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Il caso Gergas, aumento di capitale deciso e mai fatto

Il Comune avrebbe tempo fino alla fine dell’anno, ma gli uffici non hanno preparato gli atti. E così si perde una fetta di utili

GROSSETO. Il caso Gergas è stato come un sasso in uno stagno, è affondato e nessuno, o quasi, se n’è accorto.

Nel consiglio comunale di martedì 30 novembre l’ex assessore al bilancio, Giacomo Cerboni, ha sollevato il problema dell’aumento di capitale di Gergas (Grosseto Energia Reti Gas), la società partecipata dal Comune e da Estra proprietaria della rete del metano, insomma dei tubi che portano il gas.

Aumento di capitale che, al momento, ha fatto solo Estra, passando dall’80% all’86% e non il Comune che avrebbe tempo per farlo fino al 31/12 e che, al momento, è sceso nella percentuale dal 20 al 14%.

Eppure il percorso per tornare al 20% era stato tracciato fin da aprile da consiglio comunale e giunta ma, ad oggi, nessun atto è stato prodotto dagli uffici.

Come nasce Gergas, ex Gea

Gergas gestisce il servizio di distribuzione gas e dei servizi energetici in otto comuni ed è stata la prima azienda di distribuzione di gas naturale nata dall’applicazione del decreto Letta. Nel 2003, secondo quanto previsto dal decreto Letta in merito alla separazione societaria delle attività di distribuzione del gas da quelle di vendita e commercializzazione, Gergas ha cessato l’esercizio dell’attività di vendita del gas ai clienti finali.

Questi gli otto comuni serviti dalla rete di Gergas. All’inizio c’era solo Grosseto, gli altri si sono aggiunti proprio dopo l’aumento di capitale.

  • Grosseto
  • Campagnatico
  • Arcidosso
  • Seggiano
  • Cinigiano (solo la località Santa Rita)
  • Castel Del Piano  (solo la località Orcia 1)
  • Follonica
  • Monte Argentario

Bisogna fare un passo indietro fino al 1997, quando Bassanini impone la privatizzazione dei servizi di gestione del metano. Due anni dopo nasce Gea, inizialmente al 100% del Comune, che prende in gestione la rete del metano. Nel 2000 il 49% del capitale passa a una società milanese, che poi lo cede a Iren e infine a Estra. Durante l’Amministrazione Bonifazi la società cambia nome in Gergas e il Comune cede al socio privato un altro 31% delle quote.

Così il Comune rimane al 20% e il privato sale all’80%.

L’aumento di capitale e le conseguenze

Si arriva al novembre del 2020, quando Gergas decide l’aumento di capitale. In un primo momento l’aumento viene sottoscritto solo da Estra che, così, dall’80% sale all’86% delle quote, mentre il Comune scende al 14%.

Ha senso per il Comune risalire al 20%? Certo che lo avrebbe.

Prima di tutto per non avere meno utili ogni anno, ma, soprattutto, per liberarsi di una fetta di rete che, al tempo della cessione a Gea, non era stata trasferita ed era rimasta di proprietà. Una fetta di rete che, soldo più soldo meno, vale circa 6 milioni di euro, ma che sta degradandosi e ogni anno perde valore.

Così era stato deciso, nell’aprile scorso, di cedere a Gergas anche l’ultima fetta di rete, utilizzando il valore per pagare l’aumento di capitale in quota al Comune stesso.

Il consiglio comunale approva l’operazione alla fine di aprile del 2021 e la giunta predispone il Peg (piano esecutivo di gestione) che prevede che entro il 30/11 siano pronti gli atti per l’aumento di capitale, compresa la stima della rete ancora di proprietà del Comune. Al 30/11, invece, nessun atto è stato predisposto, nonostante il voto del consiglio e il Peg della giunta. Peg da poco rivisto, con lo spostamento in avanti di un mese dei termini e generiche “interlocuzioni” con il socio di maggioranza.

Ora rimane un mese per fare tutto, l’alternativa sarebbe chiedere una proroga per l’aumento di capitale, cosa neppure tanto facile da ottenere.

A patto che gli uffici gli atti li facciano, sia chiaro.

 

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