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Tornare in Maremma: la scelta di Guendalina e Elisabetta

Super carriere lontano da Grosseto per aziende prestigiose: «Ma il richiamo di questa terra meravigliosa è stato troppo forte»
Guendalina Mazzolai e Elisabetta Olivelli
Guendalina Mazzolai e Elisabetta Olivelli

GROSSETO. La Maremma non è solo la terra più bella del mondo, è uno stato dell’animo. Chi ci viene a vivere non la lascia più, chi ci è nato, anche se la vita lo porta lontano, prima o poi ci torna. Era la terra della fatica, del carbone e della malaria, dove “l’uccello che ci va perde la penna”, ora è il grande amore, che può fare giri immensi, ma resta unico. C’è un modo di dire da queste parti: “quando muore un maremmano va all’inferno, perché ha passato tutta la vita in paradiso”.

Ne sanno qualcosa Guendalina e Elisabetta.

Amiche, fin da ragazzine, poi esuli e lontane sull’onda di grandi carriere professionali a migliaia di chilometri l’una dall’altra e ora, per una scelta di vita, di nuovo al lavoro in Maremma. «Ha un gran fascino l’Upper East Side, ma vuoi mettere Alberese?» dice Guendalina, all’inizio della nostra chiacchierata.

E le loro storie non potevano incrociarsi, all’inizio, in altro posto se non a New York e negli Usa. Guendalina Mazzolai e Elisabetta Olivelli hanno stretto la loro amicizia durante uno scambio culturale, per imparare la lingua, organizzato dalla madre di Guendalina, Claudia Colombini, stimata professoressa di inglese grossetana. «New York, poi Washington e Baltimora – dicono -. Eravamo ragazzine, ma non è un caso che tutto sia partito da lì».

Due scuole diverse, due grandi carriere

Guendalina brucia le tappe. Finisce a tempo di record economia a Pisa, laurea con lode, poi va a Londra a studiare l’inglese, quindi vince una borsa di studio e prende il master in “Fashion marketing” al Polimoda di Firenze («i miei furono chiari, se vinci la borsa di studio lo fai, sennò ci devi rinunciare, ma io ero tosta»). La chiama Prada a fare uno stage a Montevarchi: «Fu bello, ma io già sognavo Gucci». Presto detto, nel 2004 entra a Firenze nella prestigiosa casa di moda delle 2 G. «Ma Firenze mi stava stretta, scalpitavo per andare negli Usa».

Nel 2006, la grande occasione, la chiama Gucci America: «Mi dimetto da Gucci Italia e volo a New York. All’inizio non sono stati anni facili, ero da sola, ancora non avevo piena padronanza della lingua. Ma mi sono inserita piano piano in un mondo che avevo sempre sognato. Ho vissuto prima nell’Upper East Side (il quartiere a nord-est che unisce Central Park all’East river, ndr), poi ho comprato un appartamento nel Financial District (il quartiere a sud, fra ponte di Brooklyn e Seaport, dove c’è la Borsa e dove sorgevano le torri gemelle, ndr)».

Guendalina a Nyc
Guendalina a Nyc

Dieci anni a Nyc, ma non sempre con Gucci: «Ho avuto un’offerta da Fendi America e ho cambiato. Negli Usa cambiare lavoro è normale, nessuno si sente tradito. E poi iniziavo a sentire la nostalgia della Maremma, sono sincera. Sono stata due anni, ma nel 2016 il richiamo della mia Grosseto, e della famiglia, è stato troppo forte. Ora lavoro a Roma, sempre per Fendi».

A Roma, adesso, è dirigente del merchandising del settore orologi di Fendi.

Anche Elisabetta dimostra subito di avere una marcia in più. Si laurea col massimo dei voti in informatica a Pisa con una tesi sulla SonyEricson (multinazionale svedese, ndr) fatta al Pisatel Lab (Pisa Iniziative on Software Architectures for Telecommunications) nell’ambito della convenzione tra Istituto di Elaborazione dell’Informazione-Cnr ed Ericson Lab Italy. «Potevo fare la ricercatrice, ma in Italia è un percorso a ostacoli, con stipendi molto bassi. Questo Paese ci crede poco nella ricerca».

Così si è guardata intorno. Sarebbe potuta entrare in Ericson, destinazione Roma, o l’India. Ma la chiama la Zucchetti, azienda leader in Italia per sistemi software e hardware: «L’occasione è importante, non ci penso due volte, anche se la destinazione è Lodi, dove l’azienda ha sede. Conosco il mio ex marito, nascono due figli. Mi trasferisco in Lunigiana, ma la carriera da analista programmatore software e consulente applicativa senior in Zucchetti va avanti, 16 anni in tutto, dal 2005 al 2021. Finché qualcosa si rompe e sento che è il momento di tornare a casa, nella mia Maremma».

Manda un curriculum alle aziende Rrd, la Rrd International con Ceo Roberto Ricci e la Rrd Clothing con Ceo Roberto Bardini, e la chiamano al volo: «È stata una bellissima sorpresa, ho cambiato vita in un attimo e sono tornata a Grosseto. Ora sono Edp Manager (responsabile dei settori informativi, ndr). Sono felice, Rrd è il meglio per me, perché tiene insieme il mio amore per il fashion, la moda e lo sport e le mie competenze informatiche. Io New York l’ho trovata in Maremma».

Il rischiamo irresistibile della Maremma

«È difficile spiegarlo, perché a chi dici che lavoravo a New York e ho scelto di tornare in Maremma pensa che sia pazza, ma questa terra è sempre stata parte di me – spiega Guendalina -. E mi piace pensare che, tornando, possa restituire qualcosa a questa terra meravigliosa. Sono i dettagli che fanno la differenza. Un esempio? Se sei negli Usa in vacanza puoi andare a Miami, ma non stacchi mai la spina. Invece il mare di Alberese o Castiglione ti riconcilia con l’anima. E quando al mare ci cresci, non puoi farne a meno».

«Quando dicevo che volevo tornare – aggiunge Elisabetta – sentivo solo pessimismo: ma con le tue competenze, cosa pensi di trovare in Maremma? Invece mi hanno subito presa, perché anche qui le eccellenze non mancano. Qui ci sono enormi potenzialità. E qui posso riprendere le mie passioni, su tutte lo sport. Sono stata campionessa toscana di lancio del disco. E quando mi alleno fra questi panorami, con questi colori, capisco che la scelta che ho fatto è quella giusta».

E poi la gente, gli affetti, il calore dei maremmani: «Anche se lavoro a Roma – spiega ancora Guendalina – passo molto tempo in Maremma. E mi piacerebbe anche portarvi il mio bagaglio lavorativo maturato nel settore del lusso e della moda e le mie competenze internazionali. È un piacere anche girare per Grosseto, incontrare persone che mi parlano di mio babbo, scomparso nel 2016 (Luciano Mazzolai, era un commerciante, gran tifoso del Grosseto e presidente dei veterani dello sport, ndr), è bello partecipare alla vita cittadina, sono nel Panathlon, vado a vedere le partite del Grosseto calcio, trascinandoci anche Elisabetta».

Un'altra bella immagine di Guendalina e Elisabetta
Un’altra bella immagine di Guendalina e Elisabetta

Elisabetta e Guendalina, nel tempo, sono sempre rimaste in contatto. Ma la scelta di vita… parallela, ha permesso loro di riscoprire una grande amicizia: «Lei è l’anello mancante», dice Elisabetta, «ci capiamo con uno sguardo, ma ci diciamo tutto senza peli sulla lingua» aggiunge Guendalina. «Insieme affrontiamo ogni problema, perché abbiamo la stessa filosofia: i problemi sono opportunità per crescere». Una vita sociale intensa, quasi sempre insieme: «In effetti ci rendiamo conto di non passare inosservate, ma qui la gente è accogliente e non ti guarda storta se hai sempre i tacchi, perché se vivi tanti anni in un certo mondo lo consideri normale. In fondo siamo donne, con la testa, ma sempre donne».

 

 

 

 

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