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Investì il commercialista Magagnini, la condanna è definitiva

Il 48enne era in bicicletta e stava attraversando via della Repubblica sulla pista ciclabile: fu travolto da un carroattrezzi
Il commercialista Pietro Magagnini
Il commercialista Pietro Magagnini

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Dopo più di otto anni la Corte di Cassazione ha condannato definitivamente Giuseppe Basso, l’autista del carroattrezzi che la mattina del 9 agosto del 2013 investì sulle strisce pedonali, che congiungono via della Repubblica e via Arcidosso, il proseguimento della ciclabile che porta a Marina di Grosseto, il commercialista Pietro Magagnini. All’epoca aveva 48 anni.

Lo schianto sulle strisce

Un incidente che colpì la provincia di Grosseto, considerando che il babbo Angelo è tutt’ora uno dei commercialisti storici della Maremma, e il figlio adorato Pietro era entrato nello studio di famiglia proiettandolo nel nuovo millennio.

Nelle settimane successive alla tragedia, anche a causa di altri incidenti mortali simili, la Fiab di Grosseto sistemò su viale della Repubblica una bici colorata di bianco, proprio per ricordare quelle morti che forse potevano essere evitate. E qualche mese fa, a fine luglio, sempre sulla pista ciclabile che collega la stazione di Grosseto al ponte sull’Ombrone, all’altezza della località La Barca, all’incrocio fra le strada di via Magenta e via Alberto Sordi, l’amministrazione di Grosseto ha installato una targa in memoria di Pietro Magagnini.

Il commercialista, la mattina del 9 agosto, era in sella alla sua bici quando fu travolto e ucciso mentre attraversava sulle strisce. L’attraversamento ciclopedonale era ben segnalato: il professionista 48enne morì sul colpo.

Otto anni in tribunale

La vicenda giudiziaria si è dunque chiusa con la Corte di Cassazione, quarta sezione penale, che ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato della sentenza della Corte d’Appello che lo aveva condannato alla pena di 1 anno e 6 mesi di reclusione (pena sospesa), e al risarcimento del danno da liquidarsi in sede civile.

Giuseppe Basso,  difeso dall’avvocato Luca Montemaggi,  era stato rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo. Secondo la Procura, il carroattrezzi viaggiava a una velocità superiore al limite che c’è su via della Repubblica: aveva centrato il ciclista in prossimità dell’intersezione stradale con via Arcidosso, viaggiando a circa 90-95 km orari, superando il limite di velocità prescritto in 50 km, senza  dare la precedenza.

Sulla strada evidenti le frenate del carroattrezzi, ma appunto la velocità era troppo elevata e il guidatore non aveva potuto evitare l’impatto. La vedova di Pietro Magagnini, Stefania Toninelli si è costituita parte civile  ed è stata assistita dall’avvocato Alessandro Antichi, che ha ha sostenuto l’accusa in tutti i gradi di giudizio contribuendo alla esatta ricostruzione della dinamica dell’incidente anche grazie alla consulenza dell’ingegner Lorenzo Loreto.

Pietro Magagnini con la moglie Stefania Toninelli
Pietro Magagnini con la moglie Stefania Toninelli il giorno del matrimonio

L’uomo che era al volante del carroattrezzi si era difeso sostenendo che l’incidente sarebbe stato provocato dalle condizioni del manto stradale che avrebbero inciso sulla possibilità di un corretto arresto del carroattrezzi e comunque alla violazione da parte del ciclista dell’obbligo di dare la precedenza immettendosi nella circolazione dalla pista ciclabile.

La sentenza della Suprema corte mette definitivamente in chiaro che la dinamica del sinistro è stata correttamente ricostruita nelle sentenze di primo e secondo grado, sulla base delle risultanze delle prove assunte in dibattimento: Magagnini è stato investito quando si trovava ancora sulla pista ciclabile, dal veicolo condotto da Basso che, viaggiando a velocità sostenuta, ha omesso di dare la precedenza al ciclista e non è stato in grado di arrestarsi in tempo per evitare la collisione.

La compagnia assicuratrice del mezzo, Generali Italia Spa, ha integralmente risarcito il danno.

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