amato Luigi e che dal momento della sua morte continua a tributargli onori, ricordi, affetto.

Del resto, Gigi ha saputo raccontare Grosseto e la sua gente come pochi altri ci sono riusciti, impersonandone i sogni e le passioni, il calcio e la musica, svegliandone i sonnacchiosi interessi con i suoi libri e le sue mostro fotografiche, animando le serate con la musica dal vivo dal suo amato bar, condita con la cultura, la sua conoscenza del mondo, l’allegria, le battute, i cocktail, le birre e il vino che proponeva da esperto quale era anche nel suo lavoro.

E ci sarà anche una canzone, tra le preferite di Gigi, a sottolineare questo grande abbraccio dello sport e di Grosseto a uno dei suoi figli migliori: “Hunger Strike”, dei Temple of the dog.

Luigi Ambrosio aveva il pallone nel sangue, era stato un calciatore fantasioso, estroso, come lo ha ricordato su MaremmaOggi il suo allenatore di allora – Marco Cacitti, oggi al Gavorrano (juniores nazionali) – nel periodo in cui giocava nel Grosseto, in Promozione, nel 1996-97, e nei Dilettanti, nel 1998 e 1999.

Una promessa del calcio che sapeva portare la palla in porta con quelle galoppate imprendibili. Del resto si ispirava al suo idolo, Maradona, la cui effige si era fatto tatuare su un polpaccio.

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