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Il tabasco “Di Grosseto” alla conquista del mondo

Realizzato da due giovani imprenditori, ha già conquistato i mercati europei ed è pronto a sbarcare anche a New York
Il tabasco di Grosseto
Il tabasco Di Grosseto

GROSSETO. C’è chi lo ha voluto come bomboniera nel giorno delle nozze e chi invece non può più farne a meno quando mangia le ostriche. Chi, per tutta la vita ha avuto davanti agli occhi la bottiglietta del tabasco, quella con l’etichetta della Mc Ilhenny company dovrà abituarsi a un altro packaging: quello made in Grosseto, dove è nato il primo fermentato di peperoncino della Maremma.

Galeotto fu il primo lockdown

Federico Bruni e Gabriele Pizzuti sono i due giovani imprenditori che si sono imbarcati in questa bella avventura. Dividevano un appartamento a Milano: Federico vendeva auto, Gabriele era invece stato assunto da Poste Italiane. «Una sera ci venne voglia di provare a fare il tabasco – racconta Federico – Ci mettemmo a sminuzzare il peperoncino e lo mettemmo a fermentare. Ma non venne bene, fummo costretti a buttare via tutto».

Appassionati di peperoncino, quando tornarono a Grosseto a marzo dell’anno scorso per il lockdown, decisero di riprovarci. Per fare le cose come si dovevano fare però, avevano bisogno di una spalla che hanno trovato in Francesco Viaggi dell’azienda Il Giuggiolo alla Trappola. È lì che vengono coltivate le piantine del peperoncino utilizzate per fare il fermentato. «La prima prova andò subito bene – ricorda Federico – le analisi alle quali abbiamo sottoposto il nostro fermentato avevano dato buoni risultati e così abbiamo deciso di cominciare a produrre tabasco in Maremma. Per ora la produzione non è molto ampia, ma contiamo di crescere».

Ci sono diverse tipologie di peperoncino e ci sono quindi diversi tipi di fermentato. Due, per ora, quelli che vengono prodotti da Federico e Gabriele, uno un po’ più dolce  e uno un po’ più piccante.

Preparare la salsa che comunemente viene a chiamata tabasco sembra semplice: basta sminuzzare il peperoncino e lasciarlo fermentare il tempo necessario, poi bisogna aggiungere aceto di vino bianco e sale. «Ma bisogna tenere presenti tanti fattori diversi per evitare che il prodotto si sciupi – spiega Bruni – e per far sì che abbia il gusto inconfondibile che tutti conosciamo».

Sugli scaffali del nord Europa e in fondo al mare

La qualità più “strong” del prodotto è già finita sugli scaffali di due negozi che vendono prodotti tipici maremmani in Lussemburgo e in Olanda, dove il fermentato Di Grosseto è già diventato ambasciatore della nostra terra. Un prodotto che piace così tanto che anche dagli Stati Uniti sono arrivate le prime richieste. «Spedire negli Stati Uniti però non è facile – spiega Bruni – e le bottigliette che avevamo inviate sono state fermate alla dogana. Ora stiamo studiando un modo per portare il tabasco Oltreoceano».

La produzione per ora è limitata: duemila sono state le bottigliette riempite con il fermentato made in Maremma, che ha avuto anche la benedizione dell’executive chef di uno stellato della zona che ha cominciato a usarlo appena il prodotto è stato disponibile. Oltre a quello rosso e a quello verde, appena sarà pronto uscirà sul mercato anche un terzo tipo di fermentato, lasciato stagionare 24 mesi. E intanto, grazie ad Andrea Montrone, istruttore di diving che ha messo su (o meglio giù) una cantina in fondo al mare dove far maturare il prosecco, anche il peperoncino di Federico e Gabriele sta provando l’ebrezza di aspettare di essere pronto dopo essere stato cullato dalle onde. «Abbiamo fatto le prime analisi – dice Federico Bruni – e sembra che ci siano buoni presupposti per ottenere un buon prodotto. Scopriremo se sarà così a marzo».

Quando si parla di fermentati e maturazione, quindi, non bisogna avere fretta. Intanto, le duemila bottigliette prodotte da Bruni e Pizzuti sono finite sugli scaffali della Chimenti distribuzione, della Macelleria La Ganga  e nelle cucine di diversi ristoranti, a Grosseto come a Follonica dove ad esempio Il Sottomarino lo ha cominciato a proporre con il plateau di crudo di pesce, o ancora all’Isola d’Elba.

Ma le bottigliette diventate in poco tempo oggetto del desiderio di molti, si possono acquistare anche da Rita la Chiccaia  o a Paganico al bistrot Da Antinesco.

L’amore per la città e i colori biancorossi

Gabriele e Federico sono innamorati di Grosseto: sono tornati da Milano e si sono dati da fare per mettere su la prima produzione di tabasco made in Maremma. La scelta del nome e dei colori è stata per loro quasi scontata. «Abbiamo deciso di associare il nostro prodotto alla nostra città – spiega Federico Bruni – per questo abbiamo scelto il bianco e il rosse e il nome “Di Grosseto”».

Nell’azienda agricola Il Giuggiolo viene coltivata la varietà di peperoncino più adatta a realizzare questo tipo di prodotto. «Ci sono anche delle varietà più piccanti che cominceremo a piantare – aggiunge Bruni – Il nostro obiettivo è quello di raddoppiare ogni anno la produzione e, oltre alla strada della ristorazione, ci piacerebbe intraprendere anche quella del beverage. Il fermentato, infatti, è ottimo per fare anche i cocktails».

 

 

 

 

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