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Omicidio di Gavorrano: Meozzi e Santi tornano in aula

Il processo va avanti: i due sono accusati di aver ucciso uno spacciatore per rapinarlo della droga
I carabinieri davanti al bivacco
I carabinieri davanti al bivacco dov’è avvenuto l’omicidio

GAVORRANO. Durante tutte le udienze del processo sono stati uno davanti all’altra: Mirko Meozzi in prima fila, seduto accanto agli avvocati Roberto Cerboni e Donatella Panzarola, Sonia Santi dietro, con l’avvocata Loredana Giuggioli.

Accusati di aver sparato e ucciso Bouazza Jarmouni, 25 anni, la sera dell’11 agosto 2019, al margine del bosco dei bacini di San Giovanni al Filare di Gavorrano e di aver ferito in maniera gravissima Rahaal El Jamouni, il cugino dello spacciatore trovato morto, la prossima settimana i due si troveranno di nuovo in aula. Questa volta per ascoltare la requisitoria della sostituta procuratrice Anna Pensabene al presidente della corte d’assise Adolfo Di Zenzo, al giudice Marco Bilisari e alla giuria popolare.

Il processo per omicidio volontario e rapina

«Sonia mi ha proposto di andare con lei a spaventare gli spacciatori, per prendere la droga gratis». «È stato Mirko a chiedermi di portare la pistola per prendere la droga gratis dagli spacciatori». Esattamente come era successo dopo il loro arresto, anche nel corso dell’ultima udienza nell’aula d’assise del tribunale di Grosseto, i due imputati si sono accusati a vicenda. Lo scontro a distanza tra la donna di Suvereto e il follonichese, questa volta, è avvenuto su chi dei due avesse avuto l’idea di rapinare i due ragazzi che spacciavano nel bosco dei bacini di San Giovanni, al Filare di Gavorrano.

Bouazza Jarmouni, la vittima
Bouazza Jarmouni, lo spacciatore ucciso

Un punto fermo, nel racconto dei due però c’è: «Il giorno prima ero stato là perché mi dovevano dare una ricompensa», ha spiegato Meozzi. Il quarantaseienne era stato contattato da uno degli spacciatori che si rifugiavano nella macchia al Filare di Gavorrano, per chiedergli di fargli una ricarica del cellulare da 20 euro. «In cambio mi avrebbero dato della cocaina – ha detto – ma quando sono andato a prenderla insieme a Sonia che mi ha accompagnato con la sua auto, era una dose più piccola di quello che mi aspettavo di ricevere».

Nel bosco con la pistola

A quel punto, stando al racconto di Meozzi, Sonia Santi avrebbe proposto all’uomo di tornare nel bosco dello spaccio con la pistola, per spaventarli e prendere un po’ di droga gratis. Per rapinarli. Versione questa, ribaltata da Sonia che ha spiegato, rispondendo alla pm Pensabene, che era stato l’uomo a chiedere alla suveretana di portarlo di nuovo lì «per portare via qualcosa senza pagare». Secondo Meozzi però, la donna aveva già utilizzato quel metodo altre volte. «Mi ha raccontato che qualche volta lo aveva già fatto di spaventare gli spacciatori per andare via senza aver pagato la droga – dice Meozzi – e che era una cosa abbastanza semplice. Io quel giorno ero arrabbiato perché mi avevano dato meno droga del dovuto, ma non volevo davvero che finisse così».

Mirko Meozzi, accusato di omicidio
Mirko Meozzi, l’uomo accusato di omicidio

Una volta al Filare, l’uomo si sarebbe trovato la pistola in mano. «Mi ha detto di fare paura agli spacciatori – spiega – ma di quello che è successo dopo che ho sparato il primo colpo, non ricordo nulla, ho avuto un blackout. So che la perizia ha stabilito che sono stato io a sparare: mi assumo la responsabilità di quello che è successo, ma di quei minuti non ricordo nulla». Meozzi parla del primo colpo, partito inavvertitamente. Santi spiega invece che l’amico, che pure l’aveva contattata per andare a «far paura agli spacciatori», non avrebbe saputo che lei aveva con sé la pistola. Lei però, l’aveva portata, come faceva sempre, ogni volta che usciva da casa. «Avevo paura ad uscire da casa disarmata – ha detto nel corso della penultima udienza – La pistola la portavo sempre con me, la sera».

Sonia Santi
Sonia Santi, la donna accusata di omicidio e rapina

Gli spari, il venticinquenne ferito mortalmente, il cugino che si allontana con un proiettile nell’addome. Il buio nella mente di Meozzi. È questa la sequenza raccontata in aula dall’uomo. «Appena ho sentito il colpo – dice – sono rimasto al buio. Non ricordo più nulla». Sonia invece racconta quello che sarebbe successo nei momenti successivi: la fuga con l’auto, poi il dietrofront per tornare ai bacini di San Giovanni. «Mi minacciava con la pistola – ha detto – mi ha fatta tornare indietro». Una volta tornati al Filare, l’uomo avrebbe rovesciato le tasche a Bouazza e gli avrebbe portato via soldi in contanti (1.600 euro circa) e droga. Ricostruzione questa, completamente diversa da quella di Meozzi.

Verso la sentenza

La prossima settimana sarà la volta della requisitoria della sostituta procuratrice Anna Pensabene, che dovrà decidere se chiedere o meno la condanna dei due imputati, valutando – nel caso in cui siano emerse – le loro differenti posizioni: Meozzi e Santi sono entrambi accusati di omicidio volontario, rapina e porto abusivo di arma. Dopo la requisitoria, quasi sicuramente verrà fissata un’altra udienza per le repliche dei difensori, dopodiché verrà emessa la sentenza.

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