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Omicidio di Natale, il pm chiede maxi condanne

Cocaina dalla Colombia: chiesti dai sette agli undici anni di reclusione e multe per 840mila euro
L'auto finita contro il palo della luce la sera dell'omicidio di via della Pace
L’auto finita contro il palo della luce in via della Pace

GROSSETO. Hanno scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato, ottenendo così un terzo di sconto sulla pena. E il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna, ha chiesto questa mattina, martedì 21 settembre, la condanna di Ciro Miraglia, 34 anni originario di Napoli ma residente a Massa Marittima (difeso dagli avvocati Barbara Fiorini e Massimo Montanaro) a 11 anni e 4 mesi e al pagamento di una multa di 170mila euro, Giuseppe Apice, napoletano di 38 anni, difeso dall’avvocato Carlo Ercolino, 7 anni e 8 mesi e 100mila euro di multa, Khadim Diakhate, senegalese di 40 anni assistito dall’avvocato Fabrizio Betti, 7 anni e 8 mesi e 120mila euro, Alioune Fall, anche lui senegalese di 37 anni difeso dall’avvocata Sabrina Pollini, 10 anni e 4 mesi e 140mila euro,  Diego Fernando Rosero Lopez, colombiano di 31 anni, difeso dagli avvocati Paolo Lorenzo Gamba e Maria Pia Cimini, 10 anni e 8 mesi e 150mila euro e Oscar Oswaldo Arteaga Gomez, venezuelano di 26 anni e difeso dall’avvocato Adriano Capaccioli, 11 anni e 160mila euro. Spaccio internazionale, concorso in rapina e detenzione illegale di armi, i reati contestati.

Sono state richieste inoltre dal pm l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la confisca dei soldi depositati sui libretti e l’espulsione dall’Italia, una volta espiata la pena, per Arteaga Gomez, Fall e Diakhate.

Il 12 e il 19 ottobre sono fissate le udienze durante le quali la giudice Laura Previti darà lettura della sentenza.

Gli spari in via della Pace

Era la sera del 23 dicembre 2019, intorno alle 21 quando gli abitanti di via della Pace sentirono prima alcuni spari, poi il rumore sordo di un’auto che era finita addosso a un palo. Nella Mercedes però c’era un uomo in gravissime condizioni, un senegalese di nome Omar Sar, che fu portato alle Scotte di Siena dove morì poco dopo. Un proiettile gli aveva attraversato il cranio.

Nell’auto c’erano una pistola scacciacani, dei telefoni cellulari, dei soldi. All’ospedale di Grosseto, poco dopo, era arrivato un altro senegalese, Mor Talla Diop, 41 anni, con una ferita di arma da fuoco all’altezza del collo.  A fare fuoco era stato Bernard Edickson Genao, 32 anni, dominicano, che si trova in carcere: il giudice Sergio Compagnucci lo ha condannato a 20 anni di carcere. «Mi volevano rapinare», ha raccontato Genao al giudice, quando è stato fermato al confine con la Francia dopo essere scappato da Grosseto.

Le indagini della squadra mobile coordinate dai sostituti procuratori Giampaolo Melchionna e Giovanni De Marco, hanno portato poi all’arresto di tutta la banda che aveva messo su un fiorente traffico di cocaina che dalla Colombia arrivava a Grosseto, dove veniva cucinata proprio nell’appartamento di via della Pace per essere poi rivenduta soprattutto nel Napoletano.  La sera della sparatoria, i due uomini senegalesi avevano tentato di portare via la droga che Genao avrebbe dovuto vendere loro senza pagarla. Per questo il dj dominicano aveva sparato.

Cocaina dalla Colombia a Napoli

La cocaina arrivava, purissima, dalla Colombia. Khadim Diakhate, 39 anni, soprannominato “Bamba”, e Diego Fernando Lopez Rosero, 30 anni, colombiano, proprietario della Mercedes con la quale erano arrivati in Maremma insieme a Fall e a Diop, avrebbero dovuto ritirare la droga dal dominicano. Ma la sera del 23 dicembre, lo scambio non andò a buon fine: a raccontare quanto fosse successo nell’appartamento di via della Pace, è stato lo stesso dominicano, difeso dall’avvocato Romano Lombardi.

Omar Sar avrebbe tirato fuori una pistola nell’appartamento, prendendo i due involucri contenenti la droga e minacciando Genao con l’arma. Il dominicano, dopo aver disarmato il senegalese, lo avrebbe inseguito sulle scale del palazzo esplodendo dei colpi, continuando così anche lungo la strada, mentre l’uomo si stava allontanando a bordo della Mercedes con la quale era arrivato a Grosseto. Nell’inseguimento era rimasto ferito anche l’altro senegalese che era con lui, Talla Diop Mor che, dopo le cure ricevute al Misericordia, fu portato in carcere.

Oscar Oswaldo Arteaga Gomez, “El Primo” invece,  avrebbe invece fatto arrivare a Grosseto, cinque chili di cocaina purissima in due mesi e mezzo. Droga che Ciro Miraglia,  il socio in affari di Bernard Edickson Genao, che teneva i contatti con i colombiani, avrebbe venduto al sud, nel Napoletano, principalmente. Uno degli acquirenti individuati dalla squadra mobile, era stato proprio Giuseppe Apice.

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