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Morte del maresciallo Dettori, un’altra archiviazione

Un ex collega aveva detto ai familiari del militare che non si era suicidato. Davanti ai carabinieri però, aveva cambiato versione
Mario Alberto Dettori
Il maresciallo Mario Alberto Dettori

GROSSETO. Un’altra archiviazione. Questa volta disposta dal giudice per le indagini preliminari Alberto Lippini nell’ambito di un nuovo procedimento aperto dopo che la famiglia di Mario Alberto Dettori, il maresciallo trovato impiccato nel 1987 sulla strada delle Sante Mariae, aveva depositato un esposto contro un ex collega dell’uomo.

Nel 2016 l’uomo, difeso dall’avvocato Massimiliano Arcioni si era presentato a casa della moglie di Dettori e davanti anche alla figlia Barbara, piangendo, aveva fatto un disegno per mostrare come avesse visto lui il cadavere dell’ex maresciallo che prestava servizio a Poggio Ballone la notte della strage di Ustica. «Ci aveva detto che quello di mio padre non era stato un suicidio – ricorda Barbara Dettori – ma quando è stato chiamato dai carabinieri come testimone, non ha voluto ripetere le stesse parole. Anzi, ha detto che non era vero».

La decisione del giudice

Assistiti dall’avvocato Goffredo D’Antona e con il sostegno dell’associazione antimafia Rita Atria, i familiari hanno presentato un esposto alla Procura, depositando anche il disegno che era stato realizzato dall’uomo. Il sostituto procuratore Giovanni De Marco aveva però chiesto l’archiviazione. Martedì 23 novembre, nell’aula dell’udienza preliminare, i familiari dell’ex maresciallo si sono opposti alla richiesta di archiviazione che però è stata accolta dal giudice Lippini.

L’avvocato D’Antona aveva ipotizzato che l’ex collega di Dettori avesse commesso il reato di false informazioni al pubblico ministero, oltre al favoreggiamento e alla calunnia. Su questi ultimi due, il giudizio del magistrato è netto: «Non ci sono elementi per sostenere che l’uomo – scrive il giudice – con le sue false dichiarazioni abbia potuto (e voluto) favorire o calunniare qualcuno». Diverso è invece il caso delle false informazioni: «Esso non può ritenersi integrato – scrive il gip Alberto Lippini – dal punto di vista giuridico, dal momento che l’indagato rendeva false informazioni alla polizia giudiziaria e non al pm». Senza escludere, insomma, che siano state date false dichiarazioni.

«È quello che abbiamo sostenuto – dice l’avvocato Goffredo D’Antona – Quello che però ci sarebbe piaciuto che fosse stato accertato è il motivo per il quale il testimone abbia deciso di cambiare versione e di non ripetere ai carabinieri quello che aveva detto ai familiari del maresciallo».

 

 

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