ARCIDOSSO. Due fermati per il furto delle borse e la scomparsa di Nicolas Matias Del Rio. È questa la prima vera svolta nel giallo che da quasi un mese sta tenendo l’Amiata con il fiato sospeso.
Nel fine settimana sono stati arrestati un albanese e un turco mentre altri componenti della banda, sono ricercati.
L’albanese, 33 anni, è stato arrestato dai carabinieri all’aeroporto di Ciampino, mentre stava per imbarcarsi su un volo diretto a Tirana. Il turco, 42 anni, è stato fermato ad Arcidosso. Il primo è rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, a Roma. Il secondo invece è a Grosseto, in via Saffi.
L’operazione è scattata proprio perché gli investigatori avevano capito che i due si stavano organizzando per scappare. Farebbero parte di un’organizzazione turco-albanese non nuova a colpi proprio nel mondo delle griffe di valore.
Si ipotizzano rapina e danneggiamento
A seguire le indagini dei carabinieri, che stanno andando avanti senza sosta dal 22 maggio, giorno in cui Nicolas è scomparso dopo aver caricato sul furgone borse per un valore di 500.000 euro è il sostituto procuratore Giovanni De Marco.
Le ipotesi di reato sono il 628 (rapina) e il 424 (danneggiamento a seguito di incendio).
L’udienza di convalida dei fermi è fissata per domani, martedì 18 giugno.
L’albanese è difeso dall’avvocato Alessio Bianchini, mentre il turco è difeso dall’avvocato Diego Innocenti. Entrambi vivono sull’Amiata da tempo con le loro famiglie.
In carcere l’albanese della telefonata
Uno dei due uomini fermati dai carabinieri è un albanese di 33 anni. Sarebbe stato lui, secondo la procura, a fermare Nicolas Del Rio a Castel del Piano, per chiedergli di portare alcune scatole per proprio conto in un’altra azienda, che però risultava chiusa da tempo.
Quel giorno, alle 16.50 Nicolas chiama Sergio De Cico, il titolare della New Era, che parla con l’albanese. Poi, da quel momento, di Nicolas non c’è più traccia. E ancora oggi, nonostante le due persone fermate, del corriere quarantenne non si hanno notizie.
Nel decreto di fermo, firmato dal sostituto procuratore Giovanni De Marco, non si farebbe alcun cenno a quello che sarebbe successo al corriere. La procura, al momento, ipotizza che i due uomini finiti in carcere avrebbero fatto sparire le borse per rivenderle. Borse che avrebbero fruttato meno di 100.000 euro. E che dopo la rapina, avrebbero appiccato le fiamme al furgone ritrovato a pochi chilometri di distanza.
Martedì 18 giugno, i due uomini saranno interrogati dalla giudice Cecilia Balsamo: a lei potranno spiegare, se decideranno di rispondere, cos’è successo il 22 maggio sull’Amiata.
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