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La pandemia non ferma le aziende chimiche del Casone

Venator e Nuova Solmine hanno mantenuto i livelli occupazionali e hanno anche fatto investimenti sul territorio
Lo stabilimento della Venator a Scarlino

SCARLINO. L’effetto-Covid si è fatto sentire, a livello locale e a livello nazionale, com’era (purtroppo)  comprensibile che fosse. Ma il comparto chimico maremmano si conferma una certezza per l’economia della provincia di Grosseto. È la conclusione cui si può giungere scorrendo i numeri del Bilancio di sostenibilità 2020 del comparto chimico toscano che Confindustria ha presentato agli stakeholder, all’interno del quale la Maremma è rappresentata dalle due grandi imprese del polo chimico del Casone di Scarlino, Nuova Solmine e Venator.

Investimenti e ricavi

E i numeri dicono che nel quadro di un valore regionale della produzione pari a 1,7 miliardi di euro (-39,4% rispetto all’anno precedente) e un impatto economico per il territorio toscano di 297 milioni (-17,6%), la sostenibilità economica delle aziende del comparto chimico della provincia di Grosseto ha fatto registrare complessivamente un valore della produzione di 328 milioni e 839mila euro, permettendo la creazione di ricchezza e valore aggiunto per 23 milioni e 630mila euro a favore di dipendenti e collaboratori, cifre che non possono che rappresentare un’irrinunciabile certezza.

Anche perché, nonostante le difficoltà di un anno segnato dal Covid, nel corso del 2020 da parte delle aziende chimiche grossetane non sono comunque mancati investimenti pari a circa 20 milioni di euro (su un totale di 112 milioni a livello regionale), cifra di poco inferiore all’anno precedente, distribuiti fra costi per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti, acquisto di nuove attrezzature e ulteriori costi del personale. Inoltre le aziende del comparto hanno sostenuto le attività delle imprese appaltatrici e dei fornitori per oltre 20 milioni di euro.

A proposito di certezze e di sostenibilità sociale, resta costante anche il numero dei dipendenti: le due società occupano 340 dipendenti interni a tempo indeterminato, cui se ne aggiungono circa altri 400 provenienti dall’indotto. Nel complesso, oltre il 90% dei dipendenti è residente nella provincia di Grosseto e in particolar modo nei Comuni dell’area nord.

Occupazione garantita

Una tendenza – quella di garantire occupazione per la popolazione di riferimento – che rispecchia alla perfezione il trend regionale: gli occupati del comparto chimico sono per il 90% toscani e per la stessa percentuale sono assunti con contratto a tempo indeterminato. Seguendo lo stesso principio, nel 2020 i fornitori toscani di prodotti e servizi (materie prime escluse) hanno incassato 114 milioni di euro. Si conferma importante anche il contributo alla sostenibilità ambientale, considerando che le aziende chimiche toscane producono energia elettrica per il 60% del fabbisogno. Quanto alla formazione, in provincia le ore erogate sono state 5.200 e hanno coinvolto la quasi totalità dei lavoratori, 324.

«È vero, la crisi c’è stata, le conseguenze della pandemia si sono fatte sentire pesantemente anche a livello locale perché il mercato è globale – dice Dario Lolini, vicepresidente della sezione Chimica di Confindustria Toscana Sud e presidente della sezione chimica della delegazione di Grosseto, dirigente di Nuova Solmine – e in questo senso i raffronti con le cifre dell’anno precedente rappresentano questa flessione. Ma occorre ragionare anche in termini di valori assoluti e sotto questo punto di vista è chiaro che il comparto della chimica resta strategico per l’economia della provincia di Grosseto: a fronte di una fisiologica diminuzione del valore della produzione e della ricchezza distribuita, i livelli occupazionali si sono mantenuti stabili. Così come gli investimenti negli impianti e la volontà di puntare sulla formazione. Una sostenibilità economica e sociale che dura nel tempo, crisi o non crisi. Per tutte queste ragioni il comparto resta un’eccellenza e merita sostegno. Anche perché le prospettive sono incoraggianti: dopo un primo semestre 2021 in cui le vendite non sono andate bene per mancanza di materie prime, nel secondo semestre l’intero polo chimico locale ha fatto registrare un andamento estremamente positivo, al di là delle nostre previsioni. Un trend che riteniamo proseguirà anche per il 2022».

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