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Arte e Vino, un percorso fra sei artisti e sei cantine

A Capalbio un percorso per scoprire i migliori vini della zona e ammirare installazioni uniche. Gli artisti e le etichette, tappa per tappa
I Cavalieri di Vincenzo Pennacchi, alla Tenuta Montauto
I Cavalieri di Vincenzo Pennacchi, alla Tenuta Montauto

CAPALBIO. Il vino sposa l’arte. E lo fa nella terra più bella del mondo, la Maremma. Un’idea di Maria Concetta Monaci che trasforma un mondo di operosi vignaioli, che hanno creato aziende di eccellenza, in traini per il turismo. E anche per le loro attività.

Gli americani in questo ci insegnano. Non avendo la nostra storia, hanno creato delle attrazioni di grandissimo livello culturale ed emozionale, che richiamano ogni anno milioni di visitatori. Nella Napa Valley, a due passi da San Francisco, lungo il Silverado Trail, le aziende vinicole si sfidano ad ospitare artisti di fama internazionale e le installazioni permanenti ormai sono centinaia. Aziende leader come Turnbull Wine Cellars o Quixote Winery ormai lavorano quasi più con le visite che con il vino. Un paradosso, è vero, ma la gente è così tanta che è nato anche il Napa Valley Wine Train, che collega le principali aziende.

Ma torniamo a Capalbio. Dove arriva l’ottava edizione di Arte e Vino che Maria Concetta Monaci, quest’anno, ha affidato alla sapiente regia di Davide Sarchioni in collaborazione con Dimitri Angelini. Un progetto che nasce in quella straordinaria fucina di cultura che è l’associazione Il Frantoio di Capalbio insieme all’associazione Capalbio è vino.

Siamo nella Piccola Atene della Toscana, a due passi dal confine con il Lazio c’è il Giardino dei Tarocchi di Nike de Saint Phalle, qui il turismo, da sempre, non è solo mare. Qui si cerca qualcosa in più. La crescita di una manifestazione straordinaria come Capalbio Libri, l’idea vincente di Andrea Zagami, lo testimonia in pieno.

Sei cantine e sei installazioni

Il piacere dell’arte sposa il vino buono

Ernest Hemingway diceva: «Il vino è il condensato di un territorio, di una cultura, di uno stile di vita».

E non per nulla questa frase è stata scelta per raccontare il progetto Arte e Vino: «Arte e Vino, già sottilmente legati da un filo invisibile – dicono dal Frantoio -, si fondono e confondono in questo progetto, interagendo e contaminandosi. Sono stati così invitati diversi artisti a collocare temporaneamente le loro opere negli spazi sia esterni che interni delle aziende vitivinicole per creare una mappatura dell’arte e del gusto sollecitando la curiosità del visitatore che sarà così stimolato ad intraprendere un itinerario precostituito con l’aiuto di una cartina e di banner collocati all’ingresso delle aziende».

Sono sei, quest’anno, le aziende coinvolte, fino al 30 novembre prossimo

QUI LA MAPPA INTERATTIVA PER TROVARLE FACILMENTE

Apollo Resisti! alla Tenuta Monteverro

Alla Tenuta Monteverro ecco Apollo Resisti!, opera realizzata da Davide Dormino, artista viterbese, docente al Rufa – Rome University of Fine Arts – di Roma,  una scultura in bronzo, che si rifà al Colosso di Rodi, di cui Dormino riproduce la parte inferiore, le due gambe che collegavano l’ingresso al porto. E ora l’opera è una porta sulla tenuta di Monteverro e le sue vigne.

Apollo resisti, Davide Dormino, Tenuta Monteverro
Apollo resisti, Davide Dormino, Tenuta Monteverro

La Tenuta Monteverro è una creazione di Georg Weber e Julia Weber, arrivati da Monaco in Maremma con il sogno di produrre vini che potessero tenere testa ai francesi. Non per nulla quasi tutti i vini sono a base di vitigni francesi. E, dopo oltre dieci anni di splendide vendemmie, adesso la Tenuta produce bottiglie di altissima qualità, tanto che anche un certo LeBron James, stella Nba, in estate è passato a trovarli. Il re incontrastato è il Monteverro, che ha avuto i tre bicchieri del Gambero Rosso con l’annata 2018, composto dai classici vitigni bordolesi Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot, eppure con il carattere inconfondibile della costa toscana.

Da provare anche il Tinata, con uve Syrah e il Grenache e, tra i bianchi, lo Chardonnay e l’omaggio alle uve della nostra costa, il Vermentino.

You are welcome, il mosaico alla Tenuta Monteti

Alla Tenuta Monteti, si trova l’opera site-specific di Mara van Wees You are welcome, un grande mosaico articolato a terra realizzato impiegando i materiali scartati dalla costruzione. Il mosaico, dunque, come tecnica di risulta, apparentemente povera, scaturita da una “dimenticanza”.

Mara van Wees, You are welcome, Tenuta Monteti
Mara van Wees, You are welcome, Tenuta Monteti

La Tenuta Monteti, premiata quest’anno con i tre bicchieri del Gambero Rosso per il Caburnio, nasce nel 1998 quando Paolo e Gemma Baratta scelgono la tenuta, protetta dal colle Monteti, da cui prende il nome, per il loro progetto. E c’è una curiosità sull’azienda: durante i lavori di preparazione del terreno le ruspe incontrarono dei massi enormi. Furono estratti con grande cautela e, per la loro monumentale bellezza, furono messi in giro tra i viali e i vigneti, a far loro da guardiani. Sono naturalmente divenuti il simbolo della Tenuta.

Il vino simbolo dell’azienda è il Monteti, composto da Petit Verdot (con percentuali che possono variare, a seconda dell’annata, dal 40 al 55%), Cabernet Franc (tra il 30 e il 25%) e Cabernet Sauvignon (tra il 15 e il 20%). Matura per 18 mesi in barriques di rovere francese di media tostatura, nuove per il 70%. Affina in bottiglia per 24 mesi prima di essere messo sul mercato.

Ma anche il pluripremiato Caburnio è un vino da provare, composto da Cabernet Sauvignon (dal 60 al 50% a seconda dell’annata), Alicante-Bouschet (30-20%) e Merlot (20-10%). Per 12 mesi il 50% matura in acciaio e l’altra metà in barriques e tonneaux di rovere francese di media tostatura di cui solo il 25-30% sono nuovi. Affina poi in bottiglia per altri 12 mesi prima di essere messo sul mercato.

C’è Parnaso alla Vigna sul mare

La Vigna sul Mare ospita Parnaso l’installazione di Thomas Lange costituita da 24 elementi in terracotta policroma di piccole e grandi dimensioni. Disposti tra gli alberi di ulivo, sono oggetti e figure di ispirazione classica in cui un ideale di bellezza eterna convive con la gestualità di un’intensa azione pittorica dai colori accesi e contrastanti.

Parnaso, Thomas Lange, Vigna sul mare
Parnaso, Thomas Lange, Vigna sul mare

La Vigna sul mare, circondata dal Bosco della Capita, a 180 metri di altitudine, si affaccia al mar Tirreno da cui dista solo pochi chilometri. Nel 2001 furono impiantati i primi vigneti e gli uliveti. Qui dominano Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Syrah. Masolino (100% Sangiovese), Guido Moro (100% Syrah) e Pietro Nero (100% Cabernet Sauvignon) sono i tre rossi in purezza dell’azienda, ma se amate le bollicine sono da provare le tre etichette Rosè della Càpita, Almar e Franco.

I Cavalieri sorvegliano la Tenuta Montauto

Da Montauto, a cavallo fra il comune di Capalbio e il comune di Manciano, il visitatore è accolto dai due grandi Cavalieri di Vincenzo Pennacchi, sculture realizzate assemblando liberamente e con grande creatività vari oggetti in disuso coinvolgendo lo spettatore in un mondo fiabesco e sognante, come un viaggio a ritroso nel tempo tra i mitici combattenti di un tempo e gli eroi dei nostri giorni.

Uno dei Cavalieri di Vincenzo Pennacchi alla Tenuta Montauto
Uno dei Cavalieri di Vincenzo Pennacchi alla Tenuta Montauto

Montauto è una creazione della famiglia Lepri, adesso a guidarla è Riccardo, ma i primi passi sono del nonno di lui, Enos. Si estende su circa 200 ettari e oltre al vino, il prodotto di punta, produce anche olio di grandissima qualità. La moglie di Riccardo, Ilaria, cura invece personalmente un allevamento di cavalli.

L’azienda ha una gamma che tende più ai vini bianchi, ne produce di eccellenti, da provare il Gessaia (100% Sauvignon), ma produce anche due ottimi rossi, un Ciliegiolo e un Merlot. Però a nostro avviso un capolavoro è il Metodo Classico, le bollicine di Montauto, peraltro 100% Sangiovese. Una curiosità, se andate a trovarli: chiedete il loro Vermouth, a base Vermentino.

Vive le vin, al Ponte l’opera ispirata a Niki de Saint Phalle

Vive le vin è il lavoro realizzato da Accademia di Aracne per la cantina Il Ponte, che si ispira a un disegno di Niki de Saint Phalle del 1990: “Vive l’amour”. Il risultato dell’istallazione è un ulivo secolare, ricoperto da forme esuberanti e colorate ognuna con un significato specifico.

Vive le vin, Accademia Aracne, Cantina Il Ponte
Vive le vin, Accademia Aracne, Cantina Il Ponte

L’azienda Il Ponte nasce nel 1988 quando Cesare ed Adelina decidono di acquistare un rudere con l’idea di sfruttare la splendida e ricca terra della Maremma, ed allo stesso tempo restare vicino al mare.

Produce rossi interessanti come l’Aslec (100% Sangiovese) e il Balto Igt (Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah), ma da provare sono anche il bianco T Lex Igt (100% Ansonica) e le bollicine Il Ponte Rosè, prodotto con il metodo charmat (Sangiovese e Aleatico).

Il Tempio del Cerchio, della Passaniti, all’azienda Il Cerchio

Samantha Passaniti ha costruito Il Tempio del Cerchio in prossimità dei vigneti dell’azienda biologica Il Cerchio. La grande installazione dalla forma circolare si ispira a una grande area sacrale legata a una forte simbologia di tipo antropologico e spirituale che si riferisce ai significati profondi della storia dell’uomo.

Il tempio del cerchio. Samantha Passaniti, azienda Il Cerchio
Il tempio del cerchio. Samantha Passaniti, azienda Il Cerchio

L’azienda bio Il Cerchio nasce nel 1988 quando una coppia di architetti milanesi, Corinna e Valentino, con il figlio Beniamino, abituali frequentatori della Maremma per turismo, vengono rapiti dal fascino di questa terra e acquistano il podere. Si trasferiscono definitivamente nel 1992 e, in 9 ettari di terreno, danno vita ad un’azienda biologica.

Ansonica, Vermentino, Sangiovese e Alicante sono i vitigni più coltivati dall’azienda, che produce due splendidi bianchi Ansonica Costa dell’Argentario Doc e L’Altro bianco Igt, quest’ultimo a prevalenza Vermentino. I rossi sono il Valmarina, a prevalenza Sangiovese e il Tinto, che ha un 85% di Alicante.

 

 

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