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Dieks, ibis eremita uccisa da un bracconiere

Stop al bracconaggio: l’accorato appello degli esperti per inserire la Toscana nei black spot del Piano nazionale antibracconaggio
L'ibis eremita Dieks uccisa dai bracconieri
La femmina di ibis eremita Dieks uccisa dai bracconieri

GROSSETO. Dieks era un’esemplare femmina di ibis eremita, destinata a diventare la fondatrice di una nuova colonia di riproduzione in Austria. Il 26 settembre, mentre volava dalla Carinzia, dove è nata nel 2020, verso Orbetello, per svernare nell’Oasi Wwf della Laguna, è stata presa a fucilate da un bracconiere nelle campagne di Figline Valdarno. È morta dopo due ore di agonia, portando via con sé il sogno dei ricercatori del gruppo austriaco-tedesco-italiano impegnati dal 2013 nel progetto Waldrappteam per la reintroduzione in natura di questa rarissima specie.

L’uccisione di Dieks ha scatenato l’indignazione di naturalisti, studiosi e appassionati, è stata ripresa dai media nazionali ed è diventata il simbolo della lotta al bracconaggio contro gli uccelli migratori, che proprio in Toscana è molto diffuso. Da qui la richiesta dei conservazionisti di inasprire i controlli contro questo fenomeno inserendo la  Toscana tra i luoghi più pericolosi per le specie migratorie nel Piano nazionale antibracconaggio. Se così non sarà, oltre a mettere a rischio molte specie migratorie, si rischia di vanificare il lavoro ventennale per salvare gli ibs eremita.

Questo particolarissimo uccello, infatti, popolava i boschi europei fino a tutto il Medioevo. La caccia indiscriminata per secoli ha portato all’estinzione in Europa Centrale, fino agli anni 2000, quando sono partiti i primi progetti europei di reintroduzione delle specie migratorie, grazie ai quali gli ibis si sono riprodotti in cattività, poi rieducati alla vita in natura. Ci vogliono generazioni di esemplari come Dieks per portarli a riprodursi e a diventare autosufficienti.

Gli ibis eremita, infatti, nascono e crescono in 4 colonie tra Germania e Austria. Una volta che hanno imparato a volare, migrano a sud verso la Laguna di Orbetello, l’unico sito in cui vanno a svernare tutti circa 200 esemplari attualmente presenti in Europa. Da lì, poi, ripartono a fine inverno per tornare dove sono nati. Il progetto, co-finanziato dall’Unione Europea, peraltro, prevede anche l’intervento dell’uomo per insegnare agli ibis la rotta di migrazione, con i deltaplani “mamma” che li accompagnano in volo.

Ibis in volo con il deltaplano-mamma
Ibis in volo con il deltaplano-mamma (foto dal sito waldrapp.eu)

Gli esperti: «inserire la costa toscana nell’elenco dei siti pericolosi del piano antibracconaggio»

«Dieks era partita con i suoi simili, questa volta senza l’aiuto e la guida degli umani – spiega Laura Stefani che lavora con il Waldrappteam – ed era destinata a riprodursi in natura, dando il suo contributo alla reintroduzione della specie. La sua uccisione è solo l’ultimo gravissimo episodio di bracconaggio di una lunga serie ai danni degli ibis, e di molte altre  specie di uccelli migratori, soprattutto sulla costa tirrenica toscana. Nel 2020 sono stati abbattuti 5 ibis, di cui 4 in Toscana. E, mentre loro sono costantemente monitorati, non è così per le altre specie, per cui è difficile conoscere la portata del problema».

Per fermare la pratica incivile del bracconaggio, arriva dagli esperti di Waldrappenteam e dai conservazionisti la richiesta di inserire la costa tirrenica  importante corridoio di migrazione per molte specie di uccelli e dove gli ibis eremita sono stati spesso vittime di bracconaggio anche in passato – tra i  black spots del Piano nazionale antibracconaggio.  Ovvero tra i 7 luoghi pericolosi per le rotte migratorie, dove le attività illegali contro gli uccelli sono più intense e occorrono misure più efficaci. Elenco da cui la Toscana manca del tutto

In Italia 5,6 milioni di uccelli migratori uccisi dai bracconieri ogni anno 

«Il bracconaggio è una delle principali minacce per la biodiversità – aggiunge Johannes Fritz, responsabile del progetto Waldrappteam – e secondo uno studio di BirdLife International, circa 5,6 milioni di uccelli vengono uccisi o catturati illegalmente ogni anno solamente in Italia, in gran parte a causa di tradizioni di lunga data. Questo colpisce l’ibis eremita e altre specie di uccelli migratori in pericolo, per i quali vengono attuate ampie misure di protezione nelle loro aree di riproduzione, soprattutto nell’ambito del programma Life finanziato dall’Unione Europea.

Importanti risultati di questi progetti di conservazione vengono distrutti anno dopo anno dall’uccisione illegale di uccelli lungo i percorsi di migrazione. Adesso è il momento di dire basta. Per molti anni, insieme ai nostri partner italiani, abbiamo lavorato per richiamare l’attenzione delle autorità e delle associazioni venatorie sull’alto numero di ibis eremita abbattuti in Italia e in particolare in Toscana.

Nel 2020 il numero di uccisioni è aumentato considerevolmente e anche quest’anno assistiamo alla prima già all’inizio della migrazione autunnale, non appena riaperta la stagione venatoria italiana. Si può supporre che questo alto tasso di perdita negli ibis eremita sia rappresentativo anche di altre specie di uccelli. Chiediamo urgentemente alle autorità nazionali e regionali, al ministero dell’Ambiente di intensificare gli sforzi e mettere in atto misure efficaci contro questi comportamenti insensati e illegali».

 

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