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Intesta il locale al prestanome e truffa il venditore

Il commercialista e il suo braccio destro saranno processati: sarebbero riusciti ad ottenere gratis le quote della società
I carabinieri davanti al ristorante La Lanterna
Il blitz dei carabinieri al ristorante la Lanterna all’isola d’Elba

PORTO AZZURRO. Nell’aprile di due anni fa, il ristorante La Lanterna, uno dei locali storici di Porto Azzurro, aveva cambiato padrone. A guidarlo non c’era più Giorgio Galvani che da anni mandava avanti l’attività. Ma gli era subentrato un uomo, Shpetim Citozi, un uomo di origini albanesi di 33 anni che vive a Follonica da tempo e che sarebbe stato il braccio destro del commercialista Evans Capuano.

Questa mattina, martedì 9 novembre, in tribunale, i due sono stati rinviati a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare Adolfo Di Zenzo. Difesi rispettivamente dagli avvocati Luigi Marinelli del foro di Foggia e da Marco Caccioppo del foro di Pescara, dall’avvocata Valentina Chec e Mario Biondi del foro di cassino, Citozi e Capuano dovranno rispondere dei reati di trasferimento fraudolento di valori e truffa. Parte offesa è la figlia del ristoratore, morto pochi mesi prima del blitz dei carabinieri che il 21 novembre 2020 andarono a mettere i sigilli alla struttura e sequestrarono beni per 350.000 euro, la cifra pattuita che i due non avrebbero mai pagato a Galvani.

Affari durante il buen retiro elbano

Il commercialista follonichese, dal giorno in cui era stato messo agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine per estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, aveva deciso di trasferirsi da Follonica a Porto Azzuro, dove ha una casa. Originario di Portoferraio, 61 anni, il professionista, una volta revocati i domiciliari dopo la condanna a 12 anni emessa in primo grado dal tribunale di Grosseto, aveva deciso di restare sull’isola. E qui, stando alle indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Grosseto e degli uomini della guardia di finanza, aveva continuato a fare affari.

Carabinieri e finanzieri, coordinati dalla sostituta procuratrice Anna Pensabene, che ha chiesto il rinvio a giudizio del commercialista e del suo collaboratore, avevano messo gli occhi addosso a tutte le società che in qualche modo potevano far capo a Capuano. E tra queste c’era anche il ristorante La Lanterna, che, secondo l’accusa, sarebbe stato intestato fittiziamente a Citozi, tramite un atto di cessione stipulato nello studio di un notaio quando in realtà il vero acquirente del locale sarebbe stato il commercialista.

Una scelta, questa, che sarebbe stata dettata proprio per eludere le disposizioni di legge sulle prevenzione patrimoniali che il commercialista avrebbe dovuto rispettare.

Il pagamento con un assegno scoperto

La mattina del 21 novembre 2020, quando carabinieri e fiamme gialle arrivarono a Porto Azzurro per mettere i sigilli al ristorante, avevano in mano anche un’ordinanza di sequestro firmata dal giudice Giovanni Muscogiuri: l’attività, compresa la concessione demaniale di un tratto di spiaggia, valeva infatti 350.000 euro.

Era quello il prezzo pattuito per la cessione dell’attività: Galgani avrebbe dovuto riscuotere quella cifra. Soldi che però non sono mai stati incassati dal ristoratore, morto pochi mesi prima del blitz dei carabinieri a ottant’anni. Il patron della Lanterna aveva anche perso da poco un figlio. E al dramma personale, negli ultimi mesi, si era aggiunto anche quello economico.

Secondo le indagini infatti, il commercialista avrebbe mostrato all’anziano ristoratore una polizza assicurativa a garanzia del pagamento del prezzo: per questo l’ottantenne si sarebbe fidato e avrebbe firmato per cedere la sua società, la Galvani srl.  Dopo la stipula del contratto, i due avrebbero consegnato all’imprenditore un assegno di importo pari a 200.000 euro. Assegno intestato alla Galvani srl, ma che è poi risultato scoperto. In sostanza i due avrebbero così ottenuto il ristorante e la concessione demaniale senza sborsare un euro.

 

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