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Farchioni compra 950 ettari a Grosseto. Per il biologico

Il gruppo umbro, insieme a Bonifiche Ferraresi, vince l’asta per il Padule. Il presidente: «Faremo olio e vino, forse luppolo». Previsti decine di posti di lavoro
La famiglia Farchioni al completo. Il gruppo ha comprato 950 ettari dalla Provincia
La famiglia Farchioni al completo. Il gruppo ha comprato 950 ettari dalla Provincia

GROSSETO. Il gruppo Farchioni, insieme a Bonifiche Ferraresi, investe in Maremma, comprando, da un bando provinciale, circa 950 ettari di terra dalla Provincia di Grosseto. Il progetto è quello di creare un’azienda agricola biologica, con varie coltivazioni. E sono previste anche assunzioni.

È la stessa Provincia a darne notizia: «Si è svolta, con il metodo delle offerte segrete in aumento rispetto al prezzo a base d’asta, l’asta pubblica per la vendita dei terreni – 49 lotti – ubicati nel comprensorio del Padule nel comune di Grosseto. L’operazione rientra nel Piano delle alienazioni dell’Ente provinciale. Tutti i lotti (solo per uno occorrerà l’adeguamento dell’offerta al prezzo migliore) sono stati aggiudicati – fatte salve le verifiche di legge e gli eventuali diritti di prelazione previsti per legge – a La Pioppa Srl. Soc. Coop: complessivamente l’operazione ha un valore di oltre 6 milioni di euro, che entreranno nelle casse della Provincia di Grosseto».

I terreni, al confine con Castiglione

I 49 lotti sono, in totale, circa 950 ettari, compresi fra la Diaccia Botrona, e infatti quasi 200 ettari sono paludosi, la provinciale del Pollino a sud e quella del Padule a nord dove, al di là della strada e del Bruna, ci sono i terreni di Antinori (azienda Le Mortelle). Qui sotto, la cartina fa capire, più o meno, di quale area si tratta.

Qui sotto un’immagine di com’è l’area adesso.

Padule, l'area come è adesso
Padule, l’area come è adesso

La Pioppa, società del gruppo Farchioni, con Bonifiche Ferraresi

Fra gruppo Farchioni e Bonifiche Ferraresi, l’azienda guidata dal maremmano Federico Vecchioni, c’è una joint venture da tempo. Insieme già gestiscono altre due aziende in Toscana, una in provincia di Pisa e una vicino a Cortona. In questo caso La Pioppa è partecipata all’80% da Farchioni e al 20% da Bonifiche Ferraresi.

Il gruppo Farchioni è una potenza. Sede a Giano nell’Umbria, in provincia di Perugia, opera nell’alimentare da oltre due secoli. A guidarla sono Pompeo (presidente) e Roberto (ad), ispirati dal lavoro dei rispettivi genitori Lanfranco e Domenico. Con loro, da qualche anno, Giampaolo, Marco e Cecilia, figli di Pompeo.

Adesso la produzione è principalmente indirizzata verso quattro settori: al primo posto c’è l’olio poi la farina, entrambi a marchio Farchioni, quindi il vino, con l’azienda Terre de la Custodia e la birra artigianale, a marchio Mastri Birrai Umbri.

Una passione per il biologico

In Toscana Farchioni, punta sul biologico. Perché, lo dice con chiarezza Pompeo Farchioni, presidente del gruppo: «La Toscana è un grande giardino e noi vogliamo rispettarlo, creando aziende rispettose del territorio e dell’ambiente».

Dottor Farchioni, la vostra presenza in Toscana si allarga, insieme a Bonifiche Ferraresi state diventando una potenza nel campo della produzione agricola.

«Lunedì abbiamo saputo di aver vinto quest’asta, anche se ancora devono finire tutte le procedure e non diamo niente per scontato. La nostra idea principale è di portare questa azienda verso il biologico. Noi, in partecipazione con Bonifiche, abbiamo altre due aziende in Toscana e sono entrambe biologiche, per centinaia di ettari, a Pisa e Cortona. Qui, per esempio, abbiamo anche un noccioleto biologico».

Quindi anche a Grosseto farete biologico.

«Anche a Grosseto, se riusciamo, perché le varianti sono tante. Dobbiamo vedere il terreno, capire se è giusto, perché possiamo concimare molto poco. Da lì può nascere di tutto. Dico sempre che l’Italia e la Toscana sono un giardino e nel giardino ci vogliono le piante. Penso all’ulivo, penso a un luppoleto, visto che produciamo birra, penso anche alla vite. Noi vogliamo creare un territorio che non sia un deserto».

L’estensione è molta.

«Sono circa 950 ettari, ma 200 sono di acquitrinio naturale dove ancora non sappiamo cosa sarà possibile fare, magari un parco faunistico, ne parleremo con le istituzioni del luogo, con le quali vogliamo collaborare in tutto. Ma una cosa sia chiara: noi prendiamo le aziende agricole, le trasformiamo, le miglioriamo e creiamo lavoro. Un’azienda come la nostra avrà bisogno di qualche decina di persone, molte di più che se facessimo solo seminativo».

In effetti la zona si presta anche alla produzione di vino.

«Noi abbiamo anche una bella cantina in Umbria, con oltre 200 ettari di vigne. Magari potrebbe essere una spin-off della nostra azienda vitivinicola. Peraltro, confiniamo con Antinori. Sia chiaro, non dico che possiamo fare quello che fanno loro, ma ulivo e vite sono il nostro mestiere. Ulivo è più il nostro mestiere, vite più il loro, ma la zona si presta a entrambe le cose. Quindi piantumeremo, l’olivo, in fondo, è un presidio del territorio, lo protegge».

Nasce, quindi, una sorta di polo agricolo toscano.

«Bonifiche ha già quasi duemila ettari dei suoi, noi ne avremo altrettanti, così tutto il gruppo avrà oltre quattromila ettari di terra in Toscana. Collaborando con un’azienda così importante non possiamo fare cose che non siano ambiziose. Il tempo ci darà le risposte, ma siamo convinti che in Maremma faremo un buon lavoro».

 

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