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Rapina alla farmacia: ecco chi sono gli arrestati

Il basista stava a Gavorrano. Gli altri partono dalla Campania ma restano con l’amaro in bocca: il bottino è troppo basso
Una pattuglia dei carabinieri
Una pattuglia dei carabinieri

FOLLONICA. Erano partiti dalla Campania il 27 gennaio, per organizzare la rapina alla farmacia Salus di via della Repubblica. Erano arrivati in provincia convinti che il colpo avrebbe fruttato bene. Invece, si sono dovuti accontentare di 1.424,32 euro. Soldi che poi si sarebbero dovuti dividere. Pochi, così pochi da dover chiedere ai familiari l’invio di somme per pagare la trasferta, albergo compreso.

Quattro uomini in carcere, uno all’obbligo di dimora

Ciro Volpe, 35 anni, di Napoli, Clemente Redine, 37 anni di Napoli, ma residente a Bagno di Gavorrano (difeso dall’avvocato Stelio Pugi del foro di Grosseto), Gianluca Schettino, 36 anni di Mugnano, Vincenzo Campanile, 49 anni residente ad Afragola in provincia di Napoli sono in carcere, su ordine del giudice Marco Mezzaluna che ha accolto le richiesta della sostituta procuratrice Valeria Lazzarini.

Il giudice Marco Mezzaluna

«C’è il concreto rischio che commettano altri crimini – ha scritto il gip nell’ordinanza di custodia cautelare – quindi l’unica misura che eviti per gli altri il pericolo, è il carcere». Per Pasquale Busiello, invece, il giudice ha disposto l’obbligo di dimora. La pm aveva chiesto i domiciliari, misura ritenuta però dal gip Mezzaluna troppo restrittiva. Il quarantanovenne di Napoli è accusato di concorso morale nella rapina: era partito con gli altri dalla Campania ed era arrivato a Follonica. Ma non aveva partecipato al colpo messo a segno alla farmacia Salus.

I quattro sono accusati dei reati di rapina, di furto e di porto abusivo di arma da fuoco.

Questa mattina, venerdì 15 ottobre, i quattro sono stati interrogati dal giudice. Redine, accusato di essere il basista della rapina, ha risposto spiegando di aver soltanto ospitato a casa sua Volpe, Busiello e Schettino, Campanile. «Avevo avuto rapporti di lavoro con loro – ha spiegato – e li ho ospitati». Una versione questa, che sarebbe stata confermata da Volpe stesso, che avrebbe scagionato sia Busiello che Redine, dicendo che i due erano estranei alla rapina.

Pistola in pugno e mascherina sul volto

Il 29 gennaio, alle 16,55, Campanile e Schettino, le due “linci” assoldate da Volpe, sono entrate nella farmacia Salus, con la mascherina sul volto. «Stai ferma, non dire niente e aprici la cassa», ha detto uno di loro alla farmacista che era dietro al bancone. La donna ha consegnato ai due uomini i soldi che erano nella cassa del negozio. Poi si sono allontanati. «Andiamo, andiamo», hanno detto più volte Campanile e Schettino.

L’allarme è stato dato immediatamente: i carabinieri, pochi minuti dopo, hanno ritrovato l’auto a bordo della quale sono scappati i rapinatori, una Fiat Doblò che era stata rubata il giorno stesso, sulla provinciale per il Puntone di Scarlino.

La farmacia Salus di Follonica
La farmacia Salus di Follonica

Dalle analisi delle telecamere di sorveglianza che hanno ripreso l’ingresso dell’auto rubata a Follonica e la sua uscita poco dopo, i militari hanno scoperto che c’era un’altra vettura, una Opel Astra, che seguiva l’altra auto. E grazie alla targa, i militari sono risaliti al proprietario: l’auto era stata noleggiata ed era stata utilizzata nella “staffetta” dei rapinatori.

Nove mesi di indagini

I carabinieri, da quel momento in avanti, non hanno mollato un attimo: coordinati dalla sostituta procuratrice Valeria Lazzarini hanno cominciato a seguire i movimenti dei cinque, a partire dal controllo effettuato proprio sull’Opel Astra al volante della quale si trovava Volpe, che era stato fermato il giorno successivo dai militari in una stazione di servizio di Gavorrano.

La perquisizione però, era risultata negativa. Ma diversi elementi, oltre all’analisi delle celle telefoniche, sono stati raccolti grazie alle intercettazioni. Telefonate tra Volpe e la moglie, chiacchierate con amici, durante la quale l’uomo che aveva messo insieme la banda di rapinatori, si sarebbe più volte lamentato per lo scarso bottino. Ma anche perché uno dei complici, Schettino, oltre a non aver voluto portare con sé il suo telefono cellulare, non aveva nemmeno voluto chiedere ai familiari 50 euro per partecipare alle spese del viaggio, mentre Campanile si fa spedire 350 euro.

Campanile e Schettino lasciano poi la Maremma e vanno prima a Firenze e poi a Bologna. Busiello e Volpe rientrano a Napoli. Redine, secondo la ricostruzione dei carabinieri, sarebbe stato il basista e la sua abitazione la sede logistica della rapina.

Anche il furto della Fiat Doblò sarebbe stato ideato da lui: il 37 enne infatti, era affidato ai servizi sociali dove stava scontando una precedente condanna. Svolgeva il servizio all‘Auser di Bagno di Gavorrano. E qui avrebbe conosciuto il proprietario dell’auto, anche lui in prova ai servizi sociali. L’uomo di mestiere fa il pescatore e Redine gli acquistava spesso il pesce: conosceva i suoi orari e sapeva quando non era in casa. Fargli portare via l’auto, quindi, non sarebbe stato difficile.

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