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Occuparono l’ex Garibaldi: manca la querela, niente condanna

Non luogo a procedere nei confronti di tre uomini che furono trovati nell’ex orfanotrofio, il Comune non li denunciò
L'ex Garibaldi a Grosseto www.maremmaoggi.net
L’ex orfanotrofio di Grosseto

GROSSETO. Fino a quando all’ex Garibaldi non sono arrivate le ruspe, il problema delle occupazioni dell’immobile da parte di senza tetto e sbandati è stato uno dei più assillanti per le amministrazioni che si sono succedute a Grosseto.

Il blitz all’ex orfanotrofio

Il 7 novembre 2018 le forze dell’ordine intervenute per liberare quegli spazi, trovarono all’interno nove persone che furono allontanate e che furono denunciate alla Procura. Per tre di loro, il processo si è chiuso con un non luogo a procedere: il Comune di Grosseto, infatti, non aveva presentato querela e la giudice Laura Previti non ha avuto alternative.

Il reato di invasione arbitraria di terreni ed edifici al fine dell’occupazione, che era stato contestato a Kassim Aweiss, ghanese di 25 anni difeso dall’avvocato Lorenzo Mascagni, a Mohamoud Fatnassi, 40 anni tunisino, difeso dall’avvocato Riccardo Lottini e a Alagie Gibba, gambiano di 27 anni, difeso dall’avvocato Paolo Novelli, può essere procedibile d’ufficio solo nel caso in cui gli occupanti siano più di cinque persone palesemente armate o più di 10 persone.

Durante la perquisizione, nello zaino di uno degli occupanti i poliziotti trovarono un coltello che fu sequestrato ma, scrive la giudice Previti nelle motivazioni della sentenza «deve escludersi che tale circostanza qualifichi l’imputato come palesemente armato ai sensi e per gli effetti dell’aggravante contestata, posto che il termine “palesemente armato” deve essere inteso nel senso che le armi siano portate in maniera manifesta dall’autore del fatto».

L’aggravante contestata quindi, era già venuta meno. E poi – ha fatto presente l’avvocato Mascagni nella sua arringa – il Comune non aveva presentato querela, requisito fondamentale per arrivare a una sentenza di condanna. La vice procuratrice onoraria Elena Bartalini aveva chiesto una condanna a tre mesi di reclusione ciascuno.

 

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