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Mega impianto per il biogas a Roccastrada

Il sindaco: «Non se ne parla nemmeno». Il progetto da realizzare a Pian del Bonucci è stato presentato da Mpn1 Green energy srl di Verona. Il 17 gennaio, la conferenza dei servizi
La localizzazione dell'impianto a Pian del Bonucci
La localizzazione dell’impianto a Pian del Bonucci

ROCCASTRADA. L’idea sarebbe quella di realizzare un mega impianto per la produzione di biometano nella piana sotto Montemassi, il cui castello fu dipinto 700 anni fa da Simone Martini nel celeberrimo affresco Guidoriccio da Fogliano. Ma anche senza scomodare la storia e l’arte, la zona, esattamente Pian del Bonucci tra Ribolla e La Castellaccia, nel comune di Roccastrada, è agricola e non ci sono le condizioni per realizzare un impianto di natura industriale.

L’azienda titolare del progetto, la Mpn1 Green Energy srl di Verona, ha presentato a ottobre la richiesta di autorizzazione unica alla Regione, settore Servizi pubblici locali, energia, inquinamenti e bonifiche della direzione Ambiente ed energia, che come prevede la legge, ha avviato l’iter e convocato per il 17 gennaio la conferenza di servizi. Sarà quella la sede per analizzare il progetto e la relativa documentazione, ma per il sindaco di Roccastrada, Francesco Limatola, il destino dell’impianto per la produzione di biometano da fonti rinnovabili è già segnato.

Limatola: «Non se ne parla nemmeno, quella è una zona agricola»

«Per quanto mi riguarda non si può realizzare un impianto di natura industriale e di quelle dimensioni in una zona, che la nostra pianificazione urbanistica ha individuato come agricola», spiega Limatola, che ha avuto la relazione tecnica dall’azienda una decina di giorni fa e l’ha analizzata punto per punto con gli uffici.

«Per dare il via libera a un progetto del genere, infatti, il Comune dovrebbe approvare in consiglio una variante urbanistica, per trasformare la zona in area industriale. Peraltro, dato che Roccastrada dal 2020 fa parte dell’Unione dei comuni montana e Colline Metallifere alla quale è affidata la gestione associata delle materie ambientali e urbanistiche, dovrebbe essere convocata una conferenza di copianificazione, procedere alla variante e portarla in consiglio comunale».

Un iter lungo e complesso che Limatola non ha nessuna intenzione di avviare, anche in considerazione delle caratteristiche della zona di Pian del Bonucci, servita da un reticolo di strade secondarie ad uso dei poderi e delle attività di agriturismo, di difficile percorrenza per i mezzi pesanti, che dovrebbero portare le biomasse alla fermentazione e riportare via il metano liquido prodotto, sicuramente non in grado di sopportare una grande mole di traffico. Come si vede dalla foto dal satellite, infatti, l’unico accesso all’area è rappresentato dalla strada provinciale di Pian del Bichi e da via Pian del Bonucci.

«Il Comune di Roccastrada ha già una zona industriale, confermata con il Piano strutturale e il piano operativo due anni fa e quell’area è al Madonnino. Non ne sono previste altre. I piccoli impianti per la produzione di energia rinnovabile che ci sono, sono al servizio di attività agricole e ad esse dimensionate», conclude il sindaco. Dunque Il parere non potrà essere che negativo.

43.300 tonnellate all’anno di biomasse per 4 milioni e 500mila metri cubi di metano

Secondo la relazione tecnica della Mpn1 Green Energy srl, l’impianto per la produzione di biometano liquido da fonti rinnovabili prevede la fermentazione anaerobica di 43.300 tonnellate all’anno (stimate) di prodotti e sottoprodotti agricoli e reflui, pari a 118,6 tonnellate al giorno. Per intendersi, vari tipi di insilati (14mila tonnellate annue), farine (4.500 tonnellate), stocchi di mais (3mila tonnellate), letame e liquami bovini (21.800 tonnellate).

Il risultato della fermentazione sono 4.493.988 metri cubi di metano allo stato gassoso all’anno, da ridurre allo stato liquido attraverso uno specifico impianto. Ma la lavorazione prevede anche gli scarti: 59.333 tonnellate di digestato in uscita dall’impianto, si legge nella relazione di Mpn1 Green Energy, da riutilizzare in parte per ottenere una quota a bassa sostanza organica (circa 25.000 t/anno), da riutilizzare per fluidificare la massa in fermentazione. «La rimanente parte del digestato (26.196 t/anno) e la parte solida ricavata (8.137 t/anno) sono invece destinate allo spandimento».

L’impianto secondo la relazione di Mpn1 Green Energy

Il rendering dell'impianto per la produzione di biometano
Il rendering dell’impianto per la produzione di biometano

Tutto il complesso sistema di lavorazione prevede

  • stoccaggio biomasse
  • caricamento in fermentazione
  • fermentazione, produzione di biogas/biometano e digestato

Dunque una serie di strutture da realizzare una volta demolita la casa e gli annessi agricoli presenti, che andrebbero a occupare il 90 per cento della superficie, ubicata vicino a un’azienda agricola e a un agriturismo. Nella relazione tecnica si parla di 4 vasche, un bacino di laminazione, 6 trincee di stoccaggio per i diversi materiali da mandare alla fermentazione, digestori, serbatoi e container, l’impianto di liquefazione.


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