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La lettera dell’omicida nel libro del figlio della vittima

Alberto Novembri uccise la moglie Anna strangolandola con il filo del pc: Marc Di Maggio ha ripercorso il femminicidio in un libro
Marc Di Maggio con la copia del suo libro
Marc Di Maggio alla libreria Mondadori con le copie del suo libro

GROSSETO. Anna Costanzo è stata uccisa dal marito Alberto Novembri, il 15 febbraio 2017 nel loro appartamento al Pozzarello, alla periferia di Porto Santo Stefano. La strangolò con il cavo del pc, al culmine di una lite. Il femminicidio si consumò la mattina presto nella camera da letto della coppia. Novembri, che oggi ha 74 anni, scappò. Poi chiamò un amico, dicendogli di dare l’allarme. «Chiama i carabinieri – disse – Ho fatto una cazzata». Difeso dall’avvocato Roberto Cerboni, il settantaquattrenne è ora in carcere, dove è stato accompagnato quattro anni dopo il delitto, lo scorso 14 febbraio: è stato condannato a una pena di 14 anni.

Pagine contro la violenza delle donne

Anna Costanzo aveva quattro figli che al processo hanno scelto di non costituirsi parte civile. Uno di loro, Marc Di Maggio, capitano di yacht a Miami, aveva pubblicato nel 2016 il suo primo libro, “I colori mai visti negli anni Quaranta”, dove narrava la storia di un maestro d’ascia e di un marinaio, sullo sfondo di Porto Santo Stefano. La scrittura è sempre stata la sua grande passione. E due anni dopo, a un anno dal femminicidio di sua madre, Marc si rimise davanti al pc. Questa volta per raccontare la tragedia che aveva sconvolto la sua vita. Il libro di intitola “Lassù”: un percorso interiore che rivela i pensieri profondi e i ricordi, tra passato e presente, di un uomo che si era visto negare l’amore più grande, quello di una mamma.

Anna Costanzo
Anna Costanzo

Ora Di Maggio è tornato di nuovo in libreria, con il suo terzo romanzo: “Voglio che tu sia quello che sei”. Oggi, giovedì 16 settembre, per tutto il giorno, lo scrittore è alla libreria Mondadori per il firma copie, in Corso Carducci a Grosseto, mentre domani, venerdì 17 settembre, alle 18,30, sarà alla libreria Palomar per presentare il suo libro insieme all’avvocato Alessandro De Carolis Ginanneschi, suo grande amico, alla scrittrice Costanza Ghezzi e all’editore Mario Papalini.

Di Maggio, segnato in modo indelebile dal trauma, ha però deciso di non rimanere bloccato nella rabbia – con il rischio di far passare in secondo piano il ricordo amorevole della madre – ma di intraprendere un percorso personale e spirituale per trasformare la tragedia in conoscenza del fenomeno del femminicidio e della violenza contro le donne, e in messaggio salvifico da lasciare agli altri.

I carabinieri davanti al palazzo del Pozzarello
I carabinieri davanti al palazzo del Pozzarello

Nel libro si alternano tre piani, quello autobiografico, dove Marc ricorda la madre con racconti dell’infanzia e dell’adolescenza, arrivando fino alla sua morte violenta. Un secondo di fantasia, dove l’autore, tormentato dalla necessità di capire cosa spinge un uomo a uccidere – o a usare violenza contro – la donna amata, immagina di avere una serie di incontri con un detenuto per femminicidio in un carcere di Miami.

L’incontro in carcere con l’omicida della madre

Per capire fino in fondo il percorso fatto da Marc, bisogna riavvolgere il nastro e tornare al 2017, quando sua madre fu uccisa dall’uomo che aveva sposato un anno e mezzo prima. «Andai a trovare Alberto in carcere – ricorda – e gli dissi che se si fosse preso le proprie responsabilità, io gli sarei rimasto vicino. Volevo che non mettesse in mezzo, di fronte al giudice, storie come la depressione o altre giustificazioni simili. Solo dire che aveva ucciso mia madre perché era un assassino». Ma così non è stato. «Ci scrisse una lettera, a me e ai miei fratelli – aggiunge Marc – alla quale io risposi. Ma in quelle parole non ho letto nulla, nessun tipo di pentimento da parte sua». Lettera che è stata riportata nel libro di Di Maggio.

Carissimi Marc, Lorenzo, Alessandro e Cristophe – si legge nel libro – C. A vostra madre e a voi ho voluto e voglio ancora un sacco di bene. Chiedo solo un perdono x ciò che ho fatto. Non so cosa mi sia scattato nel mio cervello. Non sarà facile perdonarmi, ma fate uno sforzo. Non so se avrò la possibilità di vedere Amy, l’ho sempre adorata come nipote. Datele un forte abbraccio da parte mia. Ed uno forte a voi. Alberto.

Alberto Novembri
Alberto Novembri

«La nostra famiglia è cresciuta – spiega Marc Di Maggio – dopo la morte di mia mamma sono nati sei bambini e credo che questa sia stata la risposta migliore che noi abbiamo saputo dare di fronte a un dolore così devastante e totalizzante». Non c’è rabbia nelle parole dell’uomo. Da quando ha perso sua madre, Di Maggio ha cambiato molte parti della sua vita. Ora, accanto al lavoro come capitano di yacht, Di Maggio scrive romanzi ed è diventato ipnoterapista. «Un modo questo – spiega – per aiutare le donne vittime di violenza e i giovani».

L’abbraccio di Porto Santo Stefano

Il femminicidio di Anna Costanzo, nel 2017, sconvolse tutta la comunità di Porto Santo Stefano. Il giorno del funerale, in chiesa, c’era tutto il paese. «Io non posso fare altro che ringraziare i santostefanesi – dice Di Maggio – perché mi hanno dato davvero tanto. Dopo l’arresto di Novembri, nessuno in paese lo ha offeso, nessuno ha detto mezza parola. C’è stato un rispetto profondo del nostro bisogno di silenzio. E io, proprio per questo, sono grato alle persone che sono state vicine alla mia famiglia anche solo in questo modo».  Marc tra pochi giorni tornerà a Miami. «Con la speranza e anche la promessa di continuare a percorrere strade che mi aiutino a migliorarmi – dice – e che possano servire alle donne a uscire da quelle situazioni di soggiogamento che qualche volta si trasformano in tragedie, come quella successa a mia madre. Il mio obiettivo, ora, è soltanto questo».

 

 

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