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L’Anpi a Vivarelli Colonna: «Restituisci la lavagna di Maiano Lavacchio»

Simbolo dell’eccidio avvenuto il 22 marzo 1944, è conservata nell’ufficio del sindaco: la richiesta durante la celebrazione dell’anniversario della Liberazione in risposta all’intitolazione di una via ad Almirante
La manifestazione a Maiano Lavacchio. A sinistra la lavagna ritrovata e a destra il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna
La celebrazione dell’81esimo anniversario della Liberazione, la lavagna di Maiano Lavacchio e i sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna

MAGLIANO IN TOSCANA. «Il sindaco ci restituisca la lavagna di Maiano Lavacchio. Tornerà in Comune quando l’Ente sarà guidato da un primo cittadino che ritirerà l’intitolazione di una via ad Almirante». La richiesta arriva dal presidente dell’Anpi, Giulio Balocchi, che del Comune di Grosseto è stato uno dei dirigenti più apprezzati fino a qualche anno fa, quando è andato in pensione. 

Sabato 22 marzo, a Maiano Lavacchio, si è celebrato l’81° Anniversario della Liberazione della provincia di Grosseto, un momento solenne che ha visto la partecipazione delle massime autorità civili e religiose per ricordare il sacrificio degli undici martiri d’Istia, giovani vittime della repressione fascista.

 

 

 
 
 
 
 
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Il sindaco risponde via social

Una mattinata che è cominciata con la risposta del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna via social all’Anpi, che aveva distribuito, in vista della cerimonia del 22 marzo, un volantino per spiegare le ragioni dell’allontanamento degli iscritti quando avrebbe parlato il primo cittadino di Grosseto. Il nodo è sempre lo stesso: l’intitolazione di una via ad Almirante

«Almirante è moralmente responsabile della morte degli undici ragazzi fucilati qui a Maiano Lavacchio – si legge nel volantino dell’Anpi – Per segnalare la nostra opposizione a questa ignobile decisione e per chiedere che venga ritirata, quando parlerà il sindaco di Grosseto, ammaineremo le nostre bandiere e i nostri labari e ci allontaneremo dalla cerimonia». 

E così è stato: quando ha preso il microfono l’assessora Angela Amante, che ha rappresentato il Comune alla celebrazione, i componenti dell’Anpi si sono allontanati». 

«Fate un misto tra pena e ridere», scrive il primo cittadino sui social, mostrando il volantino distribuito dall’Associazione partigiani. Poi rincara, nella storia pubblicata su Instagram: «Un documentello da quattro soldi – dice il sindaco – con il quale vengo accusato di aver violato la Costituzione per aver intitolato una via ad Almirante. La decisione è stata del consiglio comunale ed è stata valutata dalla Prefettura e dal ministero. La strada l’ho intitolata anche a Berlinguer e per me è stato molto più difficile che intitolarla ad Almirante». 

La lavagna con il saluto di Lele e Corrado

Poco prima di essere assassinato, mentre si trovava in attesa del verdetto in un’aula della scuola, Emanuele Matteini aveva scritto con un gesso sulla lavagna le parole: «Mamma. Lele e Corrado, un bacio». La lavagna, con la scritta ancora intatta, è stata in seguito trasferita nell’ufficio del sindaco nel Palazzo Comunale di Grosseto, dov’è esposta. 

Le celebrazioni a Maiano Lavacchio

È stata proprio l’assessora Amante a parlare della lavagna nel suo intervento. «Nella stanza del sindaco – ricorda – c’è la lavagna che la madre dei fratelli Matteini donò al giornalista Gino Bernardini e che lui lasciò al primo cittadino affinché la custodisse come un monito a chi si sarebbe seduto dietro quella scrivania in rappresentanza di tutta la nostra comunità. Un messaggio pieno d’amore verso una madre alla quale non fu permesso di vedere i propri figli prima che questi fossero trucidati. Ecco, dobbiamo sempre tenere bene a mente quel simbolo di sconfinata umanità, tenerezza, dolore». 

Parole alle quali ha risposto Balocchi.  «Mi domando come faccia il sindaco ad entrare ogni giorno nel suo ufficio, a passare davanti a quella lavagna senza sentirsi in colpa per aver intitolato una via ad Almirante – ha detto Balocchi durante il suo intervento – Ce la restituisca, la conserveremo con cura fino a quando non verrà ritirata quella intitolazione». 

Un monito per il presente e il futuro

Al termine della cerimonia l’Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea ha presentato l’ingresso della “Casa della Memoria al Futuro”, nella rete dei Paesaggi della memoria. Il memoriale che ricorda i “martiri d’Istia” entra, infatti, a far parte di un’importante rete nazionale che promuove il confronto e attività di approfondimento e formazione fra musei e luoghi di memoria dell’Antifascismo, della Deportazione, della Seconda Guerra Mondiale, della Resistenza e della Liberazione in Italia.

Il presidente della provincia Francesco Limatola durante le celebrazioni a Maiano Lavacchio

 «Il sacrificio di quei giovani deve essere un monito per il presente e il futuro: la pace e la democrazia non sono conquiste scontate, ma valori da tutelare e promuovere ogni giorno. – ha dichiarato Francesco Limatola, presidente della Provincia di Grosseto – Oggi più che mai, di fronte ai conflitti che insanguinano diverse parti del mondo, alle tensioni internazionali che minacciano la stabilità geopolitica, sentiamo il dovere di ribadire che la pace non è un dato acquisito, ma un obiettivo da costruire insieme, con consapevolezza, memoria e impegno quotidiano»

«Quella dei martiri d’Istia è solo una fra le tante stragi di civili in Toscana, ma una di quelle che lasciò il segno più forte di dolore nella memoria collettiva grossetana – conclude infine Ilaria Cansella, direttrice dell’Isgrec, che è l’ente che gestisce il memoriale della Casa della Memoria al Futuro – per la giovane età delle vittime e l’immagine della loro innocenza (undici “agnelli” furono chiamati). Già dal 1945, quindi, Maiano Lavacchio si trasformò in simbolo delle colpe del fascismo. A distanza di oltre ottant’anni, la memoria e la storia di quel che vi accadde rimangono come patrimonio collettivo della comunità maremmana, da tutelare e diffondere per promuovere la costruzione di una coscienza storica e civile». 

 

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