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Nido di tartarughe spazzato via dalle mareggiate

Erosione costiera e turismo di massa sono tra le cause che hanno determinato questa situazione, nonostante il super lavoro dei volontari di TartAmare e dei gestori del bagno Nettuno
La mareggiata a Marina di Grosseto
La mareggiata del primo agosto a Marina di Grosseto

MARINA DI GROSSETO. Era uscita dall’acqua e si era diretta sotto al lettino di un bagnetto di Marina di Grosseto. Aveva cercato un posto isolato dove deporre le uova, prima di prendere di nuovo il largo. E chi si era imbattuto nella storia della tartaruga che aveva scelto uno stabilimento balneare per nidificare, aveva sperato di vedere presto i piccoli uscire dal guscio.

Ma nel tratto di spiaggia tra il bagno Nettuno e il bagno La Vela, il miracolo questa volta non si è compiuto: colpa di due mareggiate e dell’erosione costiera che non ha permesso, nemmeno ai volontari dell’associazione TartAmare e ai gestori dello stabilimento Nettuno che si sono dati da fare per proteggere i nidi, di veder nascere gli antichi rettili.

Embrioni uccisi da un’onda lunga

Nessun uovo si è schiuso. Nel corso dell’incubazione infatti, il nido di Marina di Grosseto ha subito due eventi importanti di mareggiata che hanno ucciso gli embrioni.  «Il primo si è avuto solo dopo circa una settimana dalla deposizione delle uova, il primo agosto – spiega Luana Papetti, biologa nonché direttore scientifico di Tartamare  – ed ha causato la morte della maggior parte delle uova. Ad essere precisi si è trattato di un’onda lunga: possiamo dire che sia stata questa la prima causa di morte con cognizione di causa perché aprendo le uova all’interno abbiamo trovato embrioni molto piccoli che verosimilmente corrispondono allo stadio di sviluppo raggiunto in quei pochi giorni».

Alla fine del periodo di incubazione però, c’è stata la seconda mareggiata,  alla fine del periodo di incubazione previsto: è stata questa ad uccidere i superstiti.

I volontari di TartAmare, insieme ai gestori del bagno Nettuno, già alla prima mareggiata hanno cercato di mettere in salvo le uova delle tartarughe, drenando via l’acqua che aveva devastato tutto il tratto di spiaggia. E benché il nido fosse a 30 metri dalla linea del mare, l’erosione costiera ha giocato un brutto scherzo agli embrioni che avevano bisogno di molte altre settimane per schiudersi.

Tutta colpa dell’erosione

Letizia Andreini, una laurea in scienze naturali e ambientali che collabora con tartAmare, ne è convinta. «I nidi di tartaruga marina ci aiutano, loro malgrado, a mettere in evidenza un fenomeno a cui siamo ormai abituati, forse in parte anche rassegnati – spiega – Parliamo dell’erosione costiera, con un aumento della frequenza delle mareggiate, e a volte anche semplici alte maree, che mettono a rischio la vita stessa delle future tartarughine, interrompendo la loro incubazione».

L’erosione è un fenomeno naturale delle dinamiche costiere, tuttavia negli ultimi decenni è stato accentuato, quando non proprio provocato, dall’uomo, con la costruzione di opere quali porti, foci armate dei fiumi, barriere mal progettate, escavazione di sedimenti. «Ma anche l’eccessivo uso delle spiagge per il turismo, che ha provocato la perdita del profilo naturale della spiaggia, privandola per un eccesso di “pulizia” di tutte quelle piante pioniere che trattengono la sabbia sulla spiaggia, anche alzandone il livello – dice – ha causato tutto questo, a causa della pratica di appiattire la spiaggia fino alla duna, tagliandone il prezioso piede di anteduna che la sostiene e crea un ulteriore utile dislivello».

C’è poi l’utilizzo di mezzi meccanici per la raccolta di rifiuti e per il livellamento delle spiagge che comprime l’arenile, compromettendo la capacità della sabbia di far passare velocemente l’acqua, anzi creando dei pericolosi ristagni. «Se davvero amiamo questi preziosi e simpatici animali, ripensiamo al nostro modo di vivere la spiaggia, a quali sono le nostre aspettative da turisti, da clienti, e se per far piacere a noi e alle nostre, eccessive, comodità non stiamo distruggendo la casa altrui».

A nuoto fino alla Maremma

Le tartarughe marine che popolano il Mediterraneo si stanno spingendo sempre più a nord. E hanno scelto da qualche tempo la costa della Maremma per nidificare. La scorsa estate si sono spinte fino alla costa ligure e a quella veneta, cominciando una scalata verso nord che racconta come anche l’ambiente marino sta subendo cambiamenti climatici importanti.

Le uova deposte a Castiglione della Pescaia si sono schiuse. «Erano nella zona di Roccamare – aggiunge Papetti – dove l’antropizzazione è minore e dove il profilo della duna è rimasto praticamente intatto. Le tartarughe che nidificano sulle nostre spiagge sono delle pioniere e anche noi stiamo imparando giorno dopo giorno a gestire questi fenomeni. È stata un’esperienza importante anche per noi volontari».

Le ragazze e i ragazzi di TartAmare, dopo le mareggiate, si sono messi ad analizzare tutti i dati  che hanno raccolto per rivedere le valutazioni di rischio delle spiagge fortemente antropizzate della Toscana.

«Ci tengo però a ringraziare di cuore tutti i volontari che ci hanno dato una mano e che ci hanno creduto fino in fondo – dice ancora Luana Papetti – oltre allo stabilimento balneare Bagno Nettuno per il supporto anche tecnico che ci ha fornito nei brutti momenti in cui l’area del recinto è stata inondata. Ringrazio il bagnino della torretta 17 che, con la massima attenzione, ha effettuato monitoraggio costante e giornaliero del nido. E ringraziamo Francesca Rubegni per tutto».

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