Skip to content

La sfida tra la Ferrari e l’Eurofighter è maggiorenne

Il gemellaggio tra il 4° stormo e la casa di Maranello è del 1981: a Grosseto, l’astronauta Cheli sconfisse la rossa
La Ferrari con l'Eurofighter a Grosseto www.maremmaoggi.net
La Ferrari F2003-GA con l’Eurofighter al Baccarini

GROSSETO. La prima volta che la Ferrari ha sfidato un velivolo militare, era il 1981. Il 21 novembre, alla base di Istrana fece ingresso il pilota Gilles Villeneuve al volante della rossa. Sulla pista era invece in posizione di decollo un F104 dell’Aeronautica militare. Dopo quella sfida, ce ne furono altre. L’ultima, forse la più nota, è stata quella all’aeroporto Baccarini, esattamente 18 anni fa: quando Michael Schumacher sfidò l’Eurofighter.

Tutta la città col naso all’insù

Michael Schumacher si era laureato campione del mondo per la sesta volta di Formula 1, e, al volante della sua Ferrari F2003-GA sfidò un insolito avversario: l’Eurofighter, un caccia dell’Aeronautica Militare che all’epoca non era entrato ancora in linea, ma aveva già il simbolo del 4° Stormo sul timone di coda. Al comando dell’Efa non c’era un pilota qualunque, ma Maurizio Cheli, diventato poi il primo astronauta nella storia dell’Aeronautica Militare.

Nella sfida tra l’Eurofighter e la Ferrari, il caccia europeo batté la Rossa per soli 2 centesimi. Schumi aveva vinto la prima sfida sui 600 in 9.4” contro i 9.6” del caccia.

Sul tratto di 900 metri dell’aeroporto militare di Grosseto il caccia, guidato dall’astronauta Cheli, impiegò 13 secondi netti, la Rossa di Schumacher 13.2. Nella prova più lunga, sui 1.200 metri, l’Efa aveva superato in volo il traguardo dopo 14.2”, mentre la Ferrari dopo 16.7”.

Il ricordo di quella giornata, per chi era dentro all’aeroporto ma anche per chi stava seguendo da casa quella strana sfida, è ancora vivo. E lo è ancora di più in chi, quel gemellaggio con la casa automobilistica di Maranello, la Ferrari, lo ha visto nascere.

Tre ore nello studio di Enzo Ferrari

Giorgio Riolo, nel 1981, era un pilota del 4° Stormo. Quell’anno la Ferrari strinse un gemellaggio con il reparto, uno dei più antichi e prestigiosi dell’Aeronautica, che ha come simbolo il cavallino rampante. In Italia, gli unici due enti autorizzati ad utilizzare il cavallino rampante sono tutt’ora il 4° Stormo e la Ferrari, per volere della famiglia Baracca.

Proprio come la casa delle leggendarie rosse. «Vennero quell’anno alla base i vertici della Ferrari – ricorda il Generale di brigata aerea in riserva – tutti tranne Enzo Ferrari. Mi ricordo che mia moglie, Luciana Ascari (bisnipote del pilota di F1 Alberto Ascari, ndr) si mise ad attaccare gli stemmi del cavallino sulle prese d’aria degli aerei insieme al numero tre della casa automobilistica».

Giorgio Riolo sulla scaletta dell'F104 a Grosseto www.maremmaoggi.net
Giorgio Riolo sulla scaletta dell’F104

Riolo, in quegli anni, era pilota di gruppo e sulla divisa aveva cuciti i gradi di maggiore. Due anni dopo, il 4° stormo fu chiamato a Maranello per partecipare ai Ferrari days, un mega raduno di tre giorni al quale parteciparono piloti e auto costruite dal 1970 in avanti arrivate da tutto il mondo.

Ma il grande protagonista sulla pista di Maranello fu Gilles Vileneuve. «Lui stava provando un’auto e noi, in formazione, facemmo 4 o 5 passaggi – ricorda – quando a un certo punto finì fuori pista perché si era distratto». Fu in quell’occasione che i piloti che erano in servizio a Grosseto si trovarono faccia a faccia con Enzo Ferrari.

«Eravamo atterrati a Villafranca e arrivammo al ricevimento – racconta – tutti trafelati. Cley Ragazzoni ci fece salire sul palco e ricevemmo un’accoglienza da star. Dovevamo rientrare a Grosseto perché c’era l’impianto notturno dell’aeroporto in manutenzione, ma Enzo Ferrari ci chiamò nel suo studio della villa di Maranello». Ragazzoni aveva rassicurato i piloti che l’incontro sarebbe stato breve. «Al massimo mezz’ora», disse. «Invece siamo rimasti tre ore con Ferrari – ricorda Giorgio Riolo – Ci raccontò tutta la sua vita, era curioso delle nostre. Poi ci regalò La storia del cavallino e ne autografò tutte le copie. La conservo ancora con grande orgoglio».

Un incontro, quello con il patron della Ferrari, che è stato raccontato anche nel libro “Ferrari by Schedoni, che racconta la storia dell’azienda che realizza, per ogni modello di Ferrari che esce da Maranello, una valigia disegnata appositamente. Icona della pelletteria di lusso per automotive, la società ha ripercorso le tappe fondamentali della sua storia attraverso l’indissolubile collaborazione con la Ferrari.

Condividi su

Share on whatsapp
Share on facebook
Share on telegram
Share on email
Share on linkedin
Share on twitter

Articoli correlati