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Criminalità organizzata: boom di beni confiscati

La fotografia della Scuola Normale superiore di Pisa sulle infiltrazioni della malavita: corruzione e reati tributari, la Maremma non è immune

GROSSETO. Esiste una variante toscana rispetto ai ai fenomeni di riproduzione criminale delle mafie. Una variante che presenta una forte vocazione imprenditoriale «che trova realizzazione nel tessuto economico locale attraverso investimenti di capitali illeciti sia per i fini di mero riciclaggio, sia con l’obiettivo di fare impresa, operando attivamente nel mercato regionale».  Lo attesta il quinto rapporto sulle infiltrazioni della criminalità organizzata in Toscana redatto dalla Scuola Normale di Pisa, che ha analizzato la presenza della malavita anche nel Grossetano.

Investimenti di capitali illeciti e caporalato

Sono stati 42 gli eventi analizzati in Toscana e nel 38% dei casi è la camorra la matrice interessata, seguita dalla ‘ndrangheta (29%) e dalla mafia (21%). Il loro campo di azione spazia dal traffico internazionale di stupefacenti, ai cartelli di imprese creati per manipolare il mercato degli appalti pubblici o settori come la gestione dei rifiuti.

Le azioni criminali compiute da organizzazioni transnazionali vedono al primo posto quelle compiute da albanesi (31%) da cinesi (28%) e da nigeriani (18%). Il principale business criminalPrevidenzae in due casi su tre resta il traffico di stupefacenti, seguito per un caso su quattro dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e dai reati di caporalato e tratta (16%).

In Toscana le organizzazioni criminali hanno un interesse specifico ad investire nei settori immobiliare, alberghiero, della ristorazione e delle costruzioni e l’economia sommersa costituisce il principale canale di infiltrazione criminale da parte delle mafie. Le segnalazioni sospette di riciclaggio sono aumentate del 200%, superando le 20.000.

La Toscana, con 209 persone oggetto di grave sfruttamento lavorativo (di cui 143 in agricoltura) è la seconda regione italiana per numero di vittime di caporalato, che si registra in particolare nelle province di Prato, Firenze e Pistoia e nel distretto tessile e abbigliamento, oltre che agricoltura costruzioni e commercio.

In edilizia si registrano il cosiddetto lavoro grigio (ovvero un sotto inquadramento, sotto dichiarazione delle ore lavorate, elusione contributiva) più che il lavoro nero. Casi di caporalato sono emersi nelle fasce più vulnerabili e in particolare nella comunità egiziana.

Reati economici e finanziari: Argentario protagonista

In Toscana sono in tutto 541, con un incremento nel 2020 dell’11% rispetto all’anno precedente. Il 70% del totale (377) sono in gestione: la provincia di Grosseto fa da traino in tutta la regione, con il 257% in più rispetto all’anno passato.

L’attesa media per avere il bene destinato è di 7 anni dopo la confisca. Nell’88% dei casi si tratta di beni immobili e nel 12% da aziende, un quarto delle quali è del settore commercio ingrosso dettaglio, seguito da alberghi e ristoranti con il 21%. Sono poi aumentati significativamente i beni confiscati nella nostra provincia, che segna un +129% rispetto al dato del 2019. Di questi, la maggior parte sono beni immobili che sono stati confiscati tutti nella zona dell’Argentario.  Causa delle confische, stando ai dati raccolti dai ricercatori della Normale, sono i reati economici e tributari che non avrebbero però una matrice mafiosa.

Corruzione e appalti truccati

Anche il mercato dei contratti pubblici, in Maremma, non è rimasto indenne: l’economia criminale avrebbe avuto accesso nel 6% dei casi nel mercato dei contratti pubblici, suddivisi tra concessioni e autorizzazioni (14%), servizi e forniture (33%) e lavori (53%).

Rispetto ai fenomeni corruttivi emersi in Toscana (67) sono le figure professionali (avvocati, commercialisti, notai, ingegneri, architetti, medici, ecc) a svolgere una funzione centrale all’interno delle reti di corruzione che assumono natura duttile e “camaleontica” come corruttori o  intermediari, o garanti, o procacciatori d’affari quando non anche “facilitatori”.

Le società pubbliche e partecipate rappresentano la nuova frontiera della corruzione, con abusi di potere da parte dei manager e dei dirigenti. I soggetti politici, assenti nel 2019, nello scorso anno compaiono in 6 dei 16 casi considerati,  mentre funzionari e dipendenti pubblici figurano in 11 casi. Per 4 dei 16 eventi registrati nel 2020 si può parlare di “corruzione sistemica” per qualificare un salto di qualità nella loro natura e nei reticoli di relazioni. Oltre il 60% degli eventi registrati nell’ultimo quinquennio si basa su scambi occulti e ripetuti nel tempo. L’area più a rischio è quella dei contratti e degli appalti per forniture e per servizi. La pandemia e gli acquisti straordinari hanno reso più vulnerabili questi meccanismi.

Dal punto di vista della distribuzione territoriale degli episodi di corruzione, se Firenze fa la parte del leone con 26 casi, Grosseto viaggia alla velocità della altre province della Toscana, con 6-7 episodi rilevati nell’ultimo anno.

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