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«Vaccinatevi o finite così»

L’appello di Paolo, ristoratore di Scarlino, finito in rianimazione per non aver fatto il vaccino: «Ragazzi fatelo, io non respiravo più»
Paolo Biagiotti, in una foto felice e con il casco della rianimazione

SCARLINO. Una testimonianza forte, che è anche un appello: non siamo indistruttibili, vaccinatevi.

Arriva da Paolo Biagiotti, ristoratore alla Marina di Scarlino, appena quarantenne. Finito in rianimazione per non essersi vaccinato. E ora avverte: attenzione, il covid è una cosa seria. E poi ringrazia il personale del reparto.

Paolo piangendo va in rianimazione

«Ultimi aggiornamenti – scrive su Facebook – Sono stato uno di quelli che… il vaccino non andava fatto. Se si cura bene passa tutto. Eppure in quattro giorni sono passato da respirare a trovarmi piangendo a decidere di finire in rianimazione. Con i medici che ti gridano “o ci vai o muori“… e tu dici… ma stanno dicendo a me? Ma meglio io sono indistruttibile, sto bene… no non è così.
Quindi ti mettono in casco che ti fa scoppiare le orecchie… Urlo… dolore… Morfina, o così o va intubato, e ancora… “giùùù sta male”. E da giù non sempre torni».

Poi loro… gli angeli custodi del reparto. Corrono, ti fanno le coccole, si arrabbiano, ti parlano piano piano. Sono stati dieci giorni senza mangiare. Non mi riconosco più le mani e i piedi… Non cammino più, ho crisi di pianto… ma la luce c’è, laggiù c’è».

«Oggi è la vigilia, domani è Natale. Per la prima volta in 40 anni ho la mia famiglia bloccata in ospedale… Due persone fragili e anziane… Un cane che sono 10 giorni che sta da solo sotto la sua cuccia, mia sorella che cerca di sistemare il sistemabile e i miei due cuccioli a casa da soli con la mamma».

 

«Il tutto per non aver perso 10 minuti del mio tempo per un vaccino»

«Forse stavo peggio, forse meglio o non lo so. Però ragazzi fatevelo… anche ieri sera qua un altro ha preso strade differenti. Scusate gli errori ma scrivo con un occhio solo e un braccio solo. Buon Natale a tutti quanti voi che mi avete resto questi 10 giorni speciali. Grazie perché tutti non erano messaggi banali. Grazie».

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