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Reddito cittadinanza: il giudice ordina all’Inps di pagare

Da sette mesi una famiglia grossetana è a reddito zero. La donna scrive una lettera all’istituto di previdenza: «Mi avete tolto la dignità»
Il tribunale di Grosseto
Il tribunale di Grosseto

GROSSETO.  Ripristino immediato del reddito di cittadinanza e pagamento delle spese: è l’ordinanza firmata dal giudice Giuseppe Grosso nei confronti dell’Inps. Ma nonostante che l’istituto di previdenza avesse 15 giorni per ottemperare all’obbligo, una famiglia di Grosseto da sette mesi è senza il sostegno del reddito di cittadinanza. E tutto, per un errore commesso dal Centro per l’impiego.

Un’Odissea lunga sette mesi

L’Odissea della famiglia grossetana, babbo, mamma e due figlie, tutti senza alcun reddito tranne la pensione di invalidità della minore, è cominciato lo scorso marzo. Per un problema tecnico, il Centro per l’impiego non è riuscito a inviare l’sms per presentarsi ai colloqui. L’erogazione è stata sospesa e ancora oggi non è stata ripristinata, nonostante l’ordinanza del giudice.

Da sette mesi quindi, la famiglia non ha alcuna fonte di reddito, se non la pensione d’invalidità della figlia minore che ha una grave patologia e che percepisce 500 euro al mese.

Tutto è cominciato a fine aprile, quando la donna si è rivolta all’Inps e ha scoperto che quello che aveva causato il blocco dell’erogazione dell’indennizzo era un numero di cellulare sbagliato inserito dal Centro per l’impiego. Il Centro per l’Impiego, già ad aprile, dopo numerose sollecitazioni da parte della grossetana intestataria della misura di sostegno, aveva provveduto a segnalarlo all’Inps. E anche l’Inps, alla fine di aprile, aveva provveduto a sistemare la pratica. «Ma a distanza di sette mesi – dice la donna  – la situazione non è ancora stata sbloccata e noi stiamo cercando di sopravvivere con cinquecento euro al mese in quattro. Io e mio marito non riusciamo a trovare lavoro, inoltre io ho l’accompagnamento per mia figlia e non posso lasciarla sola. Abbiamo fatto tutto quello che ci è stato detto di fare ma ancora oggi questa situazione non è stata risolta». L’ultima erogazione del reddito di cittadinanza risale infatti a gennaio scorso.

La donna si è dovuta rivolgere a un avvocato che ha depositato una causa contro l’Inps. Il giudice, dopo aver analizzato tutta la documentazione prodotta, ha emesso un’ordinanza con la quale obbliga l’Inps al ripristino dell’erogazione del reddito di cittadinanza. «Emerge che il mancato ripristino della situazione – scrive il giudice – è dipeso da mere inefficienze organizzative e dalla mancata comunicazione tra Centro per l’impiego, ufficio periferico e ufficio centrale dell’Inps». Inefficienza organizzativa che non deve però pagare la donna, che – scrive ancora il giudice «è stata privata di un importante sostegno per il mantenimento del nucleo familiare». 

La donna ancora non ha ricevuto un euro. E ha deciso di scrivere all’Inps una lettera, che pubblichiamo di seguito.

La lettera all’Inps

Caro istituto Inps,

ti scrivo perché nelle infinite volte in cui sono venuta nel tuo ufficio a chiedere spiegazioni per l’ingiusto fermo del mio reddito di cittadinanza, non solo hai omesso ciò che stava succedendo ma hai presupposto di potermi liquidare attribuendo la colpa di un tuo vile gesto ai tuoi colleghi di Roma, che con molta probabilità non sanno nemmeno della mia esistenza. Non sanno che a settembre del 2020 mi è stato accordato il reddito di cittadinanza, avendo tutti i requisiti che per legge servivano per potermelo accordare. Non sanno che questo prezioso aiuto mi è stato sottratto a febbraio senza neppure spiegarmi il motivo di questa decisione.

Non sanno che questa famiglia di 4 persone è stata costretta a sopravvivere con i 500 euro della pensione di invalidità di mia figlia minore. Non sanno che per due mesi ho fatto visita quasi giornalmente al vostro istituto e al centro dell’impiego senza che nessuno mi desse spiegazioni e motivazioni di questo gesto infame e  discriminatorio, nonostante la mia evidente situazione, costringendomi a perdere la dignità di cui ogni essere umano ha diritto. Non sanno che dopo mesi di disperazione, tristezza, vergogna, rabbia e sdegno sono riuscita a far spezzare la catena di omissioni che non mi permetteva di capire che tutto il problema era stato determinato da un errore dell’ufficio di collocamento che avrebbe poi ammesso la colpa scusandosi per non averlo fatto prima.

Non sanno che il problema deriva non da una negligenza mia né dei miei familiari bensì dalla superficialità di persone che non hanno la capacità se non quella di omettere una verità privando della dignità una famiglia che l’unico errore che ha fatto è stato seguire le regole. Non sanno che nei mesi successivi questa famiglia insieme all’avvocata alla quale si sono forzatamente dovuti rivolgere ha continuato a non ricevere ciò che gli spettava di diritto, subendo le giustificazioni di chi, non conoscendo minimamente la sensazione di impotenza che si prova davanti ai propri cari, si approfittava del mio precario stato emotivo.

Non sanno che passati sette mesi finalmente un giudice ha dichiarato che il reddito di cittadinanza ci spettava di diritto e che avendo tolto la dignità e la capacità di vivere serenamente avrebbero dovuto erogare entro 15 giorni. Non sanno che nonostante un’ordinanza giudiziaria ancora oggi non percepisco nessun reddito e che continuo a sopravvivere con le briciole che trovo in qua e là come se fossi un piccione. Ma cosa potrò fare?  qual è la mia colpa? qual è il motivo di questa discriminazione? Quante altre domande mi dovrò fare per convincermi di possedere la ragione e la convinzione che questi individui mi trattino da essere umano? 

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