Skip to content

Il ricordo di Luigi Ambrosio: «Gigi, fammi il solito»

Artista, calciatore, innamorato della vita e fenomenale nel raccontare le storie minime della città e della sua gente
Luigi Ambrosio

GROSSETO. «Gigi, il solito, che devo cominciare bene la giornata». E il cornetto alla crema era già lì, pronto, insieme al caffè macchiato caldo, dove con i gesti esperti del barman, aveva, prima, fatto passare un abbondante cucchiaio di Nutella. E poi giù battute, risate, ma anche confessioni, dolori, piccoli problemi di cuore. Nel tempo di un caffè si parlava di musica, della comune passione per David Bowie, di libri, di vita. Tutto accompagnato dall’immancabile sorriso, la battuta intelligente, la sottile ironia con la quale Luigi Ambrosio, per tutti Gigi del bar Ricasoli, affrontava la vita. E lo ha fatto fino all’ultimo, con la forza, la determinazione, il coraggio, la speranza che infondeva negli altri pur sapendo che gli sarebbe rimasto poco da vivere.

La colazione al Bar Ricasoli era imperdibile, era il modo migliore per iniziare la giornata. Con la “fauna della mattina”, come la chiamava Gigi, così diversa da quella della sera, quando tutta la via si animava, nei fine settimana, di ottima musica e gente. Tanta gente.

Se era già difficile passare davanti all’ingresso sprangato del bar, ora lo sarà ancora di più. Gigi lascia un vuoto incolmabile. La malattia è stata inesorabile e non gli ha dato scampo, in un anno se lo è portato via. Con la sua prematura scomparsa, la città e tutte le persone che lo hanno conosciuto, gli hanno voluto bene, hanno anche solo incrociato il suo sguardo dal bancone del bar, in un campo di calcio, durante una delle sue strepitose mostre fotografiche, sono più sole e più povere.

Luigi Ambrosio davanti al bar Ricasoli
Luigi Ambrosio davanti al bar Ricasoli

Curioso del mondo e delle persone, appassionato di viaggi, innamorato della vita, Luigi era un grande conoscitore di musica, di film, di libri e di fotografia. Nato con il pallone attaccato al piede aveva dedicato al calcio – da attaccante del Manciano e del Grosseto – gran parte della sua gioventù e aveva raccontato il suo personale sogno calcistico nel romanzo “Mai stato in serie A”, «scritto in maremmano, una storia che parla di calcio come metafora della vita quotidiana, un libro pieno zeppo di immagini, di scatti descrittivi continui, un atto d’amore verso la propria città, una mescolanza di aneddoti autobiografici che parlano di curve, amici e spogliatoi», aveva commentato sul suo sito.

Ma si era anche divertito a raccontare la vita quotidiana delle gente comune attraverso le frasi più curiose che i clienti buttavano là la mattina tra un caffè e l’altro, o meglio ancora la sera, appollaiati su uno sgabello a sorseggiare apertivi. Era nato così, per scherzo, “Kaino, Ricasoli e altri demoni“, «con i  “fuoriclasse altalenanti” di una Grosseto nuova e vecchia, vista da una prospettiva singolare e bizzarra, cioè dietro ad un bancone: quello del Caffè Ricasoli ovviamente».

L’altra grande passione era la fotografia, che Luigi aveva coltivato dai primi scatti con una Polaroid 600 sotto le lenzuola nel lettone dei genitori. Una passione che lo ha accompagnato nel suo girovagare per il mondo, dalle capitali europee visitate ai lunghi viaggi in solitario, a rubare scatti improbabili trasformati nella sua particolare visione della vita. A colori quando era felice, in bianco e nero quando i pensieri non giravano per il verso giusto.

Un artista, anche se rifiutava questa definizione, una mente sopraffina, come ce ne sono poche, sempre un passo avanti. In tutto, anche nel suo vestire eccentrico e a volte strampalato, con i baffi alla Salvador Dalì, a segnare il sorriso e gli occhi scuri e profondi come un pozzo. Avrebbe compiuto 41 anni il 6 ottobre. Se ne è andato via troppo presto.

«Luigi è stato l’immagine della voglia di vivere fino alla fine». Lo ricordano così i medici, gli infermieri e il personale che lavora al day hospital e all’hospice delle Cure palliative, all’ospedale Misericordia. Lo hanno accompagnato punta di piedi, rispettando le sue scelte, la sua libertà, la grande dignità con cui ha affrontato anche l’ultima parte del suo percorso. Incredibilmente senza perdere il sorriso e l’attaccamento alla vita.

 

 

 

 

Condividi su

Share on whatsapp
Share on facebook
Share on telegram
Share on email
Share on linkedin
Share on twitter

Articoli correlati