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Chiude la Rsa di Villa Pizzetti a Grosseto

Al suo posto l’ospedale di comunità, mentre al centro direzionale, che ospita anche le attività amministrative, verrà realizzata la Casa della Salute
L'ingresso della Rsa Villa Pizzetti
L’ingresso della Rsa Villa Pizzetti

GROSSETO. La residenza sanitaria assistenziale di Villa Pizzetti chiude e il trasferimento dei 34 ospiti potrebbe avvenire già a gennaio. Se ne parla ufficialmente da luglio 2020, quando la Asl pubblicò la delibera 769/2020 che, tra le altre cose, prevedeva la destinazione della Rsa ad ospedale di comunità.

La scelta faceva parte di un piano più ampio, contenuto nella delibera 531/2020 sulla cosiddetta “de-escalation” per portare fuori dall’ospedale  i servizi di natura non strettamente sanitaria come l’hospice e, appunto, le cure intermedie, 40 posti letto, attualmente ospitati al quinto piano del Misericordia.

L’accelerazione è legata alle condizioni dell’immobile realizzato negli anni Novanta, sul quale la commissione di vigilanza ha segnalato alcuni problemi che richiedono robusti interventi di ristrutturazione non più procrastinabili, che sarebbe comunque impossibile fare con gli ospiti dentro alla Rsa.

La Casa della salute al posto del centro direzionale della Asl

Fabrizio Boldrini
Fabrizio Boldrini

I primi incontri con le famiglie, con i dipendenti della cooperativa Mediterranea, che gestisce i servizi, e con i sindacati sono già stati fatti. Il «percorso va avanti nella tutela di tutti coloro che sono coinvolti in questo delicato momento di passaggio», rassicura Fabrizio Boldrini, direttore del Coeso Sds.

«Possiamo attingere ai fondi del Pnrr e questo è il momento di stringere. Si ragiona da tempo di portare fuori dal Misericordia l’ospedale di comunità e l’hospice, ma soprattutto dobbiamo realizzare la Casa della salute che ancora manca proprio a Grosseto. Dunque il progetto coinvolge l’intero centro direzionale di Villa Pizzetti, parte del quale già adibito a funzioni sanitarie, per trasformare tutta l’area nella Casa della salute».

Per gli ospiti, aggiunge Boldrini «ci sono alternative in città con le Rsa Ferrucci, Villa Gloria e ora anche la residenza Anni azzurri-Il Poggione, fresca di inaugurazione, per cui le famiglie hanno la possibilità di scegliere liberamente. Ho incontrato la commissione dei parenti, hanno visitato la struttura di via Genova e sono rimasti molto soddisfatti. Mi sono reso disponibile per ulteriori incontri, qualora fosse necessario».

Costi invariati per i familiari

Il Poggione che al momento ha circa 30 ospiti su almeno 80 posti disponibili è la struttura più papabile, una valida alternativa anche dal punto di vista logistico, anche se, è bene ribadirlo, le famiglie hanno piena libertà nella scelta della Rsa per i loro cari. Un altro aspetto fondamentale sono i costi, che restano invariati in base alle regole regionali.

Ovvero, a carico dei familiari è la quota sociale, pari al 50 per cento della retta giornaliera (calcolata in circa 100 euro), ma in compartecipazione con il Coeso-Sds, che sostiene il costo, tutto o in parte, in base all’Isee della famiglia. Il resto – la quota sanitaria, pari a 53.50 euro – è interamente a carico della Regione.

Nella scelta, le famiglie vengono supportate dall’Unità valutativa multidisciplinare (Uvm) che accompagnerà anche a fase di trasferimento degli ospiti al momento della chiusura della Rsa.

Nella zona socio-sanitaria Area grossetana, Colline metallifere e Amiata, sono 14 le Rsa, delle quali 4 di proprietà pubblica, 4 gestite dalle aziende di servizi alla persona (Asp) e le rimanenti di privati, accreditate e convenzionate con il sistema sanitario regionale per un totale di 750 posti.

Il rebus dipendenti

Alla Rsa lavorano al momento circa 30 persone, a tempo pieno e part time, tra operatori socio-sanitari, animatori, infermieri e un fisioterapista. Sono tutti dipendenti della cooperativa Mediterranea, il cui contratto con il Coeso per la gestione dei servizi a Villa Pizzetti è scaduto.

«Ho già scritto ai sindacati – spiega Boldrini – che attivino tutte le procedure e sono disponibile a mettermi intorno a un tavolo con loro per garantire la massima tutela del personale. Ci sono tutte le condizioni perché il passaggio, anche per loro avvenga senza problemi, se non si presentano intoppi indipendenti dalla nostra volontà».

Dunque, se la destinazione per gli ospiti fosse la Rsa il Poggione, si passerebbe dalle attuali 30 a oltre 60 persone e in questo caso c’è bisogno di potenziare il personale.

 

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