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Ordinano la pizza in pronto soccorso e picchiano l’Oss

È successo il 13 gennaio al Misericordia, in area Covid. Protagonista una coppia con problemi psichici e di dipendenza
l'ingresso del pronto soccorso di Grosseto
L’ingresso del pronto soccorso di Grosseto

GROSSETO. Sono arrivati in pronto soccorso Covid ad alta intensità nel tardo pomeriggio di ieri, 13 gennaio. La coppia, senza fissa dimora e attualmente domiciliata in una struttura ricettiva sull’Amiata, è stata portata dal 118 in pronto soccorso perché entrambi positivi al Covid e pertanto non più ospitabili in hotel. Sono stati presi in carico benché asintomatici ed è stato fatto un nuovo tampone.

All’ora di cena, hanno deciso di ordinare due pizze, ma quando è arrivato il servizio da asporto e una delle operatrici socio-sanitarie in turno ha detto loro che non era possibile mettersi a mangiare in mezzo ai pazienti attaccati ai respiratori, sono volate le botte.

L’operatrice è stata prima spintonata, poi colpita alla testa con flaconi di amuchina e di soluzione fisiologica, quindi sono stati divelti i ventilatori per la respirazione ed è stata messa a soqquadro l’intera area Covid del pronto soccorso, gettando nel panico i pazienti. I due si sono calmati solo quando sono arrivati i carabinieri, che tuttavia non li hanno prelevati perché positivi.

La oss, scossa e traumatizzata dall’accaduto, è dovuta ricorrere alle cure dei medici, mentre i due – la donna, una grossetana di 27 anni con gravi problemi psichici, già nota ai servizi, e l’uomo, circa 30 anni di Civitavecchia, in trattamento con metadone – benché asintomatici sono stati ricoverati in Obi-Covid in una stanza a due letti. Dove peraltro, dopo la sfuriata, hanno ordinate altre due pizze e due birre e si sono messi tranquilli.

Al momento sono ancora ricoverati in Obi-Covid e qui inizia la seconda parte della storia. A stasera non ci sono posti che hanno dato la disponibilità di ospitarli, né gli alberghi sanitari per le persone con coronavirus asintomatiche o paucisintomatiche a causa dei problemi psichici e di dipendenza della coppia, tantomeno nelle strutture socio-assistenziali poiché positivi. Dunque restano in due posti letto destinati a pazienti con Covid, acuti e che necessitano di ricovero.

Pochi giorni fa, un’altra aggressione

E purtroppo non è la prima volta che succede. Da anni episodi del genere sono all’ordine del giorno. Uno anche pochi giorni fa, quando un paziente psichiatrico ha aggredito gli operatori del pronto soccorso prima che venisse fermato e trattato con un Tso. In entrambi i casi sono state attivate anche le procedure di rischio clinico

La questione della sicurezza del personale sanitario è stata sollevata in più occasioni dal direttore del pronto soccorso di Grosseto e della rete dei pronto soccorso provinciali, Mauro Breggia, da tempo in prima linea sul problema delle aggressioni. Peraltro chiedendo che venisse rafforzata la vigilanza, sia attraverso il servizio convenzionato con la Asl che con maggiore presenza delle forze dell’ordine nell’area dell’emergenza urgenza.

In campo anche la Cgil

Sull’episodio di giovedì, è intervenuta anche la Cgil, per voce del segretario generale della Funzione pubblica, Salvatore Gallotta insieme alla responsabile sanità Fp di Grosseto, Alda Cardelli, e al coordinatore Fp Cgil Toscana sud est, Antonio Melley.

«Ci auguriamo che le conseguenze fisiche e psicologiche per l’operatrice aggredita siano contenute – dicono Gallotta, Cardelli e Melley – e chiediamo azioni urgenti per evitare il ripetersi di queste situazioni. Poiché, a quanto ci risulta, ancora oggi al pronto soccorso del Misericordia sono presenti quegli stessi elementi di criticità che non sono stati rimossi neppure dopo l’intervento delle forze dell’ordine».

«Il nuovo aumento dei contagi, con il conseguente sovraccarico dei servizi sanitari pubblici, è sicuramente un fattore importante per esasperare un clima di conflittualità che genera problemi nel rapporto tra utenti e dipendenti. Questo accade perché il Servizio sanitario regionale non è stato messo in grado di rispondere al ripresentarsi di fasi epidemiche (le famose “ondate”) a distanza di quasi due anni dall’inizio della pandemia. Nonostante fosse prevedibile e annunciato il perdurare dell’emergenza».

 

 

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