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Diaccia Botrona, nessuna vendita. È e resterà pubblica

Il bando prevede che la piccola porzione di area umida sia data in comodato gratuito a un ente pubblico. E già c’è l’interesse del Comune di Castiglione
Fenicotteri rosa nell’area della Diaccia Botrona

GROSSETO. Nessuno sta vendendo la Diaccia Botrona. L’area umida supervincolata è pubblica e tale resterà.

Anzi, il Comune di Castiglione, che già ne gestisce la gran parte, per capirsi tutta quella attorno alla meravigliosa Casa Rossa progettata per i Lorena da quel genio che era il gesuita Leonardo Ximenes, fra poco si troverà a gestirla nella sua interezza. Proprio per effetto del bando della Provincia numero 1088 dell’agosto scorso, che poi ha portato all’asta di settembre e all’aggiudicazione da parte del gruppo umbro Farchioni.

Per capire meglio va fatto un passo indietro.

Della vendita dei terreni della Provincia fra Grosseto e Castiglione nell’area del Padule, con il bando 1088 dell’agosto scorso (cliccate qui per scaricarlo in pdf), ne parliamo da almeno due mesi. Già il 2 ottobre scorso davamo notizia della cessione al gruppo Farchioni degli oltre 900 ettari divisi in 46 lotti (e tanti sottolotti), parlando con Pompeo Farchioni, titolare del colosso umbro, che spiegava i progetti per quella grande area, a lungo coltivata da una serie di cooperative. E anche le sue intenzioni per quella piccola parte dei lotti, poco più di 100 ettari su 900, che è area umida e ricade nella Diaccia Botrona: «Non sarà toccata, anzi sarà gestita da un ente pubblico» ci disse.

Ne abbiamo riscritto il 26 ottobre, parlando della petizione online presentata da varie associazioni che, scoprendo la cessione al gruppo Farchioni, hanno lanciato l’allarme temendo che venisse venduta tutta la Diaccia.

Una petizione che ha scatenato l’indignazione di molti che, forse senza andare a fondo della situazione, hanno temuto davvero che quel paradiso terrestre dove ogni anno arrivano i fenicotteri rosa, scrigno di biodiversità e oggetto di studio di naturalisti, ornitologi e semplici appassionati, finisse davvero in mano privata.

Invece non è così.

La Diaccia Botrona è un’area supervincolata

Prima di tutto perché si tratta di un’area supervincolata che, per nessun motivo al mondo, può essere usata per coltivazioni. Insomma, non se ne può stravolgere la natura. Ma soprattutto perché la Provincia, non accontentandosi dei vincoli di legge, ha inserito nel bando una tutela in più. Una tutela che impone a chi avesse vinto il bando di cedere in comodato d’uso gratuito quei terreni a un ente pubblico che dia continuità alla riserva.

Questo il testo del comma inserito nel bando:

Con riferimento ai terreni gravati dal vincolo di cui al D.Lgs. n. 42/2004, art. 142 lett. F (Riserva Provinciale Diaccia Botrona) e ricadenti nell’area “Parchi e riserve naturali”, [il soggetto che si aggiudicherà l’asta dichiara] di essere consapevole e di accettare che, in caso di aggiudicazione, al momento della vendita verrà apposto su detti immobili, ai sensi dell’art. 2645 ter c.c., un vincolo di destinazione d’uso, della durata di 90 anni, che sarà trascritto nei pubblici registri immobiliari contestualmente alla trascrizione dell’atto traslativo della proprietà. Tale vincolo viene apposto allo scopo di destinare detti terreni al perseguimento del fine pubblico rappresentato dalla gestione dell’area della Riserva Provinciale Diaccia Botrona, con previsione dell’obbligo a carico dell’acquirente di concedere, con contratto di comodato d’uso gratuito ovvero a fronte del pagamento di un corrispettivo simbolico, la suddetta area a uno o più soggetti pubblici, così da consentire agli stessi di dare continuità alla Diaccia Botrona.

Peraltro, proprio in virtù di questo comma del bando, il Comune di Castiglione, che già gestisce il 90% della riserva, ha già presentato una manifestazione di interesse anche per quegli ettari. Quindi, di fatto, si troverà a gestire l’intera Diaccia Botrona che resterà pubblica, visitabile e, soprattutto, super tutelata.

Il gruppo Farchioni, invece, potrà fare le sue coltivazioni, in gran parte cereali con sistemi biologici, in tutta l’area non umida, peraltro già coltivata da alcune cooperative.

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