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Mufloni, Sammuri: «L’accordo cancella le fake news»

Il presidente del Parco: «Sospendendo gli abbattimenti abbiamo qualche problema in più. Ma almeno ora è chiaro che al Giglio il muflone non deve starci»
sammuri nel riquadro, sullo sfondo i mufloni del Giglio
Mufloni al Giglio e il presidente del Parco, Giampiero Sammuri

ISOLA DEL GIGLIO. Il giorno dopo l’accordo sui mufloni al Giglio, il presidente del Parco, Giampiero Sammuri, riflette sugli effetti della firma. E sulle prospettive. E non mancano le sorprese.

Presidente, che giudizio dà dell’accordo con LAV e WWF?

«È sicuramente una cosa molto positiva, poi quando ci si accorda partendo da posizioni diverse ognuno ottiene e cede qualcosa».

Quali sono le cose che ha ottenuto il Parco secondo il suo punto di vista?

«Beh, questo accordo spazza via una serie interminabile di affermazioni non scientifiche e che contrastano apertamente con direttive europee e leggi italiane. In particolare si conviene che le specie aliene sono una minaccia per le specie vegetali ed animali native e, soprattutto nelle piccole isole vanno eradicate. Niente di strano, come dicevo solo il rispetto di normative esistenti, ma dato che alcuni animalisti (e non mi riferisco alle associazioni più rappresentative come la LAV) sostengono che le specie aliene non sono un problema, che non fanno nessun danno e che, anzi, i mufloni all’isola del Giglio ci stanno bene, aver chiarito questo aspetto nell’accordo è un fatto importante. Per il WWF magari non è una novità  visto che a livello mondiale promuove e cofinanzia azioni di eradicazione come ad esempio quella formidabile dell’isola di Macquarie (Australia), grande sei volte l’Isola del Giglio e dove con un’azione condotta con gli stessi metodi utilizzati dal parco per l’eradicazione del ratto all’isola di Montecristo, contemporaneamente sono stati eradicati conigli, ratti e topi domestici».

«Le stesse associazioni, poi si sono impegnate, insieme al parco, a portare avanti azioni di sensibilizzazione ed informazione sul problema delle specie aliene. Questo è un punto molto importante, cosi sarà sempre più difficile che persone non informate (anche se in buona fede) e sedicenti scienziati possano affermare, come dicevo prima, che i mufloni all’isola del Giglio ci stanno bene. Da sottolineare anche l’impegno da parte delle associazioni, se necessario, a collaborare con propri volontari alle operazioni di cattura. Altro aspetto importante nel documento è il riconoscimento del valore complessivo del Progetto Let’s go Giglio, ovviamente per noi è una cosa scontata visto che è stato finanziato dall’UE nell’ambito del programma LIFE, per la conservazione della biodiversità, ma, viste alcune cose dette e scritte in questi ultimi tempi, è un elemento di chiarezza. Infine la cosa più importante è l’essersi trovati d’accordo che il muflone all’isola del Giglio non ci deve stare, né libero né in recinto».

Con la sospensione degli abbattimenti cambiano molte cose al Giglio

E cosa ha dovuto cedere il parco?

«Beh non c’è dubbio che la sospensione degli abbattimenti rende più complicato il raggiungimento dell’obbiettivo nei tempi previsti dal progetto. In genere nelle operazioni di eradicazione di ungulati nelle isole si utilizzano sia catture che abbattimenti, con quest’ultimi che vengono intensificati nella parte finale. È quello che è successo sull’isola di Santiago nell’arcipelago delle Galapagos (Ecuador)  dove il parco nazionale ha eradicato la capra selvatica. Dei 79.579 individui rimossi,12.431 sono stati catturati e 67.148 abbattuti, ma l’efficacia delle catture è andata scemando nel tempo a beneficio degli abbattimenti».

«All’isola del Giglio è stato fatto il contrario, da quando il parco ha deciso l’eradicazione del muflone (2007) per 13 anni sono stati fatti solo abbattimenti, dal 2009 ad oggi 97 capi. Solo con i fondi del progetto LIFE si sono potute iniziare, da quest’anno, le attività di cattura. In un’attività di eradicazione, più si diversificano i metodi e meglio è, ed infatti nel caso del muflone al Giglio sono stati valutati 8 diversi sistemi di cattura e quindi sospendere gli abbattimenti rende più complicata l’operazione, ma sono fiducioso che con nuove collaborazioni potremo continuare ad ottenere buoni risultati».

Ma il progetto non prevedeva solo abbattimenti?

«Questa è una delle fake più diffuse degli ultimi tempi, ho addirittura letto che spendevamo un milione e seicentomila euro per abbattere i mufloni all’isola del Giglio, ovviamente niente di più falso. La parte economica per il muflone è circa il 20% di un progetto che prevede tante altre cose, tra cui la tutela del Discoglosso sardo, un ranocchietto che forse non suscita le pulsioni del muflone, ma che al contrario è raro e minacciato. Di questo 20%  la parte più importante e costosa riguarda le catture, il costo degli abbattimenti è circa il 2-3% dell’importo totale. Come dicevo prima, è proprio grazie a questo progetto che si è cominciato a catturare i mufloni, mentre prima venivano solo abbattuti, da settembre ad ora ne abbiamo catturati e trasferiti 20. Infatti il protocollo con le associazioni riporta  testualmente “intensificare le operazioni di cattura” che in effetti non sono mai state interrotte».

Qualcuno dice che a lei gli animalisti non stanno simpatici.

«Non è questione di simpatia o antipatia. Se uno pensa che nessun animale vada ucciso, che è giusto non mangiare carne o pesce, ha una sua etica che lo porta a comportarsi in quel modo ed è una cosa che rispetto, ho anche qualche amico che segue quel modo di vivere. È lo stesso atteggiamento che ho  con un credente qualunque sia il suo Dio. Quindi se uno in base alla sua etica vorrebbe che nemmeno un muflone fosse ucciso all’isola del Giglio è una cosa che rispetto. Magari non capisco perché qualche decina di mufloni all’isola del Giglio vanno “salvati” e i 450 del piano di abbattimento annuale della regione Toscana no, come  i circa 5000 ungulati che ogni anno vengono abbattuti nei soli parchi nazionali italiani. Nessuno è riuscito a spiegarmelo, ma questo non è importante, rispetto la sensibilità anche fosse solo per i mufloni del Giglio. Quello che invece non posso accettare che per raggiungere l’obbiettivo del proprio  sentimento ci si inventi motivazioni prive di ogni validità scientifica e di rispetto verso la flora e fauna nativa dell’isola. Ma devo dare atto che la LAV ed il WWF firmando l’accordo non lo hanno fatto e di questo gli sono grato».


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