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Con il green pass falso al ristorante

Si sono presentati al ristorante con un green pass falso, ma sono stati allontanati. E sull’Amiata Ugo Quattrini ha servito il pranzo in macchina
Il ristorante l’Uva e il malto in via Mazzini

GROSSETO. Si sono presentati al ristorante l’Uva e il malto dopo aver prenotato un tavolo da cinque. Due di loro però, non avevano il green pass e sono stati allontanati. Ma è anche successo che qualcuno abbia provato a fare il furbo, cercando di accomodarsi con una certificazione verde falsa. «Una coppia di anziani – ricorda Samantha Raspollini, che con il marito Moreno Cardone guida il ristorante di via Mazzini – che avevano il green pass intestato a ragazzi giovani. Per fortuna, quando abbiamo passato il Qr code sotto al verificatore abbiamo notato la data di nascita e abbiamo chiesto loro di uscire».

Cardone, quando fu possibile riaprire il ristorante accogliendo i clienti però solo all’esterno, scelse la linea dura e decise di apparecchiare anche i tavoli all’interno. «Abbiamo protestato – aggiunge Samantha – Mio marito ha partecipato alle manifestazioni, è andato anche a Roma, ma lo abbiamo fatto perché volevamo tornare a lavorare. Ora il ristorante è aperto e i clienti ci sono: serve il green pass per entrare e sedersi al tavolino e noi questo obbligo lo rispettiamo».

Di furbetti della certificazione verde, però, via via ce ne sono stati diversi. «Qualche sera fa erano arrivati alcuni clienti che avevano prenotato un tavolo per cinque – dice ancora – due di loro però non avevano il green pass. Mi hanno detto di averlo lasciato in auto e quindi ho chiesto loro che andassero a prenderlo». Risultato: tutti e cinque i clienti se ne sono andati e non sono più tornati al ristorante.

Situazioni, quelle che si sono trovati a fronteggiare all’Uva e il malto, che per fortuna non si verificano così spesso nei ristoranti della Maremma, dove i clienti sembrerebbero diventati abbastanza disciplinati.

È capitato qualche volta che qualcuno, anche durante la prenotazione, abbia chiesto se fosse possibile prenotare anche senza la certificazione verde. E se fino al 5 dicembre, per entrare al ristorante bastava anche soltanto il green pass ottenuto facendo un tampone, ora serve quello rafforzato, che si ottiene solo dopo essere stati vaccinati o dopo essere guariti dal Covid. Per i furbetti, quindi, i tempi sono diventati duri: oltre ai controlli delle forze dell’ordine, che non si fermeranno certo durante le prossime festività, a sbarrare la strada al virus – per quanto possibile – ci penseranno anche ristoratori e titolari dei locali che potranno consentire l’accesso solo a chi presenta la certificazione verde.

E Ugo Quattrini serve il pranzo direttamente in macchina

Poi succedono anche cose curiose. «Le regole ci sono e mi piace che siano rispettate, come io stesso le rispetto» ci confessa Ugo Quattrini, del ristorante albergo Aiuole, sul monte Amiata. «Ne ho viste diverse con questo green pass. C’è anche chi mi ha detto che sono contro la costituzione, minacciandomi di andare dai carabinieri e che mi avrebbe denunciato. Io li ho invitati ad andarci, che ero impegnato a lavorare».

Ugo Quattrini, titolare del ristorante Aiuole, a due passi da Arcidosso
Ugo Quattrini, titolare del ristorante Aiuole, a due passi da Arcidosso

Ugo, come molti altri ristoratori del territorio che abbiamo ascoltato, ci tiene molto alla sicurezza, dei suoi avventori in primo luogo, e non sono esenti le grandi occasioni. Racconta infatti che «Una domenica di comunioni, a pranzo, due non avevano il green pass. Gli ho servito le portate fuori, hanno mangiato in macchina». Sicuramente non sarà facile per tutti gli addetti del settore controllare il green pass, ma anche a loro si deve una buona parte del controllo fatto sul territorio, la determinazione a tornare quanto prima ad una sorta di normalità ma anche solo a non dover chiudere per qualche furbetto, ci è apparsa diffusa.

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