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Ecco i sub che si prendono cura del Giglio

Hanno diviso la costa in dodici tappe. Recuperano rifiuti. Anche le lunghe reti da pesca abbandonate: «Serve più attenzione all’ambiente»
I sub recuperano una rete da pesca dal fondale del Giglio
I sub recuperano una rete da pesca dal fondale del Giglio

ISOLA DEL GIGLIO. Lo fanno per il mare, per un’utilità sociale. Lo fanno anche per la grande passione che li lega ai fondali del Giglio che, per loro, rappresentano anche un lavoro. Ma l’associazione Underwater Pro Tour Aps è senza fini di lucro, anche se in tanti ci stanno “spendendo” tempo e fatica. Nata nel marzo del 2021, sede nel quartiere del Saraceno, ha un motto “L’ambiente marino,  parte di noi” che da solo aiuta a capire di cosa si occupi.

«Siamo un gruppo di amici – ci dice Gianni Vettore, presidente dell’associazione – uniti da una passione, quella per il mare vissuto a 360°, sopra e sotto la superficie, senza barriere. Siamo un gruppo di subacquei che hanno deciso di creare un’associazione che promuova attività a difesa del mare, ma anche per avvicinare le persone, tutte, al mare. I nostri mari, racchiudono tesori sommersi ma non solo: spesso, adagiati sui fondali, troviamo rifiuti più o meno ingombranti, reti abbandonate e suppellettili varie, abbandonate in epoche passate ma non troppo. Il nostro intento è di svolgere una serie di attività che finalizzate al controllo, al monitoraggio e al recupero ambientale dei nostri fondali, ma anche delle coste dell’Isola del Giglio».

Il primo progetto è un tour, appunto, attorno all’Isola del Giglio. Per mappare tutte le zone dove i fondali sono, purtroppo, “contaminati” dall’attività dell’uomo e dalla sua poca educazione ambientale.

Dodici zone attorno al Giglio

«Abbiamo diviso la costa dell’isola in dodici zone – spiega ancora Gianni Vettore – e, una alla volta, la esploriamo per verificare cosa c’è sui fondali. Nelle prima 4 tappe abbiamo trovato di tutto, dai relitti ai rifiuti, fino a grandi e lunghissime reti da pesca. Quando troviamo qualcosa prendiamo il punto con il gps e facciamo le foto, per poi tornare e recuperare questi rifiuti».

I sub sul gommone
I sub sul gommone

Ogni tappa prevede circa 2 chilometri di costa da percorrere, sott’acqua, in circa un paio d’ore abbondanti di immersione, a una profondità massima intorno ai 25 metri.

La mappa delle tappe
La mappa delle tappe

Nei giorni scorsi hanno recuperato una rete lunga 500 metri. «Le reti creano molti danni ai fondali. Quella lì l’abbiamo preparata, senza rovinare l’ecosistema. Abbiamo dei ragazzi della facoltà di biologia che ci danno una mano per capire cosa si può togliere e cosa non si può togliere».

Le reti fantasma, killer per l’ecosistema marino

La rete, molto lunga, era sui fondali di Punta della Nave e fino a Cala Cupa e rientrava nella categoria delle cosiddette reti fantasma, che stanno infestando i nostri mari: si tratta di pezzi di rete o di reti intere, lunghe anche centinaia di metri, che vengono abbandonate sui fondali marini, senza alcun tipo di discernimento e consapevolezza, evidentemente, del danno che provocano.

Queste reti, infatti, ricoprono i fondali come una vecchia coperta lisa, così da creare una barriera tra gli organismi che vivono a stretto contatto con il coralligeno o la sabbia e la loro stessa sopravvivenza: gli organismi rimangono intrappolati sotto la rete o tra le sue maglie, e non hanno via di scampo. Capita spesso, ai subacquei in immersione, di trovare questi pezzi di rete con pesci o altri organismi che non ce l’hanno fatta, morti perché pescati da una rete che non ha più proprietari pescatori.

Per non parlare dei danni alle immense foreste di gorgonie. Immaginate un bosco o una pineta che vengano intrappolati da una rete, impedendo ai rami degli alberi di respirare: è quello che succede alle gorgonie, sebbene, queste ultime, non siano vegetali ma animali. Le reti intrappolano i maestosi rami delle gorgonie che, sopraffatte, muoiono. In più, le reti sono realizzate in materiale plastico, che a seguito dei movimenti del mare, spesso si frantuma in tante piccole micro particelle. Queste microplastiche, sono diventate un vero e proprio problema per l’ecosistema e sono terribilmente e negativamente importanti anche per noi uomini, perché, inevitabilmente, finiscono nel pesce che noi mangiamo. Si chiamano micro e nano plastiche, proprio perché le dimensioni sono talmente minime, che non vediamo quel che mangiamo.

Al recupero ha partecipato la Divisione Sub di Marevivo onlus, patrocinatore del progetto Underwater Pro Tour Isola del Giglio e con l’aiuto di Francesco Dietrich, i subacquei di Marevivo, coordinati da Massimiliano Falleri e Fabrizio Massimi, hanno prestato assistenza durante il recupero, effettuato anche con l’ausilio di palloni di sollevamento.

Le tappe sono dodici, per coprire tutto il periplo dell’isola, al momento ne sono state fatte quattro, utilizzando, per lo spostamento, degli utilissimi scooter subacquei: «Ci siamo creati un calendario per gli interventi, ma dipenderà dal mare. Il progetto è appoggiato dall’amministrazione comunale. Terminate le 12 tappe abbiamo altre idee, ma ne parleremo più avanti».

 

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