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Grosseto piange il giudice Giardina

Arrivò a Grosseto dopo anni di lotta alla mafia in Sicilia: il cordoglio del tribunale
Una rara immagine del giudice Salvatore Giardina
Una rara immagine del giudice Salvatore Giardina sulla neve

GROSSETO. È morto all’età di 70 anni, il giudice Salvatore Giardina che per più di vent’anni ha lavorato al tribunale di Grosseto, prima di lasciare l’incarico per assumere quello di presidente della prima sezione penale della Corte d’appello di Firenze. I funerali si svolgeranno venerdì 10 settembre alle 10,30 alla chiesa di Santa Lucia, poi la sua salma sarà cremata.

Originario di Palermo e diventato giudice nel 1978, Salvatore Giardina era andato in pensione due anni fa, dopo aver celebrato processi importantissimi durante tutto l’arco della sua carriera. A partire da quando, giovane sostituto procuratore a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, si era occupato dell’operazione “Pizza connection”, facendo emergere i collegamenti tra la mafia siciliana e quella americana.  Nella sua Sicilia, Giardina era arrivato dopo aver svolto servizio alla procura di Lamezia Terme, in Calabria, dov’era stato chiamato come unico sostituto.

L’arrivo a Grosseto

Dalla Sicilia, Giardina era arrivato a Grosseto dove, a partire dagli anni ’80, aveva ricoperto prima il ruolo di giudice istruttore, poi era diventato giudice per le indagini preliminari. Era il 1989 e allora l’ufficio gip/gup era nelle mani di un solo magistrato. Sposato con Carla Oneto, nel 1998 il giudice Giardina lasciò il suo incarico al tribunale di piazza Albegna per andare a ricoprire il delicato ruolo di presidente della prima sezione della Corte d’appello di Firenze, dov’è rimasto fino alla pensione. Il cognato, l’avvocato Alessandro Oneto, era appena diventato praticante e Giardina decise di lasciare la nostra città per evitare qualunque tipo di conflitto.

Appassionato di informatica, di lettura e di viaggi, il giudice Giardina, nel suo tempo libero, si dedicava ai suoi familiari, rifuggendo la vita mondana. La riservatezza è stata la sua cifra distintiva, una riservatezza d’altri tempi che lo ha accompagnato per tutta la vita. Dei sistemi informatici non solo era innamorato: li sapeva anche utilizzare bene, tanto che è stato il primo magistrato del tribunale di Grosseto a scrivere le prime sentenze modulari, quando ancora si utilizzava carta e penna e a inserire le udienze nel ruolo elettronico.

Il cordoglio del tribunale

Pacato, riflessivo, aperto al dialogo e animato da un grandissimo senso critico: chi lo conosceva bene lo descrive così, come un uomo di un’intelligenza raffinata che si metteva sempre e volentieri in discussione. «Lo ricordo giovane e piacente – scrive l’avvocato Luigi Bonacchi, ex presidente dell’Ordine forense di Grosseto – senza maschera e senza spocchia, un uomo e un giudice che ho apprezzato in un tempo diverso anche nei rapporti tra magistrati ed avvocati».

Dopo i funerali, la salma di Giardina verrà accompagnata al crematorio.

 

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