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Prostituzione nel centro massaggi: assolti marito e moglie

Il centro massaggi era finito nel mirino dei carabinieri: non è stato possibile accertare che si trattasse in realtà di una casa d’appuntamenti
Il tribunale di Grosseto

FOLLONICA. La società si chiamava associazione sportiva dilettantistica Viola disciplina orientale e il nome faceva pensare a un centro dove si potevano praticare le arti marziali. Invece, secondo i carabinieri, in quel centro massaggi che si trovava in via Colombo, a pochi passi dal centro, si sarebbero offerte prestazioni sessuali: per questo, nel 2013, la proprietaria del centro massaggi, una donna cinese di 47 anni, fu arrestata e il marito, che lavorava nel centro massaggi, indagato. Per entrambi l’accusa era di sfruttamento della prostituzione.

Decine di clienti al giorno

Dopo anni di processo, per la coppia di cittadini cinesi che vivono nella città del Golfo, è arrivata l’assoluzione. Il sostituto procuratore Giovanni De Marco aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione per la donna e a due e mezzo per il marito. Difesi dagli avvocati Francesca Pietra Caprina e Davide Lera, fin dai primi momenti i due cinesi avevano sostenuto di non aver organizzato alcun giro di prostituzione, ma che in quel centro venivano soltanto offerti massaggi.

Tesi che alla fine è passata: il collegio composto da Adolfo Di Zenzo (presidente), Laura Previti e Andrea Stramenga ha assolto i due, sebbene con formula dubitativa. Nel centro massaggi infatti, i clienti andavano e venivano. Una decina al giorno, ne contarono i carabinieri durante i servizi di osservazione durante le indagini. E probabilmente, le due ragazze cinesi che si sarebbero dovute occupare dei dolori muscolari dei loro clienti, avrebbero offerto prestazioni sessuali durante i massaggi, per 20 euro in più. Prestazioni che non si sarebbero mai concretizzate in rapporti completi.

Dettaglio questo, che avrebbe confermato come non si svolgesse in quel centro l’attività di meretricio, organizzata dalla proprietaria con la complicità del marito, ma che le offerte fatte dalle ragazze sarebbero state estemporanee.

I clienti, tutti maschi, di varie età e di ogni estrazione sociale, che arrivavano a Follonica anche da fuori provincia, prendevano appuntamento telefonicamente ma mai durante le conversazioni ascoltate dai carabinieri avevano fatto riferimento a prestazioni di natura sessuale. E anche la pubblicità del centro, che all’epoca veniva fatta con le immagini di ragazze in abiti succinti, non è bastata a dimostrare che quel centro massaggi fosse in realtà una casa d’appuntamenti. «Immagini – ha sottolineato durante il dibattimento l’avvocato Davide Lera – che vengono spesso utilizzate anche per pubblicizzare le auto sportive. In quel caso a nessuno verrebbe in mente che si trattasse di un giro di prostituzione».

 

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