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“Vietato entrare ai vaccinati”: il cartello in un negozio

Il cartello sulla vetrina di un’ottica di Follonica. La titolare ha un canale YouTube con quasi 20mila iscritti
Il cartello sulla vetrina di Ottica Valentina

FOLLONICA. “Vietato entrare alle persone che hanno effettuato la vaccinazione negli ultimi 15 giorni”: avete mai visto un cartello così in un negozio? Basta andare all’incrocio fra via Roma e via Golino, a Follonica, all’Ottica Valentina, di Valentina Fusco. È attaccato alla vetrina.

«L’ho messo perché sono più pericolosi i vaccinati dei non vaccinati che fanno il tampone – ci dice – Del resto sennò non si penserebbe di introdurre il tampone anche per i vaccinati no?».

È l’ultima provocazione di Valentina Fusco, ottica optometrista, che dall’inizio della pandemia ha una sua posizione contraria a quasi tutte le norme introdotte per contrastare la pandemia: in particolare è contro ai vaccini e, di conseguenza, al green pass, con tutto quello che consegue.

Un canale no vax su YouTube con quasi 20mila iscritti

Valentina, che fa parte anche di Èquivaliamo Italia, gruppo che ha vari canali Telegram, gestisce un canale su YouTube, con 19200 iscritti, sul quale, quasi ogni giorno, si collega con lunghissime dirette, peraltro molto seguite.

Valentina Fusco nell'ultima diretta youTube
Valentina Fusco nell’ultima diretta YouTube

L’ultima (circa 8600 visualizzazioni) è del 29 dicembre nella quale dà la sua interpretazione del decreto del 24 dicembre. Peraltro nell’aprile scorso fu fra le organizzatrici di una manifestazione a Follonica, della rete di cittadini aderente a World wide demonstration,  attiva in tutto il mondo per – dicono – il «ritorno alla libertà e al rispetto dei diritti umani».

E, proprio dei cartelli, parla nell’ultima diretta: «In nessun decreto c’è scritto che i negozi debbano attaccare cartelli con scritto “ingresso consentito solo con green pass”. Sono cartelli illegittimi, ma c’è una sorta di patto sociale per cui li mettono. E, vedrete, presto arriveranno anche nei supermercati, che forniscono i generi di prima necessità».

«Bisogna sradicare le consuetudini che ci hanno fatto crescere con queste regole. Così non saremo mai liberi. Dobbiamo conoscere bene i nostri diritti e i nostri doveri».

Per questo si dichiara apolide: «Noi sappiamo chi siamo, dobbiamo rigettare i documenti che ci codificano come dei numeri, come la carta d’identità. Sono documenti che non mi appartengono più. Non ho bisogno che un Comune mi dica se io sono o non sono. L’unico documento valido e reale ancora oggi in essere è il codice fiscale. Ora l’hanno unito alla tessera sanitaria, ma non è la stessa cosa, è solo una consuetudine. La tessera sanitaria è un raccoglitore di tutti i nostri dati sanitari che era nato solo per passare gli stessi ai medici in tutta la Ue. Ora ci compriamo anche le sigarette».

E ancora: «Noi siamo in Italia, ma non è detto che vogliamo essere cittadini italiani. Siamo maggiorenni e liberi di scegliere».

Sulle malattie infettive: «Sono sempre esistite. Oggi per questa qualcuno si chiude in casa, io no. Si sappia che anche se abbiamo scelto di non inocularci un siero sperimentale, noi abbiamo il diritto di essere curati. Qui il castello cade, è un nostro diritto. Tutti i cittadini hanno diritto alle medesime prestazioni».

Sulla scuola: «Dopo il 10 non c’è altra soluzione che ritirare i bambini dall’istituto. Io avevo già consigliato l’anno scorso di non farli entrare a scuola e sarebbe stata un’azione importante di contro risposta a quanto sta accadendo. Avevo chiesto a tutti un anno sabbatico, di blocco dell’istruzione, sostituita dall’istruzione parentale. I miei figli sono a casa».

Infine spiega il concetto di apolide: «Un apolide è un invisibile, una persona senza patria e senza cittadinanza. Non ha accesso alla società. Il concetto di apolide, di fatto, non consente il controllo sull’essere umano. E, per convenzione, viene associato a persone malsane, da relegare ai margini. Ma non è così: l’apolide è uno status! Io mi sento cittadino e libero. Non ho diritti e non ho doveri. Ma alcuni diritti non sono violabili: cura, istruzione, asilo politico. Esiste anche il passaporto per l’apolide. È uno status che non piace, ma che esiste».

«C’è anche una base per la protezione civile degli apolidi, in Italia la legge c’è dal 1962, ma nel 2015 il parlamento ha approvato la legge sulla convenzione sulla riduzione dell’apolidia. In Italia sono fra i 3000 e i 15mila. Eppure lo stato dà dei diritti: permesso di soggiorno, istruzione, sanità, pensione, accesso all’impiego e titolo di viaggio per apolidi. In fondo hanno quasi più diritti di noi. Per diventarlo si procede con un’autodichiarazione».

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