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Oltre 1100 ricoverati e 205 morti per Covid in Maremma

Cesira Nencioni: la situazione è molto migliorata grazie ai vaccini, ma è presto per cantare vittoria
Il reparto di malattie infettive Covid dell'ospedale di Grosseto
Il reparto di malattie infettive Covid dell’ospedale di Grosseto

GROSSETO. A guardarli oggi i numeri della pandemia in provincia di Grosseto, da marzo 2020 a ora, fanno paura: 205 morti, dei quali 170 in ospedale, sui 7.175 in tutta la Regione, oltre 5 mila contagiati e 1.122 ricoveri. Andando nel dettaglio dell’attività ospedaliera, i ricoveri sono stati 443 nel 2020 e 679 nel 2021. Ben 173 in terapia intensiva (57 donne e 116 uomini), mentre in malattie infettive-pneumologia, sono stati 949 (429 donne e 520 maschi), con un’età media di poco inferiore a 70 anni. Anche il numero dei decessi, sempre in ospedale, è stato più alto nel 2020, 94 contro i 76 del 2021, con età media 80 anni.

I dati sono quelli elaborati dalla Asl Sudest e dalla Regione Toscana, pubblicati quotidianamente anche sul sito dell’Agenzia regionale di sanità, a partire dalle 18.30. E mentre oggi, 2 ottobre, l’Asl annuncia che da lunedì 4, parte la somministrazione della terza dose di vaccino negli anziani ricoverati nelle Rsa (si inizia dalla residenza sanitaria assistenziale Ferrucci a Grosseto, alle 10), arriva l’appello dei medici e degli esperti a non abbassare la guardia, anche se i numeri sono in netto miglioramento e i ricoveri in calo.

Il Covid-19 si è dimostrato un virus subdolo, capace di selezionare varianti ogni volta più aggressive e di rapida diffusione, come la Delta, che in poche settimane è diventata la più diffusa in Europa, capace di mettere in crisi Paesi in cui la campagna di vaccinazione aveva raggiunto percentuali significative, come l’Inghilterra, benché in quel caso fosse stata privilegiata la somministrazione della prima dose.

Tra i medici che sono stati maggiormente impegnati nella lotta al coronavirus a Grosseto, c’è Cesira Nencioni, direttrice dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive del Misericordia, lei stessa contagiata e ricoverata per alcuni giorni nel suo reparto. Un’esperienza che l’ha profondamente segnata psicologicamente e umanamente.

Cesira Nencioni
Cesira Nencioni

«In questo momento – dice Nencioni – i letti occupati in malattie infettive oscillano giornalmente di poche unità e sono da diverso tempo sotto 10. Ma, soprattutto, dopo quasi un anno e mezzo, non ci sono letti occupati in terapia intensiva. Quello che balza agli occhi, ma certamente non sorprende, è la netta prevalenza dei non vaccinati tra i degenti, rispetto ai vaccinati. Ieri, 1° ottobre, erano 6 su 8, in un rapporto di 4 a 1, considerando che anche chi ha fatto il percorso di immunizzazione può di nuovo contrarre e trasmettere l’infezione. Certamente ha meno possibilità di ammalarsi e di aggravarsi tanto da richiedere il ricovero.

Viceversa chi non è vaccinato ha probabilità 16 volte maggiori di avere complicanze, ricovero, ventilazione non invasiva e invasiva, rispetto a chi è vaccinato. Un rischio che si affianca a quello “sociale” di essere veicolo di contagio. Da qui il mi personale appello ad abbandonare le resistenze e a vaccinarsi.

La situazione in questo momento sta migliorando, lo vediamo anche dai dati a livello nazionale, ma siamo alle porte della stagione fredda che si porta dietro anche l‘influenza stagionale. Lo scorso anno ci sono stati pochissimi casi, perché la mascherina e le altre misure anticontagio ne bloccarono la diffusione, unito al fatto che ci furono più vaccinazioni. Dunque è ancora presto per togliere le mascherine e per allentare le precauzioni cui ci siamo abituati in questi lunghi mesi.

Riprendo le parole di Gianni Rezza alla conferenza stampa del 24 settembre, convocata dal ministero della Salute per l’analisi dei dati. In Italia la situazione è migliore rispetto ad altri Paesi, in Europa e nel mondo, ma è troppo presto per cantare vittoria», conclude Nencioni.

Una risposta per combattere la pandemia, da alcuni mesi, arriva anche dall’uso degli anticorpi monoclonali, che dallo scorso marzo vengono somministrati all’ambulatorio di malattie infettive, seguito direttamente da Nencioni e dalla sua equipe. In questo caso si interviene quando c’è già l’infezione, in situazioni particolari, segnalate dal medico di famiglia o dell’Usca. Dall’attivazione del servizio a ora, sono state effettuate circa 50 somministrazioni ad altrettanti pazienti, con risultati significative per il positivo decorso dell’infezione.

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