GROSSETO. «Andiamo via, sono appena passati i carabinieri». «Eh lo so, una pattuglia. Speriamo di uscì tutto bene, perché so 15 anni, sono 15, 20 anni». È una delle intercettazioni finite nel fascicolo della procura sulla scomparsa di Nicolas Del Rio, il corriere rapinato mentre stava rientrando a Piancastagnaio con il furgone carico di borse griffate.
A parlare delle conseguenze di quella rapina sono i due uomini finiti in carcere, Klodjan Gjoni, albanese di 33 anni e Ozgurt Bozkurt, 40enne di origini turche. Parole che seguono un battibecco tra i due. Sul numero delle borse. «Leggi il giornale, scrivi 400 borse – dice Gjoni al telefono – te invece dici 287».
I militari, che stanno ricostruendo il difficile puzzle dal quale manca ancora il tassello principale, ovvero la risposta alla domanda su dove sia finito il 40enne argentino, stanno cercando ancora le borse scomparse il 22 maggio. Borse che avevano un valore di 500.000 euro.
La madre dell’arrestato: «Ha detto alla sorella che hanno paura di andarle a prendere»
Borse che probabilmente sono state spostate dal primo nascondiglio dove erano state portate dopo la rapina e l’incendio al furgone della New Futura. È la mamma di Klodjan Gjoni a parlare con il marito, in auto, mentre stanno andando a un funerale. Non sanno di essere intercettati dai carabinieri.
L’auto è la stessa Fiat Panda gialla che sarebbe stata utilizzata dal figlio, da Bozkurt e da un terzo uomo ancora ricercato, per fermare il furgone sul quale stava viaggiando Nicolas, in piazza dell’Indipendenza ad Arcidosso. «Ha detto alla sorella che hanno paura ad andare a prenderle (forse riferendosi alle borse, ndr) perché la situazione si è prolungata troppo, anche in televisione».

L’attenzione mediatica che si è accesa sulla scomparsa di Nicolas Del Rio, quindi, avrebbe fatto modificare i piani ai rapinatori. «Però che pensavi tu, che prendere e rubarne due sia a Castel del Piano che là che non sia una cosa grande?». E ancora: «Io gli ho detto: le borse si devono levare da là sennò ci va di mezzo tuo padre – dice ancora la donna – Lui le ha tolte ma dove le ha messe». Le borse, in un primo momento, sarebbero state portate in un posto che il padre di Gjoni poteva utilizzare.
Probabilmente un appartamento vuoto, poco lontano, dove però i carabinieri non hanno trovato il prezioso carico.
Gjoni in tv prima dell’arresto: «Ho già un guaio, figuriamoci se ne faccio un altro. Le indagini dovranno chiarire tutto»
L’accusa formulata dal sostituto procuratore Giovanni De Marco nei confronti di Gjoni e Bozkurt è sostenuta da tantissimi indizi raccolti dai carabinieri. C’erano loro sulla Fiat Panda gialla ferma in piazza dell’Indipendenza ad Arcidosso, dove viene visto il furgone della New Futura per l’ultima volta. Sono le 16.55 del 22 maggio.

Pochi giorni dopo, il 33enne albanese, difeso dall’avvocato Alessio Bianchini, acconsente di farsi intervistare da “Chi l’ha visto?”. Al microfono del giornalista Giuseppe Pizzo dice di non aver mai visto Del Rio, ma di conoscere bene il titolare dell’azienda nella quale lavora il quarantenne argentino, Sergio De Cicco. «Lavoravo in una pelletteria a Castel del Piano fino a qualche anno fa – racconta – e Sergio veniva a caricare la merce».
Una lunga intervista, quella rilasciata dal 33enne che ora è in carcere con l’accusa di rapina e danneggiamento, di fronte alla telecamere di “Chi l’ha visto?”. «Anch’io ho fatto l’autista, portavo le borse – spiega – ma non mi sono mai fermato a parlare con qualcuno per strada. Ho letto che per Nicolas era il primo viaggio da solo e che sul furgone non c’erano né gps né telecamere. Ci sono le indagini, dovranno chiarire cosa sia successo». Parole che, ascoltate in tv mercoledì 19 giugno, cinque giorno dopo l’arresto di Gjoni all’aeroporto di Ciampino, dove stava per imbarcarsi per Tirana, fanno rabbrividire. Le indagini, un punto l’hanno chiarito bene: quel giorno a fermare Nicolas con il furgone per chiedergli di caricare altri quattro colli di borse sarebbe stato proprio Gjoni. L’uomo, che a settembre sarà a processo per un furto di borse avvenuto anni fa in un’azienda di Castel del Piano nella quale lavorava, di fronte alle telecamere dimostra sicurezza: «Io c’ho già quest’altro – dice – pensa se ne faccio un’altra o un’altra ancora. Buttano via la chiave».
Il pensiero, poi, lo rivolge a Del Rio: «Speriamo che esca fuori – dice ancora – ha una moglie e un figlio che lo aspettano».
L’appello del padre di Nicolas: «Vogliamo che torni»
Da una parte ci sono le indagini, che i carabinieri stanno portando avanti con attenzione certosina, dall’altra c’è una famiglia disperata, che da quasi un mese non ha notizie di Nicolas.

È il padre Eduardo a lanciare ancora una volta un appello. «Vogliamo che torni – dice – Vogliamo sapere dove sta questo ragazzo. Se chi lo ha preso è un padre o un figlio di qualcuno deve parlare. Deve capire il nostro dolore».
Un appello al quale si aggiunge quello della moglie Carolina e di Sergio, il datore di lavoro di Nicolas. «Io e mio figlio – prosegue Carolina – lo stiamo aspettando. La nostra sofferenza è enorme».
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Redattrice di MaremmaOggi. Da bambina avevo un sogno, quello di soddisfare la mia curiosità. E l'ho realizzato facendo questo lavoro, quello della cronista, sulle pagine di MaremmaOggi Maremma Oggi il giornale on line della Maremma Toscana - #UniciComeLaMaremma
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