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Sitoco, una bomba ecologica. Ma ora si può bonificare

Il Tar ha tolto i vincoli della Soprintendenza che la riteneva archeologia industriale. La proprietà ora può investire. E per la parte pubblica c’è l’accordo
La ex Sitoco ad Orbetello
La ex Sitoco ad Orbetello

ORBETELLO. Quello della Sitoco è un problema annoso per Orbetello che pareva irrisolvibile. Ma da qualche tempo una sentenza del Tar ha cambiato le carte in tavola.

Perché la Laguna Azzurra, società proprietaria dell’ex fabbrica di concimi chimici ha vinto il ricorso contro i vincoli messi dalla Soprintendenza su quell’ammasso di mura pericolanti e intrise di veleni, perché ritenuti archeologia industriale. Poco importa se il vento porta il veleno in laguna, la Soprintendenza, con un procedimento iniziato nel 2016, voleva tutelare l’archeologia industriale, in quanto la fabbrica risale all’inizio del 1900 (1908, proprietà di Montecatini, Montedison e poi Federconsorzi). Chissà, magari per portarci le classi in gita.

Fortuna ha voluto che il Tar abbia rimesso le cose nella logica. Laguna Azzurra, nel suo ricorso, ha infatti osservato che «Il vincolo renderebbe impossibile il recupero dello stabilimento, iniziativa necessaria per la sostenibilità economica degli interventi di bonifica:  gli edifici   sarebbero incompatibili con qualsiasi ipotesi di riconversione funzionale». Il Tar ha dato ragione a Laguna Azzurra e tolto i vincoli.

Ora quindi, tornano in gioco le bonifiche. Perché la Sitoco è una bomba ecologica in un ecosistema unico, una riserva naturale per le sue biodiversità, tanto che il Sin (sito di interesse nazionale) di Orbetello, nato nel 2002 per bonificare i 40 ettari occupati dalla ex fabbrica, è stato riperimetrato negli anni successivi, arrivando a comprendere l’intera laguna.

La fabbrica è dismessa dal 1991 e le bonifiche, a parte la rimozione dell’amianto, marginale rispetto agli altri veleni, in particolare arsenico, non sono mai iniziate. Nel 2004 l’area è stata acquistata dalla società Laguna Azzurra, costituita dalla Cmsa (Coop muratori sterratori e affini) di Montecatini (42%), Clea (Impresa cooperativa di costruzioni generali) di Venezia (33%), Ccc (Consorzio coop costruttori) di Bologna (12%) e Olmo Granducato (2%). Volevano trasformare la vecchia fabbrica cadente in appartamenti, per circa 450mila metri cubi. Vedremo se il progetto sarà ridotto, visti i costi di bonifica.

E non va dimenticato che la bonifica ha una parte pubblica, per la quale Regione e Comune di Orbetello hanno già un accordo e circa 30 milioni di euro di finanziamento, che arrivano dal ministero della Transizione ecologica. Mentre la parte privata sarà tutta in carico alla Laguna Azzurra che, però, ora che ha il via libera dal Tar, potrà rivedere il progetto e fare un cronoprogramma.

Alternativa Orbetello: a che punto siamo?

A chiedere chiarimenti è lista di opposizione in Comune, Alternativa Orbetello.

«La risposta del Tar in merito ai vincoli archeologici del sito ex Sitoco, riporta in auge quello che rappresenta per Orbetello la maggiore urgenza sanitaria e ambientale e al tempo stesso la maggiore opportunità di sviluppo. La partita più urgente è la bonifica della parte pubblica del Sin. Vogliamo capire a che punto siamo, quanti soldi ci sono a disposizione realmente e perché sono passati molti anni ed ancora è tutto fermo. Vogliamo capire qual è il progetto di bonifica e dove e come saranno smaltiti i rifiuti in considerazione proprio dell’alto contenuto di inquinanti come anche il tar evidenzia per le parti in muratura. Ci auguriamo che Comune e Regione si siano attivati nel Pnrr per far arrivare ulteriori risorse proprio su questo intervento».

«È necessario tutelare sia la salute della comunità durante la fase di bonifica e ricostruzione, sia l’ambiente durante la fase di stoccaggio dei materiali smantellati, viste le inaccettabili ipotesi di creazione di una “montagnola”, già precedentemente formulate. È altresì importante vigilare sulla destinazione d’uso dell’area, che riteniamo debba contenere spazi riservati alla comunità e ai servizi ad essa necessari. Per portare avanti il nostro impegno, proprio in queste ore stiamo provvedendo ad inviare richiesta di incontri a tutte le parti coinvolte: proprietà, dirigenti, maggioranza. Stiamo altresì procedendo alla richiesta di accesso a tutti gli atti. E non da ultimo, l’incontro con un team di architetti operanti sul territorio con cui confrontarci per poter presentare proposte per ogni aspetto della questione».

 

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