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Liste e candidati esclusi, è superficialità politica

IL COMMENTO – Orbetello e Castiglione, casi analoghi. Più che rappresentatività violata è banalizzazione delle regole
Orbetello e Castiglione
Orbetello e Castiglione

di FABIO MAGGIANI

Le elezioni amministrative che interessano importanti comuni della Maremma sono state turbate dall’esclusione della lista del centro sinistra a Orbetello e dall’eliminazione dalla corsa di tre candidati di quella di centro destra a Castiglione.

Motivo dell’esclusione, in entrambi casi, il mancato rispetto delle regole per la presentazione della lista: a Orbetello le firme di sottoscrizione della lista erano riportate in fogli disgiunti da quelli dove era l’elenco dei candidati; a Castiglione l’autocertificazione di una delle candidate donna era nulla, e ha comportato, per il rispetto delle quote rosa, la caducazione anche di due candidature maschili.

Già dieci anni fa a Castiglione della Pescaia si assistette all’esclusione della lista di centro destra, sostanzialmente per il medesimo vizio incorso oggi nella città della laguna.

Due argomenti opposti

Due sono gli argomenti con cui si contrappongono sostenitori e oppositori degli esclusi. Chi resta fuori sostiene che per vizi di forma si viola la rappresentatività e la partecipazione, sottraendo ai cittadini la possibilità di votare la propria lista. Gli oppositori, cioè quelli la cui lista rimane in corsa e verosimilmente potrà facilmente vincere, sostengono invece che se uno non è in grado di presentare una lista difficilmente saprà ben amministrare.

Alzando il livello della discussione, i valori in esame sono il diritto a partecipare e il rispetto delle regole.

Il primo è riconosciuto sostanzialmente a tutti: il numero minimo di sottoscrizioni per partecipare a una competizione elettorale in comuni di poche migliaia di abitanti è risibile e, come spesso i risultati elettorali hanno dimostrato, possono arrivare in fondo liste che alla fine prendono un pugno di voti in più dei loro candidati.

Il sistema, dunque, permette la partecipazione a chiunque lo voglia e abbia una dozzina di amici con cui condividere un percorso politico. Le regole per la partecipazione sono abbastanza semplici: la necessità di raccogliere un numero modesto di firme a sostegno della lista con il solo obbligo di farle autenticare da consiglieri comunali o altri pubblici ufficiali e allegare la certificazione di iscrizione alle liste elettorali.

Ciò nonostante le esclusioni sono all’ordine del giorno.

Il vizio più diffuso è quello di non riferire le firme alle candidature, raccogliendo le prime su fogli separati; circostanza che astrattamente consente di sostituire i nomi dei candidati dopo la raccolta delle firme e che, proprio per il grave vulnus che comporterebbe, i tribunali non perdonano.

Tar e Consiglio di Stato esclusero senza tentennamenti la lista del centro destra a Castiglione nel 2011 e altrettanto hanno fatto a dieci anni di distanza con quella di centro sinistra a Orbetello.

Regole formali? Forse, ma alla fine tutte lo sono. L’essenza della regola è assicurare un modello di comportamento uguale per tutti.

I politici che oggi si candidano in veste di futuri amministratori saranno chiamati a applicare nei confronti dei cittadini regole spesso più complesse di quelle elettorali. Di sicuro non è ammissibile che alle regole si sottraggano i politici per primi.

Un approccio superficiale alla politica

Ma cosa è che genera questi pasticci? Viene da pensare che il sistema si inceppi quando non si riesce a superare la superficialità che oggi contraddistingue l’approccio di tanti alla politica.

I social e la rete hanno estremizzato un modo approssimativo e becero di guardare alla politica, che così è diventata sempre più ricerca del consenso, perdendo il ruolo di catena di trasmissione delle necessità dei cittadini a chi amministra la cosa pubblica.

Alla fine la politica ha perso la sua natura e, schiacciata dalla necessità di cercare il consenso tra i naviganti sui social, ha dimenticato di svolgere il suo ruolo di indirizzo e governo del paese, per svolgere il quale la conoscenza delle regole è il primo ingrediente.

Le liste escluse, i pasticci elettorali, forse alla fine non sono che il segno di una banalizzazione delle regole, viste come un impedimento alla necessità di esserci e al diritto di dire la propria, a tutti i costi.

Una visione che vorrebbe superare la concezione della regola come strumento di uguaglianza che garantisca la trasparenza e le pari opportunità a tutti.

Purtroppo, se veramente è così questa volta non saranno i cittadini tramite le urne a poterlo dire; agli esclusi resteranno infatti solo i commenti dei loro sostenitori su facebook.

 

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