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Folla commossa per l’ultimo saluto a Mauro

La maglia del Grifone e il tricolore: il dolore degli amici del tifoso ucciso a 51 anni da una terribile malattia
Folla al funerale di Mauro Giagnoni

di Giancarlo Mallarini

BATIGNANO. Via di Mezzo è un enorme presepe. Lo stretto vicolo trasuda luminarie, festoni, alberi di Natale, stelle comete, dalle finestre intravedi altre grotte, pastori, pecore, palline, luci intermittenti. L’appuntamento con Mauro è alla chiesa San Martino Vescovo, in alto, in via del Gelsomino. Nome che odora di primavera, con il sole a confermarla.

L’ultimo viaggio con la sciarpa del Grosseto

Lui è davanti all’altare, contornato da mille fiori gialli, coperto da una maglietta del Grifone di colore rosso. Un’asta regge il tricolore. Immobile. Come Mauro. Come il dolore che striscia lungo i muri, si allarga e si restringe, ti entra dentro. Ti scuote, fa chiudere gli occhi. Ma non il cuore, non i ricordi, le immagini, le parole di chi sorrideva costantemente, di chi ti guardava con amicizia, di chi incontravi in ogni stadio, campo di calcio. In ogni categoria, ogni stagione.

Sempre e ovunque ci fosse l’uccellaccio a correre, a dirti «stiamo insieme».

Mauro Giagnoni è il timbro della tifoseria biancorossa, simbolo indelebile del passato e del futuro. Il presente è buio, spento, triste mentre il pianeta si prepara a salutare l’anno nuovo. Non è un giorno adatto per morire e stare, immobile, di fronte all’altare a osservare tutto il paese raccolto e sbigottito. «Lui adesso vede Dio», dice il parroco. Queste parole non confortano, non hanno il potere di alleggerire il peso che schiaccia l’anima. No, proprio non ci riescono.

Quando Mauro esce, la scalinata diventa un unico fiore coloratissimo. Il feretro scende piano, scalino dopo scalino. In fondo lo saluta lo striscione degli amici, Riccardo depone una sciarpa biancorossa. Quindi il corteo scende fino all’uscita del paese, si coagula in un applauso corale e intenso. Sullo sfondo c’è la città, se guardi con attenzione si intravede lo Zecchini.

Mauro è già in curva con la sua barba spruzzata di neve, il suo cappellino in testa. Sorride.

 

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