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Morte del maresciallo Dettori, si torna in aula

Mario Alberto Dettori

GROSSETO. Il nome del maresciallo Mario Alberto Dettori è risuonato di nuovo, questa mattina martedì 23 novembre, nell’aula gup del tribunale di Grosseto dove si è svolta l’udienza preliminare che vedeva imputato un ex collega del radarista trovato morto impiccato 34 anni fa sulla strada delle Sante Mariae, a pochi chilometri da Grosseto.

E ancora, dopo che il tribunale, lo scorso aprile, ha archiviato l’indagine sulla morte del maresciallo, la strage di Ustica è tornata protagonista in aula, dopo che i familiari del maresciallo in servizio a Poggio Ballone la notte del 27 giugno 1980 hanno prodotto un disegno fatto di proprio pugno da un ex collega dell’uomo.

Il disegno fatto e poi disconosciuto

Era il 2016 quando un ex collega di Dettori si è presentato a casa della moglie dell’uomo, che da quasi quarant’anni chiede verità e giustizia per la morte di suo marito. «Piangeva e ci diceva che mio padre non si era ucciso – ricorda Barbara – poi ha preso un foglio e una penna e ha fatto un disegno».

L’ex collega del maresciallo era stato uno di quelli ad andare nel terreno delle Sante Mariae quando fu trovato il corpo di Dettori. «Nel disegno lo aveva rappresentato come sorretto da una specie di carrucola – dice ancora la figlia del maresciallo – appoggiata a due rami e non impiccato».

Mario Alberto Dettori
Mario Alberto Dettori

Quando però i familiari di Dettori hanno prodotto quel disegno e l’uomo è stato chiamato dai carabinieri come testimone, di fronte ai militari lo ha disconosciuto, dichiarando di non aver mai detto ai familiari del suo ex collega che secondo lui non si era ucciso.

Il giudice si riserva

I familiari di Dettori, la moglie Carla Pacifici e i figli Barbara e Marco si sono presentati questa mattina in tribunale, di fronte al giudice per le indagini preliminari Alberto Lippini, assistiti dall’avvocato Goffredo D’Antona che da anni segue la famiglia e che aveva prodotto quel disegno: il sostituto procuratore Giovanni De Marco ha chiesto l’archiviazione del procedimento a carico dell’ex collega del maresciallo, difeso dall’avvocato Massimiliano Arcioni.

Mario Alberto Dettori con la figlia Barbara e il figlio Marco
Mario Alberto Dettori con la figlia Barbara e il figlio Marco

Secondo il pubblico ministero, il fatto che l’uomo non abbia ripetuto davanti ai carabinieri che lo hanno interrogato le stesse parole che avrebbe detto alla famiglia di Dettori, non costituirebbe reato.

«A noi comunque interessa la verità – dice Barbara Dettori – una verità che ci viene negata da più di trent’anni e per la quale io, mia madre e mio fratello, insieme all’associazione Rita Atria che ci segue ormai da anni, continueremo a chiedere in tutte le sedi».

La riapertura e la chiusura del fascicolo

Nel 2016 la Procura di Grosseto decise di riaprire il fascicolo sulla morte di Mario Alberto Dettori, dopo che la famiglia aveva presentato un esposto con il quale sollevava più di un dubbio sul suicidio dell’ex maresciallo.

La morte del maresciallo Dettori, «senza ombra di dubbio», è avvenuta per suicidio. «Non esiste agli atti, così come non esisteva agli atti del giudice Priore, alcun elemento che induca a ritenere che la morte del Dettori sia da attribuire ad un omicidio».

Con queste parole la procuratrice capo Maria Navarro, a distanza di cinque anni di distanza dalla riapertura del fascicolo sulla morte del maresciallo che la sera del 27 giugno 1980, quando il Dc9 dell’Itavia si inabissò al largo di Ustica, era in servizio a Poggio Ballone, ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. Richiesta di archiviazione che è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna.

Mario Alberto Dettori con la moglie Carla Pacifici
Mario Alberto Dettori con la moglie Carla Pacifici

La procuratrice Navarro però aggiunge: «È ragionevole ritenere – scrive – che Dettori sia stato testimone diretto dei fatti che portarono all’abbattimento del Dc9 Itavia. Il peso di tale segreto, unitamente allo stress da lavoro e alla lontananza dalla famiglia nel corso della missione in Francia, si devono ritenere alla base delle cause della sua malattia e quindi della sua morte».

Parole, quelle della procuratrice, che ancora oggi non convincono i figli e la moglie dell’ex maresciallo. «Non lo avrebbe mai fatto – dice Barbara – perché papà diceva sempre che chi si ammazza lascia i problemi agli altri. Sono certa che mio padre non si sia mai ucciso».

 

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